Santa Sede all’ONU: la cultura della pace è incentrata sulla dignità di ogni persona umana

Intervento dell'Arcivescovo Celestino Migliore all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite

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NEW YORK, lunedì, 6 novembre 2006 (ZENIT.org).- Secondo l’Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio apostolico e Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, è necessario promuovere un’autentica cultura della pace, incentrata sulla dignità della persona umana, che reca in sé una verità trascendente.



Il presule, intervenuto questo venerdì a New York di fronte alla Plenaria della 61ª sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU sull’item 44, “Cultura della Pace”, ha ricordato che “il mantenimento, la difesa e la promozione della Pace nel mondo sono al vertice delle funzioni e delle priorità delle Nazioni Unite”.

“Attraverso la convinzione e l’esperienza pluriennale, questa Organizzazione crede che la pace sia in primo luogo e soprattutto una cultura prima di essere una rete di rapporti pacifici tra Nazioni, basata sul sistema di regole e meccanismi del diritto internazionale”, ha aggiunto.

Nel corso degli anni dell’attività dell’ONU, ha proseguito l’Osservatore, “la Santa Sede ha espresso fiducia in questa Istituzione come forum privilegiato in cui le Nazioni possono lavorare insieme per la promozione della pace, ed ha offerto il proprio contributo nel leggere i segni dei tempi, nell’approfondire la riflessione e soprattutto nel radunare intere comunità nel mondo per promuovere e mantenere una cultura della pace”.

All’inizio di quest’anno, ha ricordato il Nunzio apostolico, Papa Benedetto XVI ha indirizzato a tutti gli uomini e le donne di buona volontà un Messaggio intitolato “Nella verità, la pace”, in cui, “leggendo i segni del nostro tempo in cui terrorismo, nichilismo e fondamentalismo fanatico minacciano la coesistenza pacifica”, “ha sottolineato l’inseparabile legame tra pace e verità”.

Secondo l’Arcivescovo, “la pace implica una verità che è comune a tutti i popoli al di là delle differenze culturali, filosofiche e religiose. E’ l’idea della dignità di ogni persona umana intimamente legata al trascendente”.

“La pace verrà raggiunta quando verrà compresa e messa in pratica come realizzazione di questa verità condivisa, nel rispetto reciproco delle differenze culturali”, ha osservato.

Per “recuperare la consapevolezza di essere accomunati da uno stesso destino, in ultima istanza trascendente, per poter valorizzare al meglio le proprie differenze storiche e culturali”, come afferma il Papa nel suo Messaggio (n. 6), c’è bisogno di “affermare l’impegno comune alla promozione di istituzioni e metodi di azione congiunta e cooperazione tra i popoli e le Nazioni, e soprattutto alla promozione dell’educazione della pace, ad un livello ben al di sopra delle riforme strutturali necessarie e auspicate”.

In questo contesto, la delegazione vaticana rinnova il suo sostegno al “Decennio internazionale di promozione di una cultura della non violenza e della pace a profitto dei bambini del mondo” 2001-2010.

“Abbiamo tutti una grande responsabilità per la formazione delle generazioni future”, ha osservato Migliore”.

Per questo il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha convocato per questa domenica un incontro ad Assisi “per i giovani di vari Paesi e vari background culturali e religiosi, coinvolgendoli in un impegno personale al dialogo, alla preghiera e all’educazione alla tolleranza e alla pace”.

“La mancanza della verità fondamentale della pace a livello culturale ha avuto senza dubbio effetti devastanti nel corso degli anni e ci sono ancora culture e mentalità che perfino oggi ne negano l’esistenza”, ha proseguito Migliore.

Successivamente, il presule ha posto l'accento sul “terrorismo internazionale”, i cui disegni criminali “si basano su false radici culturali che negano l’esistenza di un legame tra la verità e la vita umana”, “identificabili nel nichilismo e nel fondamentalismo fanatico, che sono modi sbagliati di rapportarsi alla verità”.

Per il Nunzio, le cause della mancanza di pace nel nostro mondo “non possono essere ridotte a quelle di natura esclusivamente sociale o politica”.

“Il terrorismo, le guerre, i genocidi e le ingiustizie nazionali e internazionali che discriminano, opprimono e abbandonano alla fame e all’impotenza intere popolazioni, ostacolano o minacciano il diritto all’esistenza delle Nazioni, possono anche essere spiegati con motivazioni più profonde di natura culturale, ideologica, filosofica e perfino religiosa”.

A tal proposito, e poiché “il comportamento sociale e le scelte politiche in genere vengono di conseguenza”, “è essenziale formulare politiche di pace a livello sia nazionale che internazionale, che abbraccino la verità della pace”.

Migliore ha ricordato che con il documento 2005 World Summit Outcome l’ONU ha adottato il principio della responsabilità di difesa “come traduzione pratica dell’esercizio della sovranità e del governo”.

Tale responsabilità “presuppone la capacità e la volontà di rimuovere le minacce, di stabilire i rapporti e i meccanismi atti a continuare a dissuadere l’umanità dal risolvere le dispute attraverso l’uso della forza e, per quanto è possibile, di sostituire la forza con il diritto”.

La responsabilità di difesa, inoltre, è “intimamente legata e direttamente proporzionale al rispetto per la verità della pace, se si tratta di decidere di usare la forza in casi estremi, la condotta durante e dopo un conflitto, le spese militari, il commercio di armi, il disarmo e la proliferazione nucleare, la demografia o l’approccio allo sviluppo”.

“Per realizzare la pace a livello sociale e politico – ha concluso l’Arcivescovo –, deve essere ristabilito il giusto rapporto tra verità e pace a livello culturale”.