Sant'Antonio e il Miracolo Eucaristico di Rimini

Il racconto di uno dei miracoli più significativi del Santo, in occasione della celebrazione della sua memoria liturgica di oggi

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di Salvatore Cernuzio

ROMA, mercoledì, 13 giugno 2012 (ZENIT.org) - Il “Santo dei Miracoli”, così veniva chiamato Sant'Antonio di Padova, di cui oggi celebriamo la memoria liturgica.

Furono numerosi, infatti, i prodigi che il Santo compì nel corso della sua vita. In particolare, la tradizione ha reso noto il “miracolo eucaristico di Rimini”, o cosiddetto miracolo "della mula", avvenuto nel capoluogo romagnolo e attribuito alla sua intercessione.

Nella sua intensa attività di evangelizzazione, sant’Antonio fu attivo a Rimini verso il 1223 ed è proprio in questo periodo che il miracolo viene attestato da numerosi libri storici - tra cui la Begninitas, una delle fonti più antiche sulla vita del Santo – che raccontano di episodi analoghi avvenuti anche a Tolosa e a Bourges.

L’episodio si ricollega allo scontro tra cristiani ed eretici: nei primi secoli dopo il Mille, infatti, la gerarchia ecclesiastica era fortemente contestata dai movimenti eterodossi, fra i quali catari, patarini e valdesi. In modo particolare, questi attaccavano la verità fondamentale della fede cattolica: la presenza reale del Signore nel sacramento dell’Eucaristia.

Il Miracolo Eucaristico fu operato da Sant’Antonio dopo che un certo Bonovillo, un eretico, lo sfidò a dimostrare con un prodigio la vera presenza del Corpo di Cristo nella comunione. Un’altra antica biografia di Sant’Antonio - L’Assidua - riporta le esatte parole pronunciate da Bonovillo nella ‘sfida’: «Frate! Te lo dico davanti a tutti: crederò nell’Eucaristia se la mia mula, che terrò digiuna per tre giorni, mangerà l’Ostia che gli offrirai tu piuttosto che la biada che gli darò io».

Se la bestia avesse, dunque, trascurato il cibo e si fosse affrettata ad adorare il Dio predicato da Sant’Antonio, l’eretico si sarebbe convertito.

L’appuntamento fu fissato in Piazza Grande (l’attuale piazza Tre Martiri), richiamando una immensa folla di curiosi. Nel giorno convenuto, quindi, Bonovillo si presentò con la mula scalpitante e con la cesta della biada. Sopraggiunse Sant’Antonio che, dopo aver celebrato la Messa, recò in processione l’Ostia consacrata chiusa nell’ostensorio fino alla piazza.

Giunto davanti alla mula, il Santo avrebbe detto: «In virtù e in nome del Creatore, che io, per quanto ne sia indegno, tengo veramente tra le mani, ti dico, o animale, e ti ordino di avvicinarti prontamente con umiltà e di prestargli la dovuta venerazione».

L’animale, nonostante fosse stremato dalla fame, lasciò da parte il fieno, si avvicinò per adorare l’ostia consacrata tanto che piegò ginocchia e capo, suscitando lo stupore e la commozione dei presenti.

Antonio non si era ingannato nel giudicare la lealtà del suo avversario che, visto il prodigio, si gettò ai suoi piedi e abiurò pubblicamente i suoi errori, divenendo da quel giorno uno dei più zelanti cooperatori del Santo taumaturgo.

A ricordo di questo episodio fu costruito, a piazza Tre Martiri, una chiesetta dedicata a sant’Antonio con un tempietto antistante, opera del Bramante (1518). La cappella, tuttavia, andò distrutta durante la seconda guerra mondiale.

Oggi, quindi, è possibile visitare, accanto al santuario di San Francesco da Paola, il “Tempietto” – come viene chiamato dagli abitanti di Rimini – in sostituzione della chiesa originaria, che fu consacrato il 13 aprile 1963.

Dotata di un tabernacolo in argento dorato che riproduce il piccolo tempio esterno, e di un paliotto in bronzo raffigurante il miracolo della mula, la chiesetta è diventata sede di Adorazione Eucaristica perpetua dal 28 novembre 1965, per volontà del vescovo Biancheri.

Storicamente il Miracolo della mula apparve un po’ in ritardo nell’iconografia di sant’Antonio, nell’ambito del movimento eucaristico del XIII secolo che portò, nel 1264, all’istituzione della festa solenne nel Corpus Domini da parte di papa Urbano IV, allo scopo proprio di difendere e dare il giusto valore all’Eucaristia.