Santa Sede: il rispetto degli immigrati è un beneficio per il Paese di accoglienza

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NEW YORK, giovedì, 6 aprile 2006 (ZENIT.org).- Il rispetto dei diritti umani degli immigrati costituisce un importante beneficio anche per i Paesi che li accolgono, sostiene la Santa Sede.



Lo ha affermato questo mercoledì l’Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, nel corso della sessione della Commissione sulla Popolazione e lo Sviluppo del Consiglio Economico e Sociale sul tema “National experience in population matters: international migration and development”.

Affrontando la situazione di circa 191 milioni di persone attualmente considerate migranti, il rappresentante del Papa ha spiegato che “man mano che la popolazione generalmente invecchia nel mondo sviluppato, il fenomeno delle migrazioni viene studiato da un punto di vista diverso”.

“Anche se si tratta di un fenomeno storico e onnipresente, gli sforzi per modellarlo e controllarlo attraverso mezzi politici e legali non hanno sempre condotto a risultati positivi”.

“A volte viene dipinto come una minaccia ed è manipolato per un guadagno politico a breve termine, a scapito dei diritti più naturali di tutti gli esseri umani – il diritto alla vita, alla cittadinanza, al lavoro e allo sviluppo”.

Nonostante questo, ha affermato, “si dice che per i Paesi riceventi l’impatto economico netto delle migrazioni internazionali sia in genere positivo. Anche se la presenza di migranti internazionali può avere un piccolo effetto negativo sui salari dei non migranti o può far aumentare la disoccupazione quando i salari sono rigidi, tali effetti sono in genere limitati a livello nazionale”.

“Nel medio e lungo termine, le migrazioni possono perfino creare lavoro e produrre guadagni netti. Gli studi sulla popolazione che invecchia rapidamente indicano che i migranti possono contribuire in modo sostanziale ad alleviare il peso fiscale sulle generazioni future”.

Dall’altro lato, ha segnalato l’Osservatore, “l’emigrazione di personale competente può essere dannoso per le prospettive di sviluppo dei Paesi d’origine, soprattutto per i piccoli Paesi in via di sviluppo che perdono ampie fasce di cittadini competenti. I migranti competenti che mantengono legami con i loro Paesi d’origine possono tuttavia stimolare il trasferimento di tecnologia e capitali”.

“A causa della bassa fertilità, le migrazioni comportano tre quarti della crescita della popolazione nei Paesi sviluppati, e per il 2030 potrebbero riguardare tutta la crescita in questi Paesi”.

“Le migrazioni, quindi, non sono più una questione economica o un argomento che deve essere esaminato solo dal punto di vista delle sue conseguenze per i Paesi di origine. La questione vista dall’altro lato, l’impatto sociale delle migrazioni sui Paesi riceventi con indici di natalità in calo, ha ora bisogno di essere compresa meglio”.

“I cambiamenti nella popolazione su tale scala avranno sicuramente conseguenze radicali per l’intera composizione delle Nazioni, per cui deve esserci un equilibrio tra gli evidenti benefici delle migrazioni da un lato e la considerazione dell’impatto sociale di più ampie fasce di migranti nei Paesi riceventi, soprattutto quando non sono ancora integrati, dall’altro”.

“Sembra esserci, inoltre, una crescente consapevolezza del fatto che l’immigrazione non può essere l’unica soluzione ai problemi demografici e lavorativi dei Paesi riceventi”.

L’Arcivescovo Migliore ha sottolineato “il nesso tra le migrazioni e lo sviluppo internazionali e il bisogno di far fronte alle sfide e alle opportunità che le migrazioni presentano ai Paesi d’origine, di destinazione e di transito”.

Il presule ha concluso confessando che “si deve sperare che la determinazione espressa da tutti i leader mondiali per assicurare rispetto e protezione dei diritti umani dei migranti, dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie verrà portata avanti, a beneficio di tutti i popoli senza distinzioni”.