Santa Sede: sviluppo, solidarietà e giustizia sono il “vero nome della pace”

Intervento dell’Arcivescovo Mamberti alla Conferenza Generale dell’AIEA

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ROMA, giovedì, 4 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Sviluppo, solidarietà e giustizia sono il “vero nome della pace”, ha affermato l’Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, lunedì 17 settembre a Vienna.



Intervenendo alla 51ª sessione della Conferenza Generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), il presule ha auspicato che la comunità internazionale “si impegni seriamente per raggiungere, in modo efficace, tre obiettivi intimamente collegati tra loro: la non proliferazione delle armi nucleari, il disarmo nucleare e l’uso sicuro e pacifico della tecnologia nucleare”.

Tutti gli usi pacifici del nucleare, ha aggiunto, “devono essere rispettosi dell’ambiente e devono sempre ricordare le popolazioni più svantaggiate”.

Secondo l’Arcivescovo, sono molti i “frutti positivi” che possono derivare dall’uso di questa tecnologia in aree fondamentali per gli esseri umani come la sicurezza alimentare e la medicina.

A questo proposito, ha ricordato che “il lavoro che l’AIEA sta portando avanti attraverso il suo ‘Programma di Cooperazione Tecnica’ e in particolare con il PACT, il ‘Programma per l’Azione per la Terapia del Cancro’, non può che ricevere il deciso sostegno della Santa Sede”.

Tali attività, ha osservato, vanno lette all’interno di “un più ampio contesto morale”, perché “hanno importanti ripercussioni non solo sulle generazioni presenti, ma anche su quelle future”.

Negli ultimi 50 anni, ha proseguito l’Arcivescovo, “l’AIEA ha svolto, e continua a svolgere, un importante e delicato ruolo di consulenza e assistenza degli Stati nel campo nucleare, capace di favorire il raggiungimento di due obiettivi prioritari a livello internazionale” “che, col passare del tempo, rivelano un collegamento sempre maggiore”: “la difesa della pace e della sicurezza e la promozione e lo sviluppo dei popoli”.

In questo periodo di tempo, ha ammesso, “ci sono ovviamente state alcune difficoltà, a causa della complessità della questione nucleare, la cui tecnologia è soggetta a notevoli e rapidi sviluppi”. Tra queste, l’Arcivescovo ha menzionato “il mercato nero di materiale nucleare”, “il lento percorso del disarmo nucleare, le difficoltà nell’implementazione del Trattato di Non Proliferazione”.

Tali sfide, ha suggerito, “possono essere affrontate seriamente solo coltivando una cultura della pace basata sul primato della legge e sul rispetto per la vita umana”, motivo per il quale è necessario rafforzare “un approccio multilaterale, permeato dal dialogo e dall’onestà, così come da una cooperazione responsabile tra tutti i membri della comunità internazionale”.

Nella situazione attuale, “caratterizzata da una sempre crescente interdipendenza a livello economico, politico, sociale e ambientale, l’uso della forza non rappresenta più una soluzione sostenibile nel tempo”, perché “provoca una diffidenza reciproca e fa riferimento a un distorto senso delle priorità”.

E’ dunque necessario promuovere un approccio che favorisca “un serio multilateralismo basato su un rinnovato senso collettivo di sicurezza e capace di costruire un vero clima di pace e fiducia che riconosca che lo sviluppo, la solidarietà e la giustizia non sono altro che il vero nome della pace, per una pace duratura nel tempo e nello spazio”, ha concluso.