Segnali di riavvicinamento tra il Patriarcato di Mosca e la Chiesa Ortodossa Russa all’estero

Il Patriarca Alessio II e il Metropolita Laurus ricordano insieme i martini della Russia

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MOSCA, mercoledì, 19 maggio 2004 (ZENIT.org).- Il Patriarcato di Mosca e la Chiesa Ortodossa russa all’estero sembrano aver intrapreso a Mosca il cammino di riavvicinamento, di cui già da un pò di tempo si avvertivano le prime avvisaglie.



Il 14 maggio scorso, infatti, una delegazione officiale della Chiesa Ortodossa Russa all’estero, guidata dal suo primo gerarca, il Metropolita Laurus dell’America orientale e New York, è giunta a Mosca dietro invito della Chiesa Ortodossa Russa.

Lo stesso giorno, secondo quanto riferito in un comunicato dal sito ufficiale del Patriarca di Mosca, il Patriarca di Mosca e di Tutta la Russia, Sua Santità Alessio II, e il Metropolita Laurus si sono incontrati, discutendo “in un clima caldo di comprensione reciproca”.

L’incontro fa seguito alla lettera inviata dal Patriarca Alessio II al Metropolita Laurus, il 13 dicembre 2003, in apertura del Sinodo dei Vescovi della Chiesa Ortodossa Russa all’estero, di cui quest’ultimo è anche il Presidente, contenente un “appello fraterno” ad “ unire i propri sforzi affinchè con l’aiuto di Dio possiamo superare la divisione ancora esistente nella Santa Chiesa Russa”.

Nei vari incontri tenuti dai rappresentanti di entrambe le chiese, in questi giorni, è stato espresso il proposito di “raggiungere il ristabilimento della comunione Eucaristica e dell’unità canonica” così da porre fine alla “tragica divisione delle nostre popolazioni, emersa come risultato della rivoluzione [del 1917, ndr] e della guerra civile” .

La Chiesa Ortodossa Russa all'estero" si è formata a Costantinopoli nel 1920 come struttura provvisoria, su iniziativa di un gruppo di vescovi russi. In seguito, divenne indipendente a motivo della compromissione della Chiesa in patria con il regime comunista, ad opera del patriarca di Mosca Tikhon.

A sua volta, però, la Chiesa Ortodossa Russa all'estero si divise in due obbedienze: la prima, che mantenne questo nome, e che infine, pur avendo fedeli anche in Europa occidentale, fissò il suo centro a Jordanville (New York); la seconda, invece, la Chiesa Ortodossa Russa dell'Europa occidentale, con il suo centro a Parigi, che si pose sotto la giurisdizione del Patriarca di Costantinopoli.

Grande gesto simbolico, il 15 maggio scorso, Sua Santità Alessio II ha celebrato la liturgia divina nel campo di fucilazioni di Butovo, luogo di martirio di molti arcipreti, ministri e laici ortodossi che hanno sofferto per la loro fede in Cristo.

Hanno concelebrato con lui gli arcipreti della Chiesa ortodossa russa e centinaia di ecclesiastici delle chiese di Mosca e della regione moscovita.

Secondo la tradizione, la liturgia divina, alla quale hanno partecipato varie migliaia di fedeli, è stata celebrata all’aperto, accanto alla chiesa lignea dei Nuovi Martiri e Confessori Russi. E’ seguito un requiem, durante il quale tutti i presenti hanno pregato per coloro “che hanno sofferto per la fede e per la verità durante le persecuzioni della Chiesa di Cristo e sono morti come martiri”.

Dopo la liturgia divina, Alessio II ha pronunciato un discorso, ricordando in primo luogo le parole del profeta Ezechiele: “Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano” (Ez 37,9).

“Oggi, alzando il Calice di Cristo su questo campo costellato dalle ossa delle vittime della follia atea, siamo un eco della voce del profeta, fiduciosi nella resurrezione universale, e testimoniamo ancora la vittoria della Vita sulla morte”, ha affermato il patriarca.

Alessio II ha ricordato che il campo di Butovo è diventato “uno dei simboli della Russia sofferente, il nostro Calvario nazionale”, perché qui sono morti come martiri “sette arcipreti della Chiesa ortodossa russa, centinaia di sacerdoti, decine di migliaia di laici”, più di duecento dei quali sono stati canonizzati dalla Chiesa Ortodossa.

Secondo quanto riferisce sempre il sito ufficiale del Patriarcato di Mosca, le indagini su questi omicidi di massa, che continuano a portare alla luce nuovi orrori, mostrano la straordinaria fede delle persone che morirono a Butovo: “né le torture, né le minacce, né la paura di morire li fecero rinunciare a Dio o insultare la Chiesa di Cristo e separarsi dall’amore di Dio in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rom 8,39).

Per il Patriarca, però, il campo di Butovo “non è solo il luogo di una grande tragedia della Russia, ma anche un posto che conferisce grande onore all’ortodossia russa”, perché “i poteri della morte sono stati liberati, ma non sono riusciti a prevalere sulla Chiesa di Cristo” (Mt 16,18).

In quell’occasione Alessio II ha poi sottolineato come il dovere nei confronti della memoria delle “vittime del terrore ateo” sia “lavorare per la rinascita spirituale della nostra Patria e per l’unità del popolo”, di modo che non si possa mai più ripetere “la tragedia del fratricidio”.

Il campo di fucilazioni di Butovo è chiamato “il Calvario russo”, perchè, secondo le stime ufficiali, solo tra l’8 agosto 1937 e il 19 ottobre 1938 vi vennero uccise e sepolte 20.765 persone. Molte delle quali furono condannate a morte per la loro fede.

Tra coloro che morirono nel campo di Butovo ci furono centinaia di ecclesiastici, compresi il Metropolita Seraphim (Chichagov), l’Arcivescovo Nikolay (Dobronravov), l’Arcivescovo Dimitry (Dobroserdov), il Vescovo Arsene (Jadanovsky), che è stato l’ultimo superiore del monastero di Chudov, il Vescovo Arkady (Ostalsky), il Vescovo Nikita (Diletorsky), l’Archimandrita Kronid (Lubimov), ora tutti canonizzati, e molti altri.

Nel 1994 nel campo di Butovo è stata innalzata una croce di legno. Il 5 maggio 1994, nella seconda domenica dopo la Pasqua, è stato consacrato il campo di esecuzione dei martiri russi per la fede. All’evento erano presenti moltissimi ecclesiastici ortodossi. La chiesa lignea dei Nuovi Martiri e Confessori russi è stata eretta tra il 1995 e il 1996.

Dopo la celebrazione del 15 maggio, Alessio II ha posto la prima pietra della Chiesa dei Nuovi Martiri e Confessori Russi.