Scambio di lettere tra il Cardinale Erdő e il Patriarca Alessio II a 50 anni dalla rivoluzione ungherese

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CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 23 marzo 2006 (ZENIT.org).- Pubblichiamo lo scambio di lettere tra il Cardinale Peter Erdő e Alessio II, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, in occasione del 50° anniversario della rivoluzione ungherese, avvenuta nel 1956.



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A Sua Santità
Alessio II
Patriarca di Mosca e di tutta la Russia

7 febbraio 2006


Sua Santità,

a nome dell’intera comunità cattolica dell’Ungheria, auguro a Sua Santità, e a tutta la Chiesa ortodossa russa, che la Grazia del nostro Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con voi.

Quest’anno l’Ungheria celebra il 50° anniversario della rivoluzione del 1956. Oltre a porgere omaggio ai caduti, la Chiesa cattolica ha posto la speranza al centro di questa commemorazione; abbiamo proclamato quest’anno Anno della Preghiera per il rinnovamento spirituale della nostra Nazione. L’insegnamento di Cristo sulla riconciliazione assume un ruolo significativo in questo rinnovamento, così come il superamento della disperazione e il riconoscimento rispettoso del nostro popolo e dei popoli di altre Nazioni. L’uomo è creatura di Dio. Le lingue, le culture, le comunità, l’unico e speciale genio delle Nazioni, manifestati attraverso la storia nel processo di superamento delle difficoltà della vita, hanno grande valore per l’umanità intera e agli occhi del Creatore.

E’ stato un momento indimenticabile ed edificante per tutti noi quando, il 12 novembre 1992, il leader del popolo russo ha espresso il suo rimorso al popolo ungherese per gli eventi che hanno avuto luogo nel 1956. Ricordando questo nobile gesto, siamo mossi ad esprimere il nostro grande amore e rispetto per il popolo russo. Ammiriamo le magnifiche opere della cultura, dell’arte e della letteratura russe, che sono un tesoro eterno per l’umanità. Alcune di queste rappresentano la profondità e la ricchezza dell’animo umano in un modo unico, senza pari a livello mondiale. Siamo fortemente debitori nei confronti della ricchezza spirituale e culturale del cristianesimo russo e della memoria e dell’esempio di quei cristiani russi che hanno testimoniato, sofferto e perfino dato la vita per la loro fede. Allo stesso tempo, esprimiamo il nostro dolore e chiediamo la misericordia divina per tutto il dolore e la sofferenza che alcuni Ungheresi possono aver provocato ai Russi nel corso della storia.

La visita di Sua Santità ad Esztergom il 5 marzo 1994 occupa un posto speciale nella storia della Chiesa ungherese. Nel centro spirituale della Chiesa cattolica ungherese abbiamo implorato la grazia di nostro Signore, Gesù Cristo, per accompagnare Sua Santità e benedire il Suo servizio, perché sotto la Sua guida le cicatrici della storia possano essere guarite e il cristianesimo russo possa essere rinnovato nella sua fede in Cristo e nella Sua sequela. Questo stesso rinnovamento spirituale e questa riconciliazione attraverso la fede e la solidarietà sono al cuore della Chiesa ungherese. Chiedo le preghiere di Sua Santità, affinché il nostro popolo possa crescere ulteriormente in questo rinnovato spirito di riconciliazione, solidarietà e lavoro cooperativo, perché tutti possano contribuire alla realizzazione integrale dei popoli europei attraverso rispetto ed amore reciproci e mediante le virtù e i valori umani e cristiani.

Chiediamo la benedizione del Signore della storia e l’intercessione della Vergine Madre di Dio per l’opera apostolica di Sua Santità, la comunità della Chiesa ortodossa russa e l’intera Nazione russa.

Péter Erdő
Cardinale, Arcivescovo di Esztergom-Budapest
Primate d’Ungheria.
Presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’Ungheria

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Al Reverendissimo Peter Cardinale Erdő
Arcivescovo di Esztergom-Budapest
Primate d’Ungheria
Presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’Ungheria


Sua Eminenza,

Molte grazie per la sua lettera del 7 febbraio 2006, in cui esprime rispetto per il popolo russo e per la Chiesa ortodossa russa.

L’anniversario dei tragici eventi del 1956 è certamente un’occasione per pensare ancora al passato, presente e futuro del popolo dell’Ungheria e della Russia.

Nel 20° secolo ci sono state molte gravi prove per le nostre Nazioni. Tra le vittime della violenta persecuzione compiuta dal regime ateo ci sono stati molti membri del clero e molti laici della Chiesa ortodossa russa. La loro vita è stata coronata dal trionfo della confessione e del martirio. Milioni di persone sono state uccise in azione durante la Seconda Guerra Mondiale. I resti dei soldati russi giacciono in numerosi cimiteri disseminati sul suolo ungherese, mentre migliaia di soldati ungheresi hanno trovato il loro ultimo rifugio in territorio russo.

Nel periodo post-bellico, la storia delle nostre Nazioni ha visto spesso episodi amari, e tra questi ci sono gli eventi del 1956. Il ricordo di quegli eventi riempie il nostro cuore di dolore e di sincero rincrescimento.

Le ferite inflitte dagli sconvolgimenti storici del passato possono essere guarite solo con la preghiera, il pentimento e la riconciliazione. Elevando una preghiera per tutti coloro che hanno sofferto da innocenti, la Chiesa di Cristo chiede ai contemporanei un “cambiamento mentale” e un rinnovamento interiore. Li chiama a costruire quella “città futura” che, secondo San Paolo, è l’obiettivo di tutti i cristiani (cfr. Eb 13,14). Apprezzo quindi il suo desiderio di fare di quest’anno un anno di rinnovamento spirituale della Nazione ungherese.

Spero che questo rinnovamento coinvolgerà anche gli Ungheresi ortodossi, il clero e i parrocchiani delle chiese sotto la diocesi ungherese del Patriarcato di Mosca. E’ gratificante per me realizzare che lei e la nostra diocesi ungherese avete stabilito rapporti buoni e cordiali. Vorrei approfittare di questa opportunità per invitarla alla Cattedrale della Santa Dormizione in piazza Petőfi, a Budapest, dove viene accuratamente conservata e sviluppata l’originale tradizione spirituale e liturgica dell’ortodossia ungherese.

Sua Eminenza, i rapporti tra la Russia e l’Ungheria si stanno attualmente sviluppando. Ne è prova, tra le altre cose, la restituzione della Biblioteca Sárospatak, portata fuori dall’Ungheria dai Tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale e che si è ritrovata in Russia come trofeo di guerra negli anni post-bellici. Questo evento è un atto di restaurazione della giustizia storica, e ne siamo profondamente soddisfatti.

Concludendo, mi permetta di augurarle l’aiuto di Dio nel suo servizio alla Chiesa di Cristo e di augurare benessere e prosperità al suo gregge salvato da Dio e all’intero popolo ungherese.

Con affetto in Cristo,

+ Alessio
Patriarca di Mosca e di tutta la Russia