Santa Sede: lo sviluppo per essere autentico deve essere integrale

Intervento a Bruxelles al Primo Forum Globale su Migrazione e Sviluppo

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BRUXELLES, martedì, 10 luglio 2007 (ZENIT.org).- Lo sviluppo per essere autentico deve essere integrale, ha ricordato questo martedì l'Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.



Intervenendo all'Egmont Palace di Bruxelles (Belgio) al Primo Forum Globale su Migrazione e Sviluppo, il presule ha sottolineato che lo sviluppo “deve essere di ogni persona e di tutta la persona cioè integrale, olistico”, poiché al centro vi sono sempre le persone umane, “dotate di un’innata dignità e di uguali e inalienabili diritti”.

“Qualora le esigenze morali, culturali, spirituali e religiose degli individui e delle comunità non vengano rispettate, il benessere materiale risulterà insoddisfacente”, ha osservato il presule a capo della Delegazione della Santa Sede.

Obiettivo di questa riunione, che vede la partecipazione di circa 800 delegati di oltre 140 Paesi, è quello di costituire una piattaforma per lo scambio di know-how ed esperienze in grado di leggere l’impatto positivo delle migrazioni sullo sviluppo e identificare approcci e metodi in grado di rafforzare la cooperazione tra i vari attori coinvolti.

In questo quadro, ha detto l'Arcivescovo Marchetto, le migrazioni fanno appello innazitutto al “diritto a vivere in pace e dignità nel proprio paese”, cosicché “i paesi di origine hanno la grave responsabilità di adoperarsi per aumentare il proprio sviluppo, cosicché i propri cittadini non siano obbligati a lasciare la patria per cercare una vita degna altrove”.

E' essenziale, ad esempio, il sostegno della famiglia del migrante che rimane in Patria, e di conseguenza “le famiglie non devono essere disperse ed indebolite, lasciando i loro componenti in uno stato di vulnerabilità, in particolar modo le donne ed i bambini”.

“Da un’altra prospettiva, la migrazione è anche causata dalla richiesta, nei paesi industrializzati, dei servizi dei migranti, un fatto legato alla globalizzazione”, ha riconosciuto.

Per questo, i migranti contribuendo “al benessere del paese di accoglienza e, anche in ragione della loro dignità umana, devono essere rispettati e vedersi garantite le loro libertà”.

Tuttavia, anche i migranti che si trovano in una situazione irregolare, devono vedere i loro diritti “salvaguardati e non ignorati o violati”..

“Lo status di migrante irregolare, infatti, non significa criminalità – ha commentato –. La soluzione è quella della migliore cooperazione internazionale, che scoraggi la clandestinità con aumento di canali legali per la migrazione”.

Ma, allo stesso tempo, ha tenuto a precisare il presule, “i migranti hanno il dovere di rispettare l’identità e le leggi del paese di residenza, di lottare per una giusta integrazione (non assimilazione) nella società di accoglienza ed apprenderne la lingua”.

Infine l'Arcivescovo Marchetto ha lanciato un appello a quei governi, che non hanno ancora provveduto a farlo, a ratificare la Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti di tutti i Lavoratori Migranti e dei Membri delle loro Famiglie (37 Paesi lo hanno già fatto, mentre 15 l'hanno firmata), entrata in vigore nel luglio 2003.