Santa Chiara: un esempio per i giovani d'oggi

Il messaggio di Benedetto XVI al vescovo di Assisi, in occasione dell'Anno Clariano

| 1696 hits

di Luca Marcolivio

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 1 aprile 2012 (ZENIT.org) – In occasione dell’Anno Clariano, papa Benedetto XVI ha inviato a monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino, un messaggio speciale, a celebrazione della figura della prima donna discepola di San Francesco.

La consacrazione monastica di Santa Chiara avvenne, con tutta probabilità, nel 1211 o 1212: ricorre, quindi, l’VIII centenario dell’evento, per il quale la diocesi di Assisi ha indetto un anno giubilare. La scelta di Chiara, per certi versi, completa “al femminile”, la “grazia che aveva raggiunto pochi anni prima la comunità di Assisi con la conversione del figlio di Pietro di Bernardone”, scrive il Papa nel suo messaggio per l’Anno Clariano.

Ancora oggi l’Ordine clariano, ha proseguito il Pontefice, “divenuto albero robusto, nel silenzio fecondo dei chiostri continua a spargere il buon seme del Vangelo e a servire la causa del Regno di Dio”.

Il carisma di Chiara e Francesco, “parla anche alla nostra generazione, e ha un fascino soprattutto per i giovani”, ha aggiunto Benedetto XVI, con riferimento alla XXVII Giornata Mondiale della Gioventù che si celebra oggi.

Non è una coincidenza che la lettera del Santo Padre sia stata pubblicata proprio all’inizio della Settimana Santa: la storia della conversione di Chiara, infatti, spiega il Papa, “ruota intorno alla festa liturgica della Domenica delle Palme”. Fu proprio alla vigilia di questa solennità che Chiara si sarebbe recata da Francesco per renderlo partecipe della sua scelta.

La Legenda Sanctae Clarae virginis, citata dal Santo Padre, riferisce che, per la domenica delle Palme, il Santo di Assisi, ordinò alla sua discepola di recarsi “elegante e ornata” in mezzo alla folla del popolo, per poi uscire fuori città il giorno seguente, convertendo “la gioia mondana nel lutto della domenica di Passione”.

Fu così che, mentre gli altri fedeli accorrevano per ricevere ognuno la propria palma, Chiara “per verecondia, rimase immobile e allora il Vescovo, scendendo i gradini, giunse fino a lei e pose la palma nelle sue mani”.

La nuova vita di Francesco aveva diviso Assisi, tra chi criticava aspramente la scelta del figlio di Bernardone e chi, invece, ne era ammirato. Tra questi ultimi c’era proprio Chiara, una adolescente di nobile famiglia che, incontrato il santo, “si lasciò coinvolgere dal suo ardore per Cristo”.

Alla discepola, Francesco insegnò il “disprezzo del mondo”, dimostrandole che “la speranza in questo mondo è arida e porta delusione”, e trasmettendole “il dolce connubio di Cristo”.

Secondo il Testamento di Santa Chiara, fu Francesco stesso a ricevere la profezia della vocazione della sua prima figlia spirituale: nella chiesa di San Damiano, il Crocifisso gli parlò, annunciandogli che “quel luogo sarebbe stato abitato da donne che avrebbero glorificato Dio col loro santo tenore di vita”.

Chiara era una giovane assai avvenente. Il Poverello di Assisi, tuttavia, “le mostrò una bellezza superiore, che non si misura con lo specchio della vanità, ma si sviluppa in una vita di autentico amore, sulle orme di Cristo crocifisso. Dio è la vera bellezza!”, prosegue Benedetto XVI.

Dopo che Chiara si tagliò i capelli per iniziare la sua vita da penitente, iniziarono le ire del padre e di altri familiari. La madre Ortolana e due delle sorelle, tuttavia, la seguirono nella sua scelta monastica. Costretta a fuggire di casa nella notte tra la Domenica delle Palme e il Lunedì santo, Chiara fu inseguita fino al rifugio che Francesco le aveva preparato: si tentò di farla desistere ma la giovane rimase coerente con il suo proposito.

Il Papa ha poi sottolineato che la vocazione di Santa Chiara non sarebbe stata possibile senza la benedizione da parte del vescovo Guido, con il simbolico gesto della consegna della palma, cui abbiamo accennato. La vicenda di Francesco e Chiara, ha spiegato Benedetto XVI, “mostra un particolare tratto ecclesiale”.

Nella loro storia “si incontrano un Pastore illuminato e due figli della Chiesa che si affidano al suo discernimento. Istituzione e carisma interagiscono stupendamente”. Al punto che l’amore e l’obbedienza della Chiesa rimangono parte integrante della spiritualità francescano-clariana.

La vita monastica di Santa Chiara rimane poi intimamente legata ad Assisi e fu proprio la preghiera sua e delle consorelle a salvare la città da “violenza e devastazione”, in alcune circostanze difficili.

Quella di Chiara, spiega il Santo Padre, è la “conversione all’amore” di una giovane donna che rinuncia agli “abiti raffinati della nobiltà di Assisi” ma conserva “l’eleganza di un’anima che si spende nella lode di Dio e nel dono di sé”.

La santa di Assisi, non meno del suo mentore e patrono d’Italia, è paladina del “privilegio” della povertà, che “lasciò a lungo perplesso lo stesso Sommo Pontefice, il quale alla fine si arrese all’eroismo della sua santità”.

L’esempio di Francesco e Chiara va proposto “all’attenzione dei giovani d’oggi”, scrive Benedetto XVI. La collocazione medioevale della loro vicenda terrena “non ha sminuito il loro fascino”, anche in quest’epoca dove sovrabbondano le illusione e le disillusioni, “con le mille attrattive di una vita in cui tutto sembra possibile e lecito”.

Anche oggi, infatti, non mancano esempi di giovani che “raccolgono l’invito ad affidarsi a Cristo e ad affrontare con coraggio, responsabilità e speranza il cammino della vita, anche operando la scelta di lasciare tutto per seguirlo nel totale servizio a Lui e ai fratelli”, scrive il Pontefice, prima di impartire la Benedizione Apostolica all’intera diocesi di Assisi, “Con un particolare pensiero alle figlie di santa Chiara del Protomonastero”.