Santa Sede: in Asia e nel Pacifico serve “un'effettiva sicurezza alimentare”

Esorta a rimediare all'“inadeguato processo di sviluppo delle aree rurali”

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BANGKOK, mercoledì, 1° aprile 2009 (ZENIT.org).- Per assicurare all'Asia e al Pacifico “un'effettiva sicurezza alimentare” bisogna in primo luogo affrontare l'“inadeguato processo di sviluppo delle aree rurali”, ha avvertito monsignor Renato Volante, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni e gli Organismi delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura.

Intervenendo il 28 marzo a Bangkok alla 29ª Conferenza Regionale della FAO per questa zona, il presule ha affermato che bisogna identificare “nuove necessità nelle strategie per garantire un'effettiva sicurezza alimentare” e “ricercare gli strumenti più idonei per proseguire, con efficacia e coerenza, nello sforzo di liberare dalla fame e dalla malnutrizione i più vulnerabili e svantaggiati”.

“Si tratta di una preoccupazione che richiede un diretto e responsabile impegno dei Governi e di tutte le forze che operano nella società, oltre a confermare la necessità di una maggiore efficacia delle attività della FAO, in linea con gli orientamenti di riforma adottati dagli Stati membri che vogliono l'Organizzazione sempre più funzionale nella struttura e quindi nell'azione”, ha riconosciuto.

Secondo monsignor Volante, è “l'inadeguato processo di sviluppo delle aree rurali” a rappresentare nella regione “il principale ostacolo alla eliminazione della povertà”, oltre a manifestare “le sue conseguenze sulle aspettative di vita dalle persone”.

Per affrontare queste “situazioni evidenti”, osserva, servono “decisioni di politica interna ed internazionale, ad iniziare da linee-guida per l'attività agricola e per la produzione alimentare rispondenti alla realtà attuale”.

Nonostante i “segnali positivi per raggiungere un livello minimo di sicurezza alimentare”, riconosce, “la crisi che tocca i mercati, le attività finanziarie, il livello dei prezzi degli alimenti richiede una revisione delle politiche agricole facendo emergere la necessità di operare con tutti gli strumenti e gli accorgimenti possibili”.

In questo contesto, l'Osservatore Permanente ha ricordato la necessità di collegare le nuove metodologie alle pratiche tradizionali di coltivazione, “tanto apprezzate perché espressione di culture e di valori propri della Regione e legate alle diverse esperienze radicate nella vita delle persone dedite al lavoro dei campi”.

Allo stesso modo, devono essere prese decisioni “per garantire non solo i consumi, ma anche un livello nutrizionale sano e sicuro, come pure migliori condizioni nel lavoro agricolo, specie in quelle aree strutturalmente a rischio o rese tali da fattori ambientali o dall'azione dell'uomo”.

“Qualunque strategia o normativa rivolta al mondo rurale deve tenere presente la centralità della persona e i suoi concreti bisogni”, ha dichiarato.

Il rappresentante vaticano ha quindi ricordato che la Santa Sede “segue da vicino ogni iniziativa che, anche sul piano internazionale, è volta a promuovere il valore fondamentale della dignità di ogni persona, preoccupandosi delle condizioni di vita di milioni di persone e sostenendo ogni sforzo che possa efficacemente concorrere a concretizzare adeguate scelte politiche e interventi all'altezza delle odierne necessità”.

Per questo, è “fiduciosa nelle capacità di quanti sono impegnati quotidianamente nelle differenti funzioni e responsabilità nella Regione, dove ci sono tanti segni positivi di un miglioramento della situazione” che “possono essere rafforzati da un ulteriore sviluppo della vita culturale e sociale” e “approfonditi così che l'antico valore della solidarietà realmente permei le vite quotidiane delle persone, delle comunità e degli Stati, e nessuno si senta solo o abbandonato”.

In questa prospettiva, il presule ha ribadito la disponibilità della Chiesa cattolica a collaborare “non solo continuando a dare il sostegno delle sue strutture presenti anche nelle aree rurali più remote”, ma aiutando a dare “significato e primaria importanza al lavoro degli agricoltori come attività economica fondamentale”.

“Ciò – ha concluso – pone il fine della sicurezza alimentare in un clima di rispetto autenticamente condiviso e di mutuo amore, riconoscendo e rafforzando la verità delle fondamentali dignità ed uguaglianza di ogni persona”.