“Santo subito”, gridano i pellegrini durante le Esequie di Giovanni Paolo II

I resti del Papa riposano nelle Grotte Vaticane

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 8 aprile 2005 (ZENIT.org).- Giovanni Paolo II, il Papa venuto da lontano, 263° successore di Pietro, riposa già nelle Grotte Vaticane dopo i funerali celebrati in piazza San Pietro ai quali ha assistito oltre un milione di fedeli, che hanno chiesto la sua immediata canonizzazione al grido “santo subito”.



I funerali solenni sono stati celebrati alla presenza dei più importanti leader politici della Terra e di tutte le confessioni religiose, così come di centinaia di migliaia di polacchi venuti dalla terra in cui il Pontefice aveva anche pensato di poter riposare per sempre.

Le Esequie sono state ufficiate dal Decano del Collegio Cardinalizio, Joseph Ratzinger, che in una bella e toccante omelia ha affermato che i sentimenti che prevalgono in questo momento sono “di tristezza, ma anche di gioiosa speranza e di profonda gratitudine”.

Il porporato tedesco ha ricordato gli anni della gioventù del Pontefice, quando era “circondato e minacciato dal terrore nazista”, ed ha sottolineato come Giovanni Paolo II abbia sempre cercato di incontrare tutti e si sia sempre aperto al perdono.

“Il nostro Papa – lo sappiamo tutti – non ha mai voluto salvare la propria vita, tenerla per sé; ha voluto dare se stesso senza riserve, fino all’ultimo momento”, ha sottolineato Ratzinger.

Il Cardinale ha affermato che il Papa ha sofferto ed amato in comunione con Cristo e che per questo il messaggio della sua sofferenza e del suo silenzio “è stato così eloquente e fecondo”.

Ratzinger ha sottolineato che non potrà mai essere dimenticato lo sforzo compiuto in questa Settimana Santa per affacciarsi alla finestra del suo appartamento per dare la benedizione “Urbi et Orbi”, nonostante la sofferenza e la malattia che lo segnavano nel volto e nel fisico.

“Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice. Sì, ci benedica, Santo Padre”, ha implorato il Cardinale Decano.

L’omelia di Ratzinger è stata accolta al grido di “santo subito, santo subito”, che in un crescendo si è diffuso in pochi secondi in tutta la piazza.

Ciò ha fatto sì che allorché il Papa doveva essere portato nella cripta per la sepoltura, gli “sediari” – gli antichi portatori della Sedia Gestatoria – alzassero il feretro e lo mostrassero ai fedeli, che emozionati piangevano e non smettevano di chiedere la canonizzazione di Giovanni Paolo II.

Questa giornata storica è iniziata alle prime ore del mattino, quando in presenza del Camerlengo di Santa Romana Chiesa, il cardinal Eduardo Martínez Somalo, il corpo senza vita di Karol Wojtyla è stato introdotto in una bara in legno di cipresso imbottito di velluto cremisi, il primo dei tre nei quali è stato sepolto.

Dopo essere stato collocato nella cassa, il Maestro delle Celebrazioni Pontificie, l’arcivescovo Piero Marini, ha letto il “Rogito”, una pergamena in cui sono riportate la vita e le opere più importanti di Giovanni Paolo II.

In seguito monsignor Marini ed il Segretario personale di Giovanni Paolo II, l’arcivescovo Stanislaw Dziwisz, hanno coperto con un velo bianco di seta il volto del Papa: “Il suo volto, che viene sottratto alla nostra vista contempli la tua bellezza e raccomandi il suo gregge a te, eterno Pastore, che vivi e regni nei secoli dei secoli”, recita l’ultima delle antifone pronunciate.

Successivamente Marini ha introdotto nel feretro le medaglie coniate durante il pontificato ed un tubo di piombo al cui interno è stato collocato il “Rogito”.

Sulle spalle di dodici “sediari”, e ai rintocchi a morto delle campane della Basilica di San Pietro, il feretro è stato portato in piazza e deposto al suolo. Successivamente è stato collocato sulla bara un libro dei Vangeli aperto, dalla copertina rossa, affinché si lasciasse sfogliare dal vento. Un gesto simbolico utilizzato anche nei funerali del 1978 dei Papi Paolo VI e Giovanni Paolo I.

La Messa è stata concelebrata da 164 porporati, mentre 320 sacerdoti hanno distribuito la Comunione.

Al termine della celebrazione, il corpo del Santo Padre ha intrapreso l’ultimo viaggio, mentre i presenti, soprattutto giovani, piangevano e continuavano a chiedere la sua canonizzazione.

Il feretro ha attraversato tutta la Basilica ed è uscito dalla porta laterale di “Santa Marta”, per entrare in un’altra che conduce alle Grotte Vaticane.

La bara in legno di cipresso è stato cinto da nastri rossi, sui quali sono stati posti i sigilli della Camera Apostolica, della Prefettura della Casa Pontificia, dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice e del Capitolo Vaticano.

La cassa di legno è stata quindi inserita in un’altra di piombo di quattro millimetri di spessore, a sua volta inserita in un’altra di legno d’olmo verniciato.

Su quest’ultima sono stati apposti un crocifisso e lo stemma del Pontefice defunto. A copertura del sepolcro è stata quindi collocata una semplice lapide, sulla quale è stato scritto in latino il nome di Giovanni Paolo II e sono state riportate le date di nascita e morte.

Un notaio del Capitolo della Basilica Vaticana ha redatto l’atto della sepoltura e lo ha letto ai presenti, un gruppo ristretto presieduto dal Camerlengo e del quale ha fatto parte la “famiglia pontificia” del Papa, ovvero i suoi segretari, le suore che lo hanno assistito e il suo medico personale.

Monsignor Dziwisz, suo fedele segretario nei quasi 27 anni di pontificato, ha pianto in numerosi momenti della cerimonia.

Giovanni Paolo II è stato sepolto sotto terra – come aveva espressamente richiesto – sul luogo in cui era stato seppellito Giovanni XXIII, che attualmente riposa in una cappella della basilica di San Pietro.

Karol Wojtyla, 148° Papa ad essere stato sepolto nella cripta posta a pochi metri sotto la tomba dell’apostolo Pietro, si trova a fianco della tomba di Paolo VI e di fronte a quella di Giovanni Paolo I.

I funerali aprono il tradizionale periodo dei “novendiali” di Messe in suffragio del Papa nella Basilica di San Pietro, che si svolgeranno fino al 16 aprile, due giorni prima dell’inizio del Conclave che eleggerà il 264° successore di San Pietro.