Sante e beate che hanno detto “no” ad una vita disordinata

Intervista con monsignor Vitaliano Mattioli, docente di Teologia Morale e Bioetica

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ROMA, martedì, 31 ottobre 2006 (ZENIT.org).- E’ uscito in libreria un volume dal titolo “hanno detto NO” (Edizioni Segno, 176 pagine, 10 Euro) di monsignor Vitaliano Mattioli, professore di Teologia Morale e Bioetica alla Pontificia Università Urbaniana, ed esperto delle problematiche matrimoniali e di coppia.



Secondo monsignor Mattioli “l'uomo va gradualmente disumanizzandosi in seguito alla perdita dei valori, primo fra tutti: lo svilimento della sua sessualità. La perdita di questi valori conduce alla caduta dello stesso uomo. Da ‘essere persona’ è diventato ‘corpo appetibile’ da possedersi a qualunque costo”.

Ma ci sono molti che si sono opposti a questa visione del mondo. L'autore ha voluto evidenziare le storie di quattro ragazze: Santa Maria Goretti (1890-1902), e le beate Antonia Mesina (1919-1935), Pierina Morosini (1931-1957), Laura Vicuña (1891-1904), che di fronte a proposte offensive per il loro essere donna sono state capaci di dire “no”.

L'intento del libro è quello di rivalutare queste figure coraggiose ed incoraggiare i molti che non vogliono allinearsi, ma che non hanno la possibilità di far sentire la loro voce "educata", soffocata dall'arroganza e dalla prepotenza.

Per approfondire un tema così controcorrente, ZENIT ha intervistato monsignor Mattioli.

Quali sono state le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere questo libro?

Mattioli: Queste figure mi hanno sempre molto affascinato. Specialmente Maria Goretti da quando ero ragazzo; Laura Vicuña mi ha colpito per la sua forte sensibilità e precoce maturità umana e religiosa. Era da tempo che desideravo scrivere qualcosa per rivalutare queste eroine e presentarle alla riflessione dell’uomo di oggi, specialmente alla gioventù che forse non sente più parlare di certi argomenti (neanche nella catechesi) per incoraggiarla ad andare contro corrente. Far capire che questo è ancora possibile. Molti oggi infatti non credono più in alcuni valori e per questo ‘ci stanno’ senza troppi problemi. Altri vorrebbero seguire questi fulgidi esempi ma sono sfiduciati; pensano che ormai, al giorno d’oggi, è inutile reagire. Infine esiste certamente una terza categoria che stringe i denti e s’impegna con tutte le forze per incarnare nei propri comportamenti questi valori, difendere la propria dignità. Specialmente a loro ho pensato nello scrivere il libro. Nel proporre questi esempi ho tentato di rompere la spirale di violenza e sconfiggere un sentimento di rassegnazione per dimostrare con esempi reali che è ancora possibile reagire e sapere dire di NO. Quindi una chiarificazione ed un incoraggiamento.

Particolare importanza riveste la storia della beata argentina Laura Vicuña (1891-1904). Dovrebbe far riflettere sull’indifferentismo attuale circa il valore dell’unità e indissolubilità matrimoniale in rapporto al progetto divino. Lei, quasi adolescente, aveva capito che la mamma stava vivendo in una situazione peccaminosa, in disordine, comparata al progetto di Dio ed alla sua dignità umana.
Quello che oggi mi preoccupa è l’assoluta superficialità con cui si fa la scelta della convivenza e del secondo matrimonio, dopo il divorzio, senza riflettere minimamente se queste scelte sono conformi al progetto di Dio. Del resto: cosa si può pretendere quando si imposta una società senza Dio?

Quali sono gli insegnamenti che possono essere tratti dalle vicende delle quattro donne da lei scelte per la scrittura del libro?

Mattioli: Certi stili di vita non s’improvvisano. Nel capitolo intitolato Le coordinate ho cercato di evidenziare alcuni denominatori comuni, qualche fattore riscontrabile nelle quattro storie. Una famiglia unita, genitori che si preoccupano dell’educazione religiosa dei figli, l’importanza di una formazione parrocchiale, partecipazione nell’Azione Cattolica (e quindi provvidenzialità di come era concepita e gestita a quel tempo). Oggi i genitori si preoccupano più (dando la priorità) di iscrivere i figli in palestra o in piscina, alla danza od altro, e molto poco di inserirli in una struttura formativa parrocchiale (oltre quella ‘forzata’ sacramentale). Basta pensare all’abbandono nel dopo-cresima, con tanto di indifferenza dei genitori.

