Sei nuovi cardinali per esprimere il volto della Chiesa universale

Nella cerimonia per la creazione dei nuovi porporati, Benedetto XVI ha ricordato la prospettiva universale della Chiesa cattolica, quale carattere fondamentale della sua missione

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di Salvatore Cernuzio

CITTA’ DEL VATICANO, sabato, 24 novembre 2012 (ZENIT.org) – Aggregati alla Chiesa universale, per rafforzare i legami spirituali che uniscono la Chiesa intera, vivificata da Cristo e stretta attorno al Successore di Pietro. È questo il compito e l’onore che spetta ai sei nuovi porporati creati, questa mattina, da Benedetto XVI nel “mini-Concistoro” celebrato nella Basilica Vaticana.

I neo-cardinali sono: mons. James Michael Harvey, già prefetto della Casa Pontificia, nominato ieri arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura; Sua Beatitudine Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano); Sua Beatitudine Baselios Cleemis Thottunkal, arcivescovo maggiore di Trivandrum dei Siro-Malankaresi (India); mons. John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja (Nigeria); mons. Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotà (Colombia), e mons. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila (Filippine).

Si tratta del quinto Concistoro di Benedetto XVI; il primo così poco “affollato” rispetto a quelli del 2006, 2007, 2010 e soprattutto dello scorso febbraio, che aveva visto la creazione di 22 nuovi cardinali, di cui sette italiani e quindici stranieri, con dieci porporati scelti tra capi Dicastero della Curia romana.

La novità, invece, del piccolo Concistoro di oggi è che oltre ad allargare a 211 il numero dei porporati - di cui 120 elettori e 91 ultraottantenni – spinge la Chiesa cattolica al di là dei confini dell’Europa, ammettendo al Collegio cardinalizio sei presuli provenienti da tre continenti e da Paesi diversi: Stati Uniti, Libano, India, Nigeria, Colombia e Filippine.

Annunciandolo al termine del Sinodo dei Vescovi di ottobre, infatti, il Santo Padre pronunciò queste esatte parole: “Ho voluto, con questo piccolo Concistoro, completare il Concistoro di febbraio, proprio nel contesto della Nuova Evangelizzazione, con un gesto dell'universalità della Chiesa, mostrando che la Chiesa è Chiesa di tutti i popoli, parla in tutte le lingue, è sempre Chiesa di Pentecoste; non Chiesa di un Continente, ma Chiesa universale".

E proprio sul carattere dell'universalità della Chiesa si è incentrato il Pontefice nella sua allocuzione di stamane. “La Chiesa è cattolica perché Cristo abbraccia nella sua missione di salvezza tutta l’umanità” ha ribadito. 

Esordendo con le parole della solenne professione di fede - «Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica» - il Papa si è soffermato sul significato del termine «cattolica», quale “tratto essenziale della Chiesa e della sua missione”. Nello specifico, ha spiegato, “mentre la missione di Gesù nella sua vita terrena era limitata al popolo giudaico, era tuttavia orientata dall’inizio a portare a tutti i popoli la luce del Vangelo e a far entrare tutte le nazioni nel Regno di Dio”.

Tale prospettiva “universalistica” affiora dalla presentazione che Gesù fa di se stesso come «Figlio dell’uomo» (Mc 10,33). “Gesù – ha spiegato Benedetto XVI - si serve di questa espressione ricca e complessa e la riferisce a Se stesso per manifestare il vero carattere del suo messianismo, come missione destinata a tutto l’uomo e ad ogni uomo, superando ogni particolarismo etnico, nazionale e religioso”.

L'universalità della Chiesa di oggi attinge, quindi, alla sequela di Cristo, ovvero “all’universalità dell’unico disegno divino di salvezza del mondo”, che porta alla “comunione con Dio” e “vince frammentazione e dispersione”. Ciò, ha soggiunto, “emerge con chiarezza il giorno della Pentecoste, quando lo Spirito Santo ricolma della sua presenza la prima comunità cristiana, perché il Vangelo si estenda a tutte le nazioni e faccia crescere in tutti i popoli l’unico Popolo di Dio”. 

Pertanto la missione universale della Chiesa, ha precisato il Santo Padre, “non sale dal basso, ma scende dall’alto, dallo Spirito Santo, e fin dal suo primo istante è orientata ad esprimersi in ogni cultura per formare così l’unico Popolo di Dio”.

In quest’ottica “si colloca anche il Collegio Cardinalizio”, in quanto espressione del "volto della Chiesa universale”. “Attraverso questo Concistoro – ha affermato Benedetto XVI - desidero porre in risalto che la Chiesa è Chiesa di tutti i popoli, e pertanto si esprime nelle varie culture dei diversi Continenti. È la Chiesa di Pentecoste, che nella polifonia delle voci innalza un unico canto armonioso al Dio vivente”.

Rivolgendosi ai nuovi Cardinali, il Papa ha spiegato la simbolicità dei segni che accompagnano il rito odierno. La berretta rossa per ricordare «che dovete essere pronti a comportarvi con fortezza, fino all’effusione del sangue, per l’incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio». E l’anello come monito: «Sappi che con l’amore del Principe degli Apostoli si rafforza il tuo amore verso la Chiesa».

La cerimonia è proseguita con il rito di creazione e la proclamazione solenne dei nuovi Cardinali, insieme all'annuncio dell’Ordine presbiteriale o diaconale assegnatogli, oltre che del titolo o della diaconia della Chiesa dell’Urbe. E' seguita poi la professione di fede dei porporati davanti al popolo di Dio e il giuramento di fedeltà e obbedienza al Papa e ai Suoi successori.

Dopo la consegna dell’anello cardinalizio e l’imposizione della berretta, Benedetto XVI ha infine auspicato che i nuovi cardinali siano suoi “preziosi cooperatori”, mediante anche la “collaborazione con i dicasteri della Curia Romana”, e che si sentano sempre chiamati “a rendere coraggiosa testimonianza a Cristo”.