"Scegli tu? I pericoli dell'ideologia gender"

Per gli incontri d'Avvento nella chiesa di San Sisto a Bellegra, la relazione della professoressa Assunta Morresi

Palestrina, (Zenit.org) Paolo Schiavella | 520 hits

La parrocchia di San Sisto ha iniziato l’anno liturgico con una serie di appuntamenti-incontri su temi di attualità trattati nel periodo di Avvento. La sera di lunedì 2 dicembre scorso, in uno di questi appuntamenti, i parrocchiani ed i fedeli della parte orientale dei Monti Prenestini hanno potuto rifletterre sul tema dell’ideologia gender con la professoressa Assunta Morresi, docente di Chimica Fisica Avanzata all’Università di Perugia e dal 2006 componente del Comitato Nazionale di Bioetica, organo di consulenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“L’obiettivo è cancellare la distinzione maschio e femmina” ha detto senza mezzi termini la professoressa ai molti partecipanti alla serata dal titolo “Scegli tu? I pericoli dell’ideologia gender”, nella chiesa di San Sisto. “Tutti – ha proseguito - siamo figli di un uomo e di una donna. Quando andiamo a negare questo andiamo a negare l’umanità. E’ una questione antropologica”.

In un breve scritto della stessa Morresi distribuito in chiesa si è chiarito che: “La parola gender, che noi traduciamo con genere, è diventata simbolo della negazione di un dato naturale di fatto. La parola genere, che noi usiamo di solito come sinonimo di sesso (genere maschile e femminile) ad un certo punto è stata utilizzata in contrapposizione al dato sessuale. Si è cominciato a dire: una persona è maschio o femmina a seconda del corpo con cui è nato, però può percepirsi in maniera diversa. E questo percepirsi in maniera diversa viene riassunto sotto la parola gender. Questo è il cuore di questa teoria”.

Fin qui, la discussione potrebbe rientrare in una disputa tutt’al più accademica. Ma così non è perché nel dibattito politico, mediatico e cross mediale ( ad usare un altro termine molto in voga, che altro non sta a significare che il mondo di internet, delle televisioni e dei giornali), quotidianamente argomenti come omossessualità, eterosessualità, omofobia, trans, gender e quant’altro vengono riversati sui lettori, telespettatori e fruitori della rete, senza che questi abbiano la possibilità di avere una visione obiettiva della disputa.

Eppure sono temi capaci di dividere e creare contrapposizioni giacobine. L’incontro di Bellegra, in questo bailamme, ha avuto il pregio di marcare l’argomento gender in una prospettiva comprensibile. E’ stato ricordato dalla Morresi che il primo ad avvertire il pericolo della scissione tra sessualità ed atto procreativo fu Papa Montini. Scrive la Morresi: "Io credo che la Chiesa sia sempre all’avanguardia: perché quando Paolo VI ha evidenziato la pericolosità della separazione tra procreazione e sessualità, pensava alla contraccezione e non a tutto questo, ma aveva capito che quando nella struttura umana si tocca quello che è l’atto fondante dell’atto generativo, alla fine tu distruggi l’uomo, distruggi l’umanità”.

Anche l’allora cardinale Joseph Ratzinger nell’omelia della “missa pro eligendo Pontifice” concelebrata dai cardinali elettori, il 18 aprile 2005, ad apertura del Conclave che lo avrebbe eletto Papa sostenne che: “Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare qua e la da qualsiasi vento di dottrina, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.

Su questa scia, la prof. Morresi ha quindi affermato che “essere maschio e femmina è la polarità della specie umana. Leggere il Vangelo senza il riferimento a madre e padre è qualcosa che non si capisce più. Viene a cadere la novella cristiana. Diventa incomprensibile”.

Ci sono poi altre tematiche come la cosiddetta procreazione assistita che, nei suoi aspetti pratici, pone una serie di problemi nella coscienza stessa dei bambini nati con questa tecnica. Essi, infatti, ad un certo punto non sanno rispondere ed ottenere risposte alla classica domanda: "A chi sono figlio?". Perché vi è una molteplicità di soggetti che concorrono all’evento: il donatore degli spermatozoi, la donatrice degli ovociti, l’incubatrice degli ovociti fecondati, il compagno o la compagna di colei che porta in grembo l’ovocita fecondato. E’ una situazione che spesso porta alla frustrazione, mentre sotto l’aspetto naturale è la negazione dell’essenza stessa della famiglia, ridotta a una delle possibilità della realtà.

“Questi orizzonti culturali nati con il gender, con il queer – conclude la prof. Morresi nel suo scritto - si sono concretizzati mediante queste tecniche di fecondazione artificiale. E’ stato possibile rendere neutrale la procreazione, spostandola dal sito naturale che è il corpo dell’uomo e della donna che diventano una carne sola, in laboratorio, dove è possibile fingere che si abbia un figlio da soli, in quattro, due maschi e due femmine. Così l’indifferenza sessuale, teorizzata da queste teorie, è diventata realtà”.

Nel trarre le conclusioni don Paolo Baldo, parroco di san Sisto a Bellegra, si è chiesto: “Chi ha interesse a diffondere queste cose?”, rispondendosi con: “Primo: tutti i nemici del cristianesimo, perché si distrugge l’alfabeto scelto da Dio; e secondo: perché fa paura il soggetto libero. E’ libero colui che sa a chi appartiene”.