"Scienza e fede siano alleate in nome della dignità dell'uomo"

Benedetto XVI riceve in udienza i partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze

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di Luca Marcolivio

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 8 novembre 2012 (ZENIT.org) – La scienza di oggi deve assumere sempre più un approccio interdisciplinare, contribuendo così a costruire una cultura del rispetto dell’uomo e della tutela della dignità umana.

Lo ha affermato papa Benedetto XVI durante l’udienza concessa stamattina ai partecipanti alla Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, svoltasi dal 5 al 7 novembre sul tema: Complexity and Analogy in Science: Theoretical, Methodological and Epistemological Aspects.

Dopo aver salutato e ringraziato il professor Werner Arber, presidente della Pontificia Accademia per le Scienze, e monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, Cancelliere della medesima Accademia, Benedetto XVI ha sottolineato la “varietà di prospettive” emerse durante la Plenaria che conducono a una “nuova visione dell’unità delle scienze”.

Alcune “significative scoperte” emerse negli ultimi anni invitano a tener conto della “notevole affinità di fisica e biologia che si manifesta palesemente ogni volta che realizziamo una conoscenza più approfondita dell’ordine naturale”, ha detto il Papa. Nell’ambito della complessa struttura del cosmo, quindi, trova posto il “mistero dell’uomo”, ha aggiunto.

Le discussioni che hanno preso corpo durante la Plenaria della Pontificia Accademia, hanno riguardato da un lato “la corrente dialettica della ricerca scientifica in costante espansione, i metodi e le specializzazioni”, dall’altro “la ricerca di una visione onnicomprensiva dell’universo nel quale gli esseri umani dotati di intelligenza e di libertà, sono chiamati a comprendere, amare, vivere e lavorare”.

Questo “approccio interdisciplinare” pone in evidenza i vari ambiti scientifici come mondi tutt’altro che “disconnessi tra di loro o con il mondo”. Quest’ultima visione presenta “fruttuosi punti di contatto con la visione dell’universo assunta dalla filosofia e della teologia Cristiane”, in cui ogni creatura “condivide anche una natura specifica e ciò entro un cosmo ordinato che ha origine nella Parola creativa di Dio”.

È proprio questa intrinseca organizzazione “logica” e “analogica” della natura che “incoraggia la ricerca scientifica e stimola la mente umana a scoprire la partecipazione orizzontale fra esseri e la partecipazione trascendente del Primo essere”, ha proseguito il Santo Padre.

L’universo, quindi, non è “caos”, né “risultato del caos” ma, piuttosto, “appare sempre più chiaramente come una complessità ordinata che ci consente di elevarci, mediante l’analisi e l’analogia comparativa, dalla specializzazione verso una visione più universale e viceversa”.

Se i primissimi momenti del cosmo e della vita “ancora eludono l’osservazione scientifica, la scienza tuttavia si ritrova a meditare un ampio raggio di processi che rivela un ordine di evidenti costanti e corrispondenze e serve come essenziale componente di creazione permanente”.

È a causa della nozione di creazione che il pensiero Cristiano ha utilizzato l’analogia “non solo come strumento per una analisi orizzontale delle realtà della natura ma anche come uno stimolo per il pensiero creativo su un piano più trascendente”, ovvero come mezzo di “elevazione dal creato alla contemplazione del Creatore”.

Il Pontefice ha poi affermato la propria convinzione sulla “urgente necessità” di un “dialogo continuativo” e di una “cooperazione tra i mondi della scienza e della fede nella costruzione di una cultura di rispetto per l’uomo, per la dignità umana e la libertà, per il futuro della nostra famiglia umana e per lo sviluppo sostenibile a lungo termine del nostro pianeta”.

Senza questa “necessaria interazione”, la “grande questione dell’umanità” abbandona l’ambito della ragione e della verità, finendo in balìa “dell’irrazionale, del mito o dell’indifferenza, con grande danno per l’umanità stessa, per la pace nel mondo e per il nostro destino ultimo”, ha poi concluso il Papa.