"Sappiamo risvegliare negli altri la memoria di Dio, che scalda il cuore?"

Durante la messa per la Giornata dei Catechisti, papa Francesco ammonisce: se riponiamo la nostra sicurezza nelle cose del mondo, perdiamo il nostro volto umano e diventiamo delle "nullità"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 525 hits

Il catechista è un uomo di Dio che mette la memoria del suo incontro con il Signore al servizio degli uomini. Lo ha detto stamattina papa Francesco durante l’omelia per la Santa Messa per la Giornata dei Catechisti.

La celebrazione, che rientra tra gli appuntamenti dell’Anno della Fede, si è tenuta sul sagrato di piazza San Pietro alla presenza di quasi 10mila pellegrini. Oltre 600 sono stati i sacerdoti concelebranti. Alla messa ha partecipato anche Youhanna X, patriarca greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente.

Le letture di oggi (in particolare Am, 6,1.4 e Lc 16,19-31), ha sottolineato il Santo Padre, rappresentano un forte ammonimento per l’uomo d’oggi, costantemente tentato di adagiarsi nella “mondanità nella vita e nel cuore” e di mettere al centro di tutto il proprio benessere.

Se nella prima lettura, il profeta Amos proclama: “Guai agli spensierati di Sion” che “mangiano, bevono, cantano, si divertono e non si curano dei problemi degli altri”, l’odierna parabola evangelica di Lazzaro e del ricco Epulone non è meno eloquente.

Nella misura in cui la mondanità e il denaro “diventano il centro della nostra vita” e “ci possiedono”, noi “perdiamo la nostra stessa identità di uomini”, al punto che, significativamente l’Epulone della parabola “non ha nome” e le cose che possiede “sono il suo volto”, ha affermato il Papa.

Quando l’uomo si illude di trovare la propria sicurezza nelle cose del mondo, oltre al suo volto umano, sta perdendo la “memoria di Dio”. Così facendo “perdiamo consistenza”, “ci svuotiamo” e, in definitiva, diventiamo delle “nullità”.

Rivolto alle migliaia di catechisti accorsi in piazza San Pietro, il Pontefice ha ricordato che il loro ruolo è quello di chi “custodisce e alimenta la memoria di Dio […] in se stesso e la sa risvegliare negli altri”, come fa Maria, quando, ricevuto l’annuncio dell’Angelo, non lo tiene per sé, né si chiude in se stessa ma si reca dalla cugina Elisabetta, “anch’essa incinta, per aiutarla”. Maria agisce così perché vuole custodire “la memoria dell’agire di Dio, della fedeltà di Dio nella sua vita, nella storia del suo popolo, nella nostra storia” (cfr. Lc 1,46.48.50).

Così come per la Madre di Dio, per ogni cristiano è fondamentale che la fede contenga “la memoria della storia di Dio con noi, la memoria dell’incontro con Dio che si muove per primo, che crea e salva, che ci trasforma”.

In tal senso, il catechista è un cristiano che “che mette questa memoria al servizio dell’annuncio; non per farsi vedere, non per parlare di sé, ma per parlare di Dio, del suo amore, della sua fedeltà” e della “dottrina nella sua totalità, senza tagliare né aggiungere”.

Lasciarsi “guidare dalla memoria di Dio”, saperla “risvegliare nel cuore degli altri” è qualcosa di “impegnativo”, che “impegna tutta la vita”. Il Santo Padre ha dunque domandato ai catechisti: “siamo noi memoria di Dio? Siamo veramente come sentinelle che risvegliano negli altri la memoria di Dio, che scalda il cuore?”

Per non diventare persone “spensierate” che pongono la propria sicurezza “in se stessi e nelle cose”, se si vuole essere “uomini e donne della memoria di Dio”, bisogna, come suggerisce San Paolo, “tendere alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza (cfr 1Tm 6,11)”, ha detto il Papa.

Il catechista è quindi “uomo della memoria di Dio” del quale ha piena fiducia e “pone in Lui la sua sicurezza”. È anche un uomo colmo “di carità, di amore, che vede tutti come fratelli”; è un uomo “di pazienza, di perseveranza, che sa affrontare le difficoltà, le prove, gli insuccessi, con serenità e speranza nel Signore”; è infine un “uomo mite, capace di comprensione e di misericordia”, ha poi concluso papa Francesco.