Seguendo valorosamente la stella di Cristo come i Magi d'Oriente

Nell'omelia per l'Epifania, il Papa nomina quattro nuovi vescovi invitandoli ad avere il "coraggio" e "l'umiltà di fede" dei Magi per non conformarsi alle "opinioni dominanti" 

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 883 hits

Uomini sapienti, socialmente elevati, colti conoscitori degli astri e formati alla filosofia. Allo stesso tempo, uomini dal cuore inquieto, uomini che non avevano interesse ad abbracciare il massimo sapere, ma soltanto conoscere la verità su Dio, sull’uomo e sul mondo, tanto da avventurarsi verso l’ignoto.

Così Benedetto XVI descrive la figura dei tre Magi nella Messa per la solennità dell’Epifania celebrata oggi in San Pietro, durante la quale - secondo una tradizione del Beato Giovanni Paolo II - ha ordinato quattro nuovi Vescovi, due per rappresentare la Chiesa di Cristo nel mondo, due per operare nella Curia romana.

Si tratta di mons. Georg Gänswein, segretario particolare di Benedetto XVI e prefetto della Casa Pontificia; mons. Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica; e di mons. Nicolas Thevenin e mons. Fortunatus Nwachukwu nominati Nunzi Apostolici rispettivamente in Guatemala e in Nicaragua.

Imitare i Magi è dunque l’invito del Papa ai quattro nuovi presuli. Seguire cioè l’esempio di questi “uomini spinti dalla ricerca inquieta di Dio e della salvezza del mondo” che “non si accontentavano del loro reddito assicurato e della loro posizione sociale forse considerevole”, ma “erano alla ricerca della realtà più grande”.

I Magi avevano alle spalle, infatti, ampi studi e competenze, ma gli mancava di sapere la cosa essenziale: “come si possa riuscire ad essere persona umana”. Per questo – spiega il Pontefice – “volevano sapere se Dio esista, dove e come Egli sia. Se Egli si curi di noi e come possiamo incontrarlo”. Erano, dunque, “ricercatori di Dio”.

Anche l’interesse del Vescovo deve essere “rivolto verso Dio”, perché “solo allora si interessa veramente anche degli uomini”. Egli, ribadisce il Santo Padre, deve essere “un uomo per gli altri”,  un uomo “toccato dalle vicende degli uomini”.

Come i Magi d’Oriente, sottolinea poi Benedetto XVI, un Vescovo “non deve essere uno che esercita solamente il suo mestiere e non vuole altro”, ma deve essere “conquistato da Dio”, “preso dall’inquietudine di Dio”.

“È questo che intendiamo quando diciamo che il Vescovo dev’essere soprattutto un uomo di fede” afferma il Papa. La fede, infatti, “non è altro che l’essere interiormente toccati da Dio”, in una condizione che “fa di noi dei pellegrini che sono in cammino verso il vero Re del mondo e verso la sua promessa di giustizia, di verità e di amore”.

In questo pellegrinaggio, il Vescovo “deve precedere, dev’essere colui che indica agli uomini la strada verso la fede, la speranza e l’amore”. Ma per adempiere questo compito, spiega il Papa, è fondamentale che egli fondi il suo ministero sulla preghiera, poiché “il pellegrinaggio interiore della fede verso Dio si svolge soprattutto nella preghiera”.

La preghiera che, se per Sant’Agostino era “attualizzazione e radicalizzazione del nostro desiderio di Dio”; per Benedetto XVI è, invece, “inquietudine” che “vuole strapparci alla nostra falsa comodità, al nostro essere chiusi nelle realtà materiali, visibili, rendendoci aperti e inquieti gli uni per gli altri”.

Tornando a riflettere sui Magi, Benedetto XVI punta poi la sua attenzione sul “coraggio” e sulla “umiltà della fede” dei tre Sapienti d’Oriente. Il coraggio “per accogliere il segno della stella come un ordine di partire, per uscire verso l’ignoto” su vie spesso pericolose. E l’umiltà di accettare “la beffa dei realisti che – spiega - potevano soltanto deridere le fantasticherie di questi uomini”.

Infatti, “chi partiva su promesse così incerte, rischiando tutto, poteva apparire soltanto ridicolo”. Non per questi uomini però, per cui “la ricerca della verità era più importante della derisione del mondo, apparentemente intelligente”.

“Come non pensare, in una tale situazione, al compito di un Vescovo nel nostro tempo?” si chiede il Santo Padre. Questa “umiltà del credere” sarà infatti sempre in conflitto con “l’intelligenza dominante”.

“Chi vive e annuncia la fede della Chiesa – sottolinea il Pontefice - in molti punti non è conforme alle opinioni dominanti. L’agnosticismo oggi largamente imperante ha i suoi dogmi ed è estremamente intollerante nei confronti di tutto ciò che lo mette in questione e mette in questione i suoi criteri”.

Pertanto per i Vescovi di oggi diventa particolarmente "pressante" contraddire gli orientamenti che dominano il mondo. Viene chiesto loro, dunque, un maggior valore, che non deve però esprimersi “nel colpire con violenza, nell’aggressività, ma nel lasciarsi colpire e nel tenere testa ai criteri delle opinioni dominanti”.

In tal senso, essi diventano “successori degli Apostoli”, e proprio in virtù di questo “devono attendersi di essere ripetutamente percossi, in maniera moderna, se non cessano di annunciare in modo udibile e comprensibile il Vangelo di Gesù Cristo”. Solo allora, afferma però il Papa, potranno “essere lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per Lui”.

Come gli Apostoli, inoltre, l’obiettivo non è ottenere l’approvazione della gente, esso “non è il criterio a cui ci sottomettiamo” rimarca il Santo Padre. Il criterio è invitare tutti “ad entrare nella gioia della verità che indica la strada”. Il criterio è “Lui stesso: il Signore”, e “se difendiamo la sua causa, conquisteremo sempre di nuovo persone per la via del Vangelo”.

Quindi, come i Magi che nel seguire la stella fino a Gesù sono diventati essi stessi “stelle che brillano nel cielo della storia e ci indicano la strada”, anche i vescovi oggi ordinati - conclude il Papa -  se “nuovamente legati a Cristo nel Sacramento”, diventeranno “astri che precedono gli uomini e indicano loro la via giusta della vita”.