San Giovanni XXIII e "il tesoro di fede della terra in cui è nato"

Nella Messa di ringraziamento per la canonizzazione, il vescovo di Bergamo ha detto che "l'eredità di Papa Roncalli ha una particolare accoglienza" nel popolo della sua terra

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 349 hits

È il 19 marzo 1925, quando Angelo Giuseppe Roncalli viene nominato Vescovo all’interno della chiesa romana dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso. Un luogo speciale, per un bergamasco come lui, giacché sede della Confraternita dei Lombardi. Soprattutto, un luogo speciale per chi, come Roncalli, ha ispirato il suo zelo apostolico a San Carlo Borromeo, il cui cuore è conservato come reliquia all’interno della chiesa romana a lui intitolata. Due gli episodi che testimoniano il rapporto speciale tra papa Roncalli e il santo tra i maggiori promotori della Controriforma: quando fu ordinato sacerdote, don Angelo Rocalli volle andare a pregare sulla tomba di San Carlo a Milano e, una volta eletto Pontefice, Giovanni XXIII scelse il 4 novembre, giorno in cui cade la memoria liturgica di San Carlo, come giorno per l’incoronazione.

È il 28 aprile 2014, oggi, giorno successivo alla canonizzazione di Giovanni XXIII. Nella chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, è stata celebrata stamattina una Messa di ringraziamento, concelebrata dal cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano, e da mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo.

Ai tanti fedeli presenti alla celebrazione, in gran parte proprio bergamaschi, mons. Beschi ha detto: “Benediciamo il Signore per il dono della santità di papa Giovanni XXIII e di papa Giovanni Paolo II”. Il vescovo ha spiegato che “la proclamazione di questo dono davanti alla Chiesa e al mondo alimenta la speranza che scaturisce dal Vangelo e da coloro che lo testimoniano in modo luminoso” e “ci sprona a ricercare, appassionatamente e con intima gioia, di raccogliere la seminagione di Vangelo che avviene attraverso i suoi testimoni e di coltivare quanto è stato seminato nella vita di ciascuno di noi, nella sua specifica vocazione e missione e nella vita di tulle le nostre comunità”.

Mons. Beschi è sembrato rivolgersi specialmente alla comunità bergamasca, quando ha affermato: “Noi vogliamo raccogliere questo dono che è innanzitutto la consapevolezza della ricchezza, del tesoro di fede della terra in cui lui è nato”.

Proprio in risposta al messaggio che papa Francesco aveva rivolto nei giorni scorsi alla comunità bergamasca, è la lettera che mons. Beschi ha consegnato ieri al Santo Padre.

“Caro Papa Francesco - ha letto il presule durante la sua omelia -, nel messaggio di questi giorni, mentre condivide la nostra gioia, lei ci affida un’eredità che è per tutte le donne e gli uomini del mondo, ma che desidera abbia una particolare accoglienza nel popolo di questa terra”.

Custodire la memoria del terreno in cui è nata la santità di papa Roncalli, accogliere il cambiamento e camminare con convinzione lungo la strada tracciata dal Concili: sono queste, secondo mons. Beschi, le esortazioni di papa Francesco ai fedeli.

“Mi sembra di poter dire - ha concluso il vescovo - che la comunità bergamasca, anche nella storia attuale, sia disponibile a raccogliere questi inviti”. Gli inviti di un Papa, qual è stato Giovanni XXIII, che “aveva il dono di suscitare la parte migliore di ciascuna persona che avvertisse la sua parola, il suo gesto, il suo magistero”.