Sedici anni di torture non hanno piegato la fede di monsignor Tertulian Ioan Langa

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì 23 marzo 2004 (ZENIT.org).- 82 anni di età, sedici dei quali passati nelle carceri comuniste dove è stato continuamente torturato. Sopravvissuto per miracolo Monsignor Tertulian Ioan Langa, dell’Eparchia di Cluj-Gherla (Romania), ha raccontato il 23 marzo in Sala stampa Vaticana la sua storia di martire.



Intervenendo alla presentazione del libro “Fede e martirio - Le chiese orientali cattoliche nell’Europa del Novecento” il monsignore romeno ha raccontato di essere stato formato spiritualmente da quattro martiri per cui ha affermato “era normale che tutta la mia vita portasse l’impronta della loro spiritualità”.

“Attraverso loro - ha continuato Langa - ho scoperto cosa sia il comunismo, cosa significhi eliminare Cristo dalla vita sociale e quanto mutilata possa diventare l’anima umana, l’intera società e la famiglia senza Chiesa, senza la Santissima Eucaristia e senza il culto della Santissima Vergine”.

A 24 anni, nel 1946, Langa era un neo assistente alla Facoltà di Filosofia dell’Università di Bucarest. Rinunciò alla carriera universitaria, presentando spontaneamente le dimissioni e ritirandosi in campagna come operaio agricolo per impedire che venisse perseguitato, ma non fu sufficiente, poiché era conosciuto, già alla Facoltà, come militante cattolico e anticomunista.

“Fui arrestato, - ha raccontato - fu improvvisato a mio carico anche un dossier penale. Dopo atroci trattamenti durante gli interrogatori, il Procuratore, in istanza, dichiarò che ‘Al dossier dell’accusato non si trova nessuna prova sulla sua colpevolezza; ma chiediamo il massimo della pena: 15 anni di lavori forzati. Poiché, se non fosse colpevole, non si troverebbe qui’”.

“Replicai: ‘Non è possibile che mi condanniate senza avere nessuna prova! ‘ Non è possibile ? Guarda come è possibile: 20 anni di lavori forzati per aver protestato contro la Giustizia del popolo. Questa è la sentenza definitiva ed irrevocabile".

“Volevano che denunciassi i miei parenti, i compagni e i conoscenti, i Vescovi, i Sacerdoti, i religiosi e le religiosi i Professori”, ha spiegato il monsignore che riuscì a resistere pur patendo le pene dell’inferno.

Fu percosso e picchiato con i metodi più brutali, dalla barra di ferro sotto i piedi ai sacchetti di sabbia ripetutamente utilizzati per percuotergli la testa.

Quasi sempre nudo o seminudo, costretto a dormire per terra, sopravvissuto alla tortura di una cella lunga due metri e larga 28 centimetri, in mezzo ad escrementi e larve di uomini, senza luce, poca aria, sempre al freddo con un alimentazione sufficiente a sfamare una gallina, in continuo movimento per non morire, e con una grande volontà per impedire di essere cancellato.

”La presenza violenta ed atroce del comunismo ateo non ha costituito per gli occidentali una realtà immediata e concreta, ma meramente libresca”, ha commentato Langa “ciò spiega la differenza flagrante di percezione e di reazione di fronte al comunismo che manifestano i cristiani e gli intellettuali di Occidente, paragonata a coloro, nell’Est europeo, che hanno vissuto e subìto il mondo comunista”.

Della sua esperienza il monsignore romeno ha detto: “Umilmente chiedo perdono a tutti coloro che ‘non ci sono più’, per aver accettato che le centinaia di anni di prigione dei martiri dell’Unione li comprimessi in appena qualche pagina”.

“Questa testimonianza, - ha concluso Langa - cosa serve a me che racconto, come aiuta voi qui presenti, aprirà essa o chiuderà la porta di chi, tramite voi, la conoscerà ? Spero di cuore che apra una finestra di Cielo. Perché è di più il cielo sopra di noi che non la terra sotto i nostri piedi”.