Segreteria di Stato: Bertone passa il testimone, ma Parolin non c'è

L'ex Nunzio era assente alla cerimonia di benvenuto a causa di un intervento chirurgico. Il Papa: "Grazie, cardinale Bertone, per l'amore e la fedeltà al Successore di Pietro"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 476 hits

Passaggio del testimone oggi in Segreteria di Stato: il cardinale Tarcisio Bertone, dopo sette anni alla guida del Dicastero numero uno della Santa Sede, esce di scena per lasciare il posto a mons. Pietro Parolin, ex Nunzio apostolico in Venezuela. Alla cerimonia di questa mattina, nella Biblioteca della Segreteria di Stato, però mons. Parolin non c’era. Il motivo lo ha spiegato lo stesso Papa Francesco, che ai Superiori e Officiali presenti ha detto: “Sarà un benvenuto in absentia, perché lui (mons. Parolin n.d.r.) prenderà possesso del suo nuovo incarico alcune settimane più tardi rispetto alla data di oggi, a motivo di un piccolo intervento chirurgico a cui ha dovuto sottoporsi”.

Un intervento “non grave”, ha confermato padre Federico Lombardi, il direttore della Sala Stampa vaticana, che tuttavia è rimasto riservato sulla natura dell’operazione, così come sul luogo di ricovero dell’ex Nunzio, “anche per volontà del Santo Padre”. La Santa Sede, inoltre - ha riferito Lombardi – non pubblicherà bollettini medici nei prossimi giorni.

La cerimonia di congedo/benvenuto si è dunque incentrata sul discorso del Papa che - facendosi portavoce dei sentimenti del suo predecessore Benedetto XVI - ha espresso al cardinale “il più vivo ringraziamento per il lavoro svolto” in questi sette anni. Tra le varie caratteristiche che hanno contraddistinto il lavoro e la persona di Tarcisio Bertone, Papa Francesco ne ha rilevata una in particolare: il suo “essere salesiano”.

“Vedo in Lei anzitutto il figlio di don Bosco” ha detto Bergoglio. Sia nel suo “lungo servizio alla Chiesa”, sia nell’insegnamento, come nel ministero di Vescovo diocesano e nel lavoro in Curia, e infine nell’incarico di Segretario di Stato, la carriera del porporato – ha detto il Papa – è stata attraversata da un “filo rosso” costituito proprio dalla vocazione sacerdotale salesiana “che L’ha segnata sin dalla tenera infanzia”. Essa - ha aggiunto – “l’ha portata a svolgere tutti gli incarichi ricevuti, indistintamente, con profondo amore alla Chiesa, grande generosità, e con quella tipica miscela salesiana che unisce un sincero spirito di obbedienza e una grande libertà di iniziativa e di inventiva personale”.

Ciò che marca “ogni salesiano” – ha sottolineato il Santo Padre – è proprio “l’amore alla Chiesa” che “si esprime in maniera del tutto particolare nell’amore al Successore di Pietro”. “Sentirsi al cuore della Chiesa, proprio perché si è con il Papa” ha affermato. Quello che verrà ricordato del Segretario di Stato Bertone, quindi, secondo Bergoglio, è soprattutto “l’atteggiamento di incondizionata fedeltà e di assoluta lealtà a Pietro”, “tanto verso Benedetto XVI che verso di me in questi mesi”. “L’ho potuto avvertire in molte occasioni e Le sono profondamente grato per questo” ha detto.

Non è mancato infine il grazie al tanto discusso cardinale “per il coraggio e la pazienza con cui ha vissuto le contrarietà che ha dovuto affrontare”. “Sono tante” ha detto il Pontefice, ricordando uno dei sogni di don Bosco, in cui il fondatore dei salesiani cammina in un pergolato pieno di rose e, proseguendo, viene ferito da spine  acutissime che spuntano accanto alle belle rose. Una metafora che sintetizza al meglio i sette anni da “primo ministro” di Bertone, fatti di cambiamenti e di conquiste, ma anche da calunnie e critiche, spesso feroci, dentro e fuori le mura leonine. Le parole di Francesco volevano essere quindi di consolazione per il porporato che, proprio qualche mese fa, aveva sfogato a dei giornalisti siciliani la sua amarezza per “i corvi e le vipere” in Vaticano.

“In questo momento mi piace pensare che, se pure vi sono state le spine, la Vergine Ausiliatrice non ha certo fatto mancare il suo aiuto, e non lo farà mancare in futuro” ha detto il Santo Padre.L’augurio è quindi che il cardinale “possa continuare a godere dei tesori che hanno segnato la Sua vocazione: la presenza di Gesù Eucaristia, l’assistenza della Madonna, l’amicizia del Papa”. Ovvero “i tre grandi amori di don Bosco”.

Infine, Papa Francesco si è rivolto anche – in absentia – a mons. Parolin a cui ha dato “il più cordiale benvenuto”. “Lui – ha detto - conosce molto bene la famiglia della Segreteria di Stato, vi ha lavorato per tanti anni, con passione e competenza e con quella capacità di dialogo e di tratto umano che sono una sua caratteristica. In un certo senso è come un ritornare ‘a casa’”.

Nel suo discorso di saluto, il cardinale Bertone ha invece ripercorso, tappa per tappa, il pontificato del Papa emerito, e, alla luce di questo, ha affermato: “Io vedo oggi in Papa Francesco non tanto una rivoluzione ma una continuità con Benedetto XVI pur nella diversità degli accenti e dei segmenti di vita personale”.

“Le nostre origini e i nostri percorsi, come ha detto lei, Santo Padre, sono diversi” ha proseguito, aggiungendo: “L’ascolto, la tenerezza, la misericordia, la confidenza sono stupende realtà che ho sperimentato personalmente con lei, Santo Padre, nella molteplicità dei colloqui, nei gesti, nelle sorprese delle telefonate, nei compiti che mi ha assegnato”.

“Grazie Papa Francesco per la sua benevolenza!” è quindi l’emozionato saluto del Segretario di Stato uscente. Anche Bertone ha poi voluto mettere in luce un ‘filo rosso’ che, a suo parere, unisce i due Papi e ne rafforza la continuità: “Il dono del consiglio spontaneo e ispirato, proiettato verso il futuro ma ricco di memoria, e poi la comune fervida devozione mariana”.

“Non c’è icona più bella dei due Papi di quella che li fotografa ciascuno raccolto in preghiera davanti alla statua della Madonna, e della Madonna di Fatima - ha concluso - A Fatima, nell’anno sacerdotale del 2010, Papa Benedetto, e a Roma, davanti alla medesima immagine, nell’anno della fede, Papa Francesco, per mettere l’intera Chiesa in stato di penitenza e di purificazione. Sembra proprio che da Fatima si debba ripartire”.