Scuola con la Q

Una riflessione sulla carenza educativa

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di Giuseppe Adernò

ROMA, domenica, 4 marzo 2012 (ZENIT.org).- Scrivere “squola” con la “q” è certamente un errore, ma nella valenza del messaggio che unisce la realtà scolastica istituzionale a quella valoriale e organizzativa di gruppo, equipe, comunità, il titolo “squola” è di effetto e corrisponde ad una mirabile sintesi di valori.

Mentre si celebrano i primi cento giorni del premier Monti, con una ricchezza di elogi e di approvazioni internazionali e di positivi frutti, ancora soltanto all’orizzonte, la realtà economica del Paese lecca le tante ferite, retaggio di una gestione poco rispettosa del bene comune e quindi di tutti.

Anche all’interno della realtà scolastica le opposizioni ed i contrasti sindacali vanificano il tanto e prezioso lavoro dei bravi docenti e professionisti dell’educazione, non certamente impiegati ad ore.

Fra le tante anomalie della professione docente c’è quella della durata del lavoro che non è soltanto quello dedicato alla lezione in classe, ma comprende e prevede quello dello studio, della preparazione e dell’organizzazione della lezione. Il docente che alla “c” della cultura, della cooperazione, della comunità educante, vuole aggiungere la “q” della qualità e delle “questioni” educative occorre una specifica linea di formazione anche per il corretto e didattico uso delle nuove tecnologie e la lavagna interattiva multimediale (LIM).

Perché la scuola possa riconquistare il gradino sociale d’importanza e di efficienza formativa bisogna smussare gli angoli delle acute pretese sindacali, quando non sono supportate da norme che tendono a dare qualità alla scuola.

Anche se sembra ritornato il maestro unico o prevalente rimane indispensabile all’interno della comunità scolastica il lavoro di squadra, la cooperazione dell’intero team docente.

Le conquiste della democrazia partecipativa: il consiglio di classe, il collegio dei docenti, il consiglio d’Istituto, anche se in attesa di opportune e indispensabili modifiche, rivelano la necessità di operare mediante un diligente e dinamico lavoro di squadra.

L’insegnamento disciplinare passa attraverso la progettazione didattica elaborata all’interno dei “dipartimenti disciplinari” che dovrebbero favorire e indirizzare verso l’interdisciplinarità dei saperi e delle conoscenze.

Il dirigente scolastico e i docenti, “insieme” e non solo “accanto”, guidano la comunità scolastica e la indirizzano verso i traguardi di qualità e di efficienza, oltre che di produttività del lavoro realizzato in classe.

Operando come squadra, gruppo di lavoro, che ha comuni obiettivi e ricerca strategie convergenti, - in lingua francese l’espressione felice è il termine “équipe” - i docenti si mettono in discussione e indirizzano la ricerca metodologia verso quelle strategie che favoriscono con minor spreco di tempo e di energie l’acquisizione di nuove conoscenze e lo sviluppo di nuove competenze per tutti e per ciascuno.

Nel lavoro di squadra è necessario, secondo la metodologia del “cooperative learning” che ciascun membro del gruppo svolga all’interno una funzione: osservatore, verbalizzatore, coordinatore, reporter, e quindi è necessario che ciascuno svolga la sua parte.

Quando ciò non avviene la nave della scuola si ferma, non procede e se è vero quel che dicevano gli antichi latini “non progredi, regredi est” l’assenza della cooperazione produce rovina e malessere a danno dell’intera comunità scolastica.

Sono molte oggi le scuole ferme che aspettano il rilancio e il risveglio, sono tante le scuole che nella trasformazione provocata dal dimensionamento attendono nuova linfa per ripartire con un nuovo nome, una nuova identità, quasi con una missione specifica di qualificazione del servizio scolastico “secondo i bisogni dell’ora che volge”.

Se il lavoro di squadra contribuisce a recuperare l’identità della scuola, luogo privilegiato di educazione e di formazione dell’alunno persona che, apre i suoi occhi al vero, cresce insieme agli altri, diventa uomo e cittadino e guarda al suo futuro restando fedele ai valori della sana educazione familiare, ben venga la “squola” con la”q” protesa alla qualità, che spesso non è riconosciuta né dai politici né dai Governi i quali con la fretta spesso saltano le consonanti e scrivono “suola” e quindi si sentono autorizzati a calpestarla e ad emarginarla, dando maggiore importanza alla “e” dell’economia, anziché alla “e” dell’educazione.

La carenza educativa nella società, anche se non se ne colgono gli immediati e visibili segni, secondo specifiche ricerche e indagini sociologiche, produce un danno maggiore che la recessione economica e l’innalzamento dello spread finanziario.