Seminari sulla vita affettiva e sessuale

Intervista alla sessuologa Nieves Gonzáles Rico

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SANT CUGAT DEL VALLÈS (SPAGNA), giovedì, 22 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Vivere bene la propria vita affettiva e sessuale è un qualcosa che si impara e a cui può contribuire anche l’insegnamento cristiano.



In questa intervista, la dottoressa Nieves Gonzáles Rico, medico sessuologo e Direttrice della Fondazione "Desarrollo y Persona" (www.desarrolloypersona.org), illustra i seminari di formazione promossi dalla sua Fondazione e attraverso i quali sono passati più di 2.000 educatori e 5.000 giovani in Spagna.

La dottoressa Gonzáles Rico riferisce a ZENIT che questi seminari si realizzano “nella fedeltà al magistero della Chiesa” e che tra le attività della sua Fondazione c’è un “progetto per l’elaborazione di materiale educativo ideato per facilitare e rafforzare, nei genitori, professori e catechisti, l’impostazione della sessualità improntata alla bellezza di una prospettiva nuova e autentica, che risponda ai desideri più profondi del cuore umano”.

Secondo lei, parlare di sesso ai ragazzi è qualcosa che devono fare sia i genitori che gli educatori?

Dott.ssa González: Certamente la responsabilità iniziale e fondamentale dell’educazione affettiva e sessuale spetta ai genitori, essendo questi i primi educatori dei bambini ed essendo la famiglia il luogo più idoneo alla creazione di un clima affettivo che difficilmente può essere riprodotto in altri ambienti.

Il tema del sesso deve essere affrontato nell’ambito dell’educazione all’amore e deve essere concepito come un processo che si sviluppa nell’arco della vita, in modo naturale, nell’ambiente familiare.

Inizia con la vita stessa, quando cominciamo a sviluppare la consapevolezza di “essere figli” e ad accettare con riconoscenza la vita ricevuta, fino ad arrivare all’esperienza della donazione definitiva della nostra persona nell’amore, che si realizza e si concretizza attraverso la donazione del corpo.

I genitori affidano poi i propri figli, sin da piccoli, alle catechesi delle parrocchie e agli istituti scolastici che fanno parte della propria comunità educativa. Per questo, insieme ai genitori, le altre figure fondamentali dell’educazione alla sessualità sono i catechisti e i professori.

Se ai bambini e alle bambine viene insegnata la storia, la matematica, la letteratura, ecc., perché non insegnare loro, nella stessa scuola, anche le basi dell’antropologia umana, delle relazioni interpersonali, della convivenza, ecc.?

Dott.ssa González: In effetti una delle indicazioni più coraggiose del Direttorio di Pastorale familiare della Chiesa spagnola è quella contenuta al n. 93: “Come complemento e sostegno al compito dei genitori è assolutamente necessario che tutte le scuole cattoliche preparino un programma di educazione affettivo-sessuale, sulla base di metodi sufficientemente collaudati e con la supervisione del vescovo”.

È importante che l’intervento a scuola avvenga quindi secondo una adeguata antropologia.

Come spiega il professor D. Juan José Pérez Soba, nell'introdurre il progetto per l’elaborazione di materiale educativo che sarà pubblicato prossimamente, con questa espressione si vuole indicare l’importanza di una impostazione in cui l’amore sponsale sia da subito considerato come parte del progetto di Dio e come un percorso specifico nel quale l’uomo impara a riconoscere il linguaggio di Dio nella propria vita, il linguaggio dell’amore vero.

Nella scuola è possibile accompagnare il giovane per aiutarlo ad imparare a riconoscere in sé questo linguaggio corporale dell’amore che Dio ha inciso sul proprio corpo e a riconoscere la propria debolezza e la necessità di ricevere aiuto.

Bisogna riconoscere inoltre che l’istituto formativo è per molti bambini e giovani motivo di una speranza che langue dentro la propria famiglia affetta spesso da gravi difficoltà.

Come è possibile spiegare il concetto di dominio delle passioni ai giovani che si trovano per definizione in un periodo di iperattività e di emozioni a fior di pelle?

Dott.ssa González: Certamente la pubertà e l’adolescenza sono una fase durante la quale nei giovani sopraggiungono cambiamenti fisici propri dello sviluppo e della maturazione sessuale, accompagnati da emozioni e sentimenti nuovi che spesso sono difficili da comprendere e integrare con la solitudine in cui si trovano.

Ma il giovane ha un desiderio immenso di essere felice e di imparare ad entrare bene in rapporto con gli altri.

Vuole amare ed essere amato e cerca relazioni autentiche nelle quali poter essere se stesso e sentirsi apprezzato e rispettato.

Se si entra in dialogo sincero con loro, capiscono che la passione deve essere giudicata dall’intelligenza e che devono usare la volontà per cercare il vero bene che non sempre coincide con “ciò che mi piace di più”.

Solo se accompagnati potranno maturare con il tempo. Imparano osservando e seguendo gli adulti.

Che esito stanno ottenendo questi seminari nel promuovere abitudini e comportamenti di vita salutari, il rispetto del proprio corpo e la conoscenza dei vari aspetti legati alla sessualità e alla fertilità?

Dott.ssa González: Se consideriamo l’ultimo anno accademico, hanno partecipato ai nostri seminari 5.000 giovani e quasi 2.000 educatori.

Vedendo l’accoglienza e il grande apprezzamento del lavoro compiuto, ci rendiamo conto dell’immensa necessità di formazione e di orientamento che c’è in questo ambito.

Questo è ciò che ci sprona a promuovere la realizzazione di corsi di formazione che si svolgeranno prossimamente a Sant Cugat (Barcellona) , Valladolid e Tenerife, e a pubblicare, insieme ad altri enti che lavorano come noi in modo professionale in questo campo, nella fedeltà al magistero della Chiesa, un progetto per l’elaborazione di materiale educativo ideato per facilitare e rafforzare, nei genitori, professori e catechisti, l’impostazione della sessualità improntata alla bellezza di una prospettiva nuova e autentica, che risponda ai desideri più profondi del cuore umano.