San Matteo e lo sguardo d'amore di Gesù

Durante l'omelia a Santa Marta, papa Francesco ricorda che Cristo non ci umilia e non ci abbassa ma ci invita ad alzarci

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 578 hits

In occasione della festa liturgica di San Matteo Apostolo, papa Francesco, durante la messa di questa mattina a Santa Marta, è tornato a parlare dell’idolatria del denaro – oggetto dell’omelia di ieri – ricordando che da tale idolatria si può uscire.

Difatti San Matteo, il pubblicano diventato uno dei Dodici, si lascia convertire quando avverte “nel suo cuore lo sguardo di Gesù che lo guardava”. Precedentemente Matteo è un esattore delle tasse al servizio dell’Impero Romano e “il denaro è la sua vita, il suo idolo”.

Incrociato il suo sguardo con quello di Gesù, Matteo vede cambiare la sua vita. Lo sguardo di Gesù, ha spiegato il Papa, “mai ti abbassa” e “mai ti umilia”, piuttosto “ti invita ad alzarti” e “a crescere, ad andare avanti”; è uno sguardo che “ti incoraggia perché ti vuole bene”. Fu così, che, sentendosi amato da quello sguardo di Gesù, Matteo “si alzò e Lo seguì”.

Lo sguardo di Gesù, tuttavia, non ha nulla di “magico”, né Egli è uno “specialista di ipnosi”. Quando Lui guarda ognuno di noi, ognuno si sente guardato, “come se Gesù dicesse il nome”.

È uno sguardo che, oltre che a Matteo, ha cambiato la vita a molte altre persone, a partire da Pietro, che dopo averLo rinnegato, guarda negli occhi Gesù e piange amaramente.

Epocale è anche l’ultimo sguardo che Cristo rivolge alla Madre e all’apostolo Giovanni, poco prima di morire in croce: “con quello sguardo, ci ha detto che la sua mamma era la nostra e che la Chiesa è madre”, ha commentato il Santo Padre.

C’è poi lo sguardo al Buon Ladrone e, dopo la Resurrezione, nuovamente a Pietro, al quale Gesù rivolge il suo triplice “mi ami?”, facendo “vergognare” il Principe degli Apostoli.

Quando poi si siede a tavola in casa di Matteo ed arrivano numerosi “pubblicani e peccatori”, Gesù “riportava loro la dignità”, disarmando gli accigliati moralisti che ritenevano il Nazareno pranzasse con la “sporcizia della città”, sotto alla quale, però, ha osservato il Pontefice, “c’erano le braci del desiderio di Dio, le braci dell’immagine di Dio che volevano che qualcuno li aiutasse a farsi fuoco”.

È uno sguardo, quello di Gesù, che molti di noi possono aver percepito “tante volte” nella propria vita, nella “persona di un sacerdote che ci insegnava la dottrina o ci perdonava i peccati” o anche “nell’aiuto di persone amiche”, ha proseguito il Papa.

Tutti noi ci troveremo davanti a quello “sguardo meraviglioso”, in attesa di poter incontrare Gesù che “ci attende per guardarci definitivamente” e quel suo ultimo sguardo sulla nostra vita “sarà per sempre”.

In conclusione il Papa ha chiesto “a tutti questi Santi che sono stati guardati da Gesù, che ci preparino a lasciarci guardare nella vita, e che ci preparino anche a quell’ultimo – e primo! – sguardo di Gesù”.