Santa Sede: libertà religiosa e tolleranza, vie per un nuovo futuro

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ROMA, giovedì, 18 ottobre 2007 (ZENIT.org).- La libertà religiosa, la tolleranza e la non discriminazione sono elementi chiave per costruire un nuovo futuro per l’umanità.



E’ il messaggio lanciato da monsignor Anthony Frontiero, Officiale del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, intervenendo alla riunione annuale di attuazione degli impegni assunti, nell’ambito dei diritti umani, dai 56 Stati che partecipano all’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (O.S.C.E.).

Monsignor Frontiero ha rappresentato la Santa Sede nel corso dell’evento, svoltosi a Varsavia dal 24 settembre al 5 ottobre scorso.

Intervenendo il 25 settembre sul tema della tolleranza e della non discriminazione, ha ricordato che la Santa Sede dà il benvenuto alla nuova pagina web sulle Discriminazioni Contro i Cristiani che l’Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani dell’OSCE ha recentemente inserito nel TANDIS (Sistema di Informazione su Tolleranza e Non Discriminazione).

Il rappresentante vaticano ha assicurato che la Santa Sede “farà la sua parte” “nel seguire e aggiornare questa nuova e importante risorsa nella lotta contro la discriminazione dei cristiani”.

A questo proposito, ha esortato l’OSCE a continuare ad esprimere la sua preoccupazione per la questione “in modi chiari e concreti, anche monitorando e riportando dati su casi di discriminazione e intolleranza contro i cristiani, e promuovendo futuri forum per affrontare il problema tra gli Stati” membri dell’organismo.

La delegazione vaticana è preoccupata per le violazioni flagranti e troppo frequenti della libertà di religione nella regione dell’OSCE, ha rivelato monsignor Frontiero.

Nonostante le decisioni adottate da quanti ne fanno parte per assicurare e promuovere la libertà dell’individuo di professare e praticare una religione o un credo, solo o in comunione con altri, attraverso leggi, regolamentazioni, pratiche e politiche trasparenti e non discriminatorie, “la realizzazione di questo impegno non è ancora stata vista”, ha denunciato.

Tra gli esempi recenti di violazioni che ha ricordato figurano “l’inaccettabile intolleranza dimostrata in un Paese dell’OSCE in cui alcuni mesi fa tre cristiani sono stati brutalmente uccisi; la condanna, e in molti casi l’arresto, di minoranze religiose ‘non autorizzate’ per ‘attività religiose illegali’ perché i credenti pregano o vanno in chiesa; restrizioni introdotte dallo Stato alla libertà religiosa, incluse quelle all’attività missionaria”.

Episodi come questi, sostiene, rischiano di “smantellare i progressi compiuti finora nella promozione della tolleranza e della non discriminazione”.

Monsignor Frontiero ha dichiarato che “nonostante la realtà delle differenze esistenti tra le varie culture, un elemento che non può essere ammesso è coltivare semi di ostilità e violenza contro altri esseri umani”.

Visto che molti nella società attuale negano l’esistenza di una specifica natura umana, “è necessaria chiarezza al riguardo affinché una visione debole della persona non apra la porta a imposizioni autoritarie lasciando la gente indifesa e facile bersaglio per oppressione e violenza”.

“Una vera comunità umana in cui la gente possa vivere insieme in pace e sicurezza presuppone rispetto per i diritti umani”. Se questi sono basati su un falso concetto di persona, ha continuato, non possono promuovere e salvaguardare una società costruita sul rispetto e la comprensione reciproci.

Per questo motivo, “la verità oggettiva sulla dignità della persona umana creata da Dio, e i diritti e i conseguenti doveri e responsabilità che derivano da questa dignità, devono essere la base di ogni autentica discussione di qualsiasi questione che affronta la famiglia umana”.

“Senza una chiara e forte consapevolezza di chi siamo come persone, sarà sempre più facile affermare che alcune persone sono degne di rispetto e altre no; alcuni hanno il diritto alla vita, alla libertà, al credo religioso, e altre no”, ha denunciato.

La dignità della persona e la natura della ricerca di Dio, ha affermato monsignor Frontiero nel suo intervento del 26 settembre, richiedono che “tutte le persone siano libere da ogni costrizione nel campo della religione”.

A tale riguardo, la Santa Sede sostiene che “il diritto alla libertà religiosa dovrebbe essere parte dell’ordinamento giuridico ed essere riconosciuto come diritto civile”.

Le principali religioni del mondo, incluso il cristianesimo, “stanno promuovendo la pace e la giustizia come dimensioni essenziali del loro impegno religioso”, ha ricordato. Uomini e donne impegnati in queste realtà “riconoscono un legame intrinseco tra la loro fede religiosa e l’attiva preoccupazione per il benessere della società”, prova di “una solidarietà universale all’orizzonte”.

“La religione continuerà a servire come parte significativa, sostanziale e positiva nella ricerca di un nuovo futuro”, ha concluso. “Al servizio della pace, dei diritti umani e della giustizia sociale, sarà efficace fintanto che abbraccerà l’ispirazione dello Spirito Santo ad essere fedele ai suoi valori più profondi”.