"Se tu sei Pietro, non siamo tua comunità"

La lettera di don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter onlus, a Papa Francesco nel giorno del suo primo anniversario di pontificato

Roma, (Zenit.org) Don Fortunato Di Noto | 377 hits

Caro Papa Francesco,

non ho ancora avuto modo di incontrarti, hai parlato a difesa dei piccoli abusati, rivolgendoti diverse volte a Meter. Abbiamo pregato per te … certi della tua preghiera per noi. 

In quest’anno trascorso, con la tua presenza a Vescovo di Roma che presiede la carità di tutte le comunità nel mondo, ho scoperto che la comunità ecclesiale continua il suo cammino nel Vangelo predicato e vissuto da Gesù Cristo, sulle nuove vie della Galilea “terra di tutte le genti” sia di periferia non solo esistenziale ma nei luoghi dove il potere schiaccia, dimentica, traffica l’umano e la sua inviolabile dignità ed esistenza.

“Tu sei Pietro”, nonostante le fragilità e la umanità, che irrorata dallo Spirito Santo dimostra che solo guardando a Gesù Cristo può e possiamo camminare sulle acque profonde del peccato e della miseria umana. Pietro non guarda i suoi piedi, il suo ombelico- centro di se stesso – ma solo il Signore. Un bambino del catechismo mi ha chiesto se il “Papa si fa la doccia e si lava i denti”,”se pranza come tutti gli altri e cosa mangia”, le risposte furono generiche ma molto umane. Riprese, come se illuminato, e mi rispose: “come mio papà, è il Papa!”.  Uno di noi! Come noi! Chiamato – nel percorso della chiamata di Dio – a “indicare e vivere ” il Signore vivo e Risorto nella Chiesa e nel mondo. Nell’uomo e con l’uomo. Non cadiamo nel rischio di esaltarti o del culto della tua persona; dobbiamo solo l prendere esempio di come vivi nel Signore, per abitare evangelicamente la vita tra gli uomini e il creato.

“Tu sei Pietro”: nel  presiedere la “diaconia dell’Amore” ai fratelli e sorelle e  indica e vive ,  a chi cerca il Suo volto, desideri una Chiesa (=comunità di credenti in Cristo morto e risorto), una diaconia misericordiosa che incarni la vita del Padre: Dio è amore.  Carità operosa e operante che accompagni e metta “l’abito della festa” ad una  umanità ferita, piccola e debole e disorientata. Non è un problema di numeri, di masse che si muovono per ascoltare, sappiamo tutti che un vescovo deve fuggire dalla “idolatria di sé” e diminuire affinchè Lui – Gesù Cristo- cresca.

“Tu sei Pietro” e aspetti  e apri le porte della Casa,  gli corri/vai incontro a chi ha dilapidato l’eredità del padre, che è andato via dalla casa e ha scelto le vie della perdizione e della malvagità. Anche dentro la casa, la nostra casa questo accade.  Non solo gesti esteriori che richiamano tutti ma azioni che convertono molti. Tutto nella Misericordia che non indietreggia nella Verità. Anche difronte agli scandali non indietreggi o nascondi nella silente complicità di qualcuno che deturpa il volto della “Madre Chiesa”.

La comunità cristiana è ricca di speranza, e chi è stato toccato – attraverso i testimoni - dalla grazie del kerygma (annuncio gioioso del vangelo) non può non diventare come Pietro, toccato dalla bellezza della presenza di Gesù Cristo. Tu sei Pietro, anche noi – comunità cristiana. Siamo la persona di Pietro.

Francesco, vescovo di Roma, che presiedi la carità delle comunità ci stai facendo scoprire – così come è nella natura della Chiesa, che ogni persona vive di memoria e di tradizione, deve nutrirsi e ascoltare di Parola di Dio e vivere dei sacramenti, sperimentare i  cammini di conversione e di carità verso i poveri: piccoli e deboli. Senza facciate e passerelle.

L’anno che seguirà, dopo quello vissuto insieme, chi sospinga sempre al largo e dentro la vita degli uomini, affinchè risuoni che “Gesù Cristo, Figlio di Dio è morto e risorto per la nostra salvezza”. Per molti in quei tutti che aspettano l’annuncio della gioia del Vangelo.