Santa Sede: “La crisi ambientale è una sfida morale”

Intervento dell’Osservatore permanente vaticano presso l’ONU

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NEW YORK, martedì, 30 ottobre 2007 (ZENIT.org).- “La crisi ambientale è una sfida morale”, ha affermato l’Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.



Intervenendo questo mercoledì a New York davanti al Secondo Comitato della 62ª Assemblea Generale sull’item 54, “Lo sviluppo sostenibile”, il presule ha ricordato che la crisi ambientale “ci chiama ad esaminare come usiamo e condividiamo i beni della terra e cosa passeremo alle generazioni future”.

“I poteri sempre più estesi dell’essere umano sulla natura devono essere accompagnati da un’altrettanto estesa responsabilità nei confronti dell’ambiente”, ha osservato.

Secondo la delegazione vaticana, “proteggere l’ambiente significa più che difenderlo”.

Implica, infatti, “una visione più positiva dell’essere umano, nel senso che la persona non viene considerata un problema o una minaccia per l’ambiente, ma qualcuno che si ritiene responsabile della cura e della gestione di questo”.

In tal senso, “non solo non c’è opposizione tra l’essere umano e l’ambiente, ma c’è un’alleanza stabilita e ineliminabile, in cui l’ambiente condiziona in modo fondamentale la vita e lo sviluppo dell’uomo, mentre l’essere umano perfeziona e nobilita l’ambiente mediante la sua attività creativa”.

La preoccupazione primaria della delegazione vaticana è quindi quella di sottolineare “l’importanza di cogliere l’imperativo morale sottostante per cui tutti, senza eccezione, hanno una grande responsabilità nella difesa dell’ambiente”.

Questo dovere, ha proseguito l’Arcivescovo, non deve essere considerato in opposizione allo sviluppo, ma non deve nemmeno “essere sacrificato sull’altare dello sviluppo economico”.

Visto che la questione ambientale è direttamente collegata ad altre questioni fondamentali, ha constatato, la conseguenza è che le necessarie “soluzioni solistiche” sono ancora più difficili da trovare.

“Mentre cerchiamo di trovare il modo migliore di difendere l’ambiente e di raggiungere lo sviluppo sostenibile, dobbiamo anche lavorare per la giustizia nelle società e tra le Nazioni”, ha osservato il presule.

Nella maggior parte dei Paesi, ha infatti ricordato, “sono i poveri e quanti non hanno alcun potere che devono sostenere in modo più diretto l’impatto del degrado ambientale”.

“Impossibilitati a fare altro, vivono in terre inquinate, vicino a discariche di rifiuti tossici”; “gli agricoltori di sussistenza eliminano boschi e foreste per sopravvivere. I loro sforzi per sbarcare il lunario perpetuano un circolo vizioso di povertà e degrado ambientale”.

Il bisogno estremo è “il peggiore di tutti gli inquinamenti”, ha osservato.

L’Arcivescovo Migliore ha ad ogni modo riconosciuto che esistono anche elementi positivi.

“Stanno emergendo segnali incoraggianti di una maggiore consapevolezza pubblica dell’interconnessione delle sfide che affrontiamo”, ha osservato, e “il disagio provocato dalle previsioni delle conseguenze catastrofiche dei cambiamenti climatici ha risvegliato individui e Paesi alla necessità di prendersi cura dell’ambiente”.

La delegazione vaticana ha quindi auspicato che questi segnali postivi possano portare al “consolidamento di una visione del progresso umano compatibile con il rispetto per la natura, e a una maggiore solidarietà internazionale in cui la responsabilità per la cura dell’ambiente sia condivisa in modo equo e proporzionale tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, tra i ricchi e i poveri”.

“Spetta alle autorità assicurare che questi segnali promettenti si traducano in politiche pubbliche capaci di arrestare, invertire e prevenire il degrado ambientale, perseguendo l’obiettivo dello sviluppo sostenibile per tutti”.

Le leggi, tuttavia, non bastano per modificare i comportamenti, ha osservato Migliore.

Un cambiamento di atteggiamento richiede infatti “un impegno personale e la convinzione etica del valore della solidarietà”, così come “un rapporto più equo tra i Paesi ricchi e quelli poveri, imponendo particolari doveri alle strutture industriali a larga scala, sia nelle Nazioni sviluppate che in quelle in via di sviluppo, perché prendano seriamente misure per la difesa ambientale”.

Un atteggiamento più attento nei confronti della natura, ha commentato, può essere inoltre raggiunto e mantenuto mediante l’educazione e una “campagna di consapevolezza costante”.

“Più gente conoscerà i vari aspetti delle sfide ambientali che affrontano, meglio si potrà rispondere”, ha concluso il presule.