L’ambiente dove le quattro ragazze si sono formate non era affatto così ma proprio per questo hanno potuto raggiungere in poco tempo quelle alte vette di maturità. Inoltre analizzando la figura degli attentatori ho tentato di mostrare dove può condurre l’assenza di una formazione religiosa e morale, una vita vissuta solo nella dimensione orizzontale, dove l’istinto e la passione prevalgono capricciosamente sulla ragione. Oggi si tende a sottovalutare (per non dire deridere) tante accortezze, piccole prudenze, che invece sono fondamentali per maturare l’equilibrio di una persona. Il testamento spirituale di Alessandro Serenelli (uccisore di Maria Goretti) insiste proprio su questo. Purtroppo oggi si nota una grande superficialità ed approssimatismo nella formazione impartita ai giovani.

Quali e quante sono state le ragioni per cui la Chiesa ha riconosciuto Maria Goretti come Santa?

Mattioli: Questi motivi li ha evidenziati il grande Pio XII (chiamato Pastor Angelicus per il suo amore alla purezza) nelle due cerimonie di beatificazione (1947) e canonizzazione (1950) di Maria Goretti. Si stava nel primo dopo guerra e l’Italia viveva in un clima di rinascita civile, sociale, religiosa e morale, dopo che l’umanità era uscita dagli abissi irrazionali della seconda guerra. Il Papa ha voluto dare una iniezione di coraggio e di fiducia dopo gli orrori ai quali si era assistito. La vita umana e le virtù avevano perso completamente valore e significato; ambedue erano state profanate. Ha voluto presentare Maria Goretti come punto di riferimento per superare il grande disorientamento. Definendola “frutto maturo del focolare domestico” ha riaffermato il valore primario della famiglia.

Ha ricordato ai genitori di non abdicare al loro ruolo educativo: “Guai a quei padri e a quelle madri, che, privi di energia e di prudenza, cedono ai capricci dei loro figli e delle loro figlie, e rinunciano a quella autorità paterna e materna”. Inoltre ha evidenziato in Maria il suo spirito di fede, la modestia e il pudore. Ma soprattutto stigmatizzava l’opera subdola e perversa di coloro che elegantemente e con sfacciato perbenismo, seminano idee errate, incitano alla perversione ed esaltano i cattivi costumi. Ha parlato di una “congiura del malcostume valendosi di libri, di illustrazioni, di spettacoli, di audizioni, di mode, di spiagge”. Ha evidenziato nell’amore che Maria aveva per Gesù Eucaristia il segreto della sua riuscita e la fonte della forza sovrumana che le ha permesso di preferire morire ma non peccare. Infine la grandezza di Maria che prima di morire ha perdonato al suo uccisore ed ha espresso il desiderio di vederlo con lei in Paradiso.

Nel suo libro c'è un pò di amarezza per come la sessualità sia disumanizzata. Può illustrarci cosa propone la Chiesa in proposito?

Mattioli: E’ vero. Il vedere tanti comportamenti non equilibrati, per non dire aberranti, mi procura amarezza e mi chiedo spesso cosa posso fare per contribuire ad un miglioramento. La Chiesa ha avanzato diverse proposte. Purtroppo non vengono ascoltate. Sembra una voce che grida nel deserto della indifferenza e della ostilità. Anche per il tanto amato Papa Giovanni Paolo II: spesso mi chiedo quanti di quei giovani che lo hanno applaudito poi si sono veramente impegnati a mettere in pratica i suoi insegnamenti specie nella morale sessuale e matrimoniale. La Chiesa invita a ritornare alla antropologia personalista che riabilita la persona nella sua connotazione ontologica.

La catechesi della Chiesa ha spronato alla rivalutazione del corpo, da non considerarlo come cosa, oggetto, ‘bene’ facilmente fruibile, ma come parte assolutamente integrante la persona. Inoltre la Chiesa invita ad una vera educazione sessuale non ridotta ad una semplice (e spesso scorretta e fuorviante) informazione ma concepita come ‘maturazione’ dell’individuo mediante una presentazione dei valori della sessualità nella sua dimensione meta genitale. Una sessualità vissuta non capricciosamente, nella anarchia dei sentimenti ma in maniera veramente umana, con grande rispetto e maturità. Una sessualità che coinvolga tutta la persona nelle sue svariate sfaccettature. Per questo la Chiesa si oppone alla prepotenza imperante oggi, alle molteplici forme di deviazione, sollecitate purtroppo da alcuni Organismi internazionali (fa testo la Conferenza internazionale del Cairo del 1994). Giovanni Paolo II ha impostato la catechesi nel primo periodo del suo pontificato proprio sulla rivalutazione di ‘questa’ sessualità. Benedetto XVI si è inserito nella scia del predecessore con la Enciclica Deus Caritas Est (25 dicembre 2005).