Senza Cristo il vuoto. Con Lui un Tempo Nuovo!

Abbiamo l'umiltà di chiedere al Signore di manifestarsi alla nostra mente e al nostro cuore?

Catanzaro, (Zenit.org) Egidio Chiarella | 567 hits

Un vero credente deve, a mio avviso, mettersi naturalmente in preghiera e chiedere con tutta l’energia possibile, di poter conoscere Cristo nella sua essenza. Se noi siamo infatti costituiti ad immagine e somiglianza di Dio, conosceremo in verità noi stessi e quindi gli altri, solo quando avremo conosciuto veramente il Figlio dell’Uomo. Noi infatti abbiamo una conoscenza esterna di Lui, lo conosciamo cercandolo e studiandolo nelle sacre scritture, ma non riusciamo ad entrare nel suo grande mistero. L’uomo di oggi è affannato perché, anche se crede, sa solo declinare Dio; non lo vive in profondità dentro di sé; non riesce a mostrarsi come strumento terreno del cielo! Si esalta però in azioni umanitarie pur apprezzabili, per poi magari disdegnare nella sua vita personale l’assunzione della Parola, come argine ad ogni ambigua contaminazione. Oggi, dice Papa Francesco, la società si è consegnata ad un relativismo comportamentale, che mostra puntualmente una faccia suadente, mentre alle spalle giustifica ogni azione, anche se contro la leggi di Dio, come un incidente di percorso fine a se stesso! Parliamo del Creatore, quando non ci vergogniamo, ma viviamo poi di Lui? Senza conoscerlo ciò è impossibile! Ma abbiamo l’umiltà di chiedere al Signore di manifestarsi alla nostra mente e al nostro cuore, per farci parte di sé, nello Spirito Santo?

C’è molta strada da fare in questa direzione. La superbia porta a credere di non avere bisogno di cercare Dio, ogni giorno, nella sua vera dimensione. La società è stanca e avvilita, proprio perché ha rinunciato di cercare la conoscenza assoluta del Signore. Esperienza questa non per pochi eletti, ma per ogni essere umano che vuole costruire un mondo capace di smascherare la falsità che lo sorregge, specie nelle decisioni più importanti per il benessere collettivo. L’uomo perciò cade, annaspa, si perde, si rialza, ma fino al tramonto del sempre precario risultato umano. Le ansie e i tormenti sono legati alle piccolezze terrene che spesso ci ostacolano e ci rendono vittime di un sistema manipolato e privo di ogni relazione con il Divino. La storia ci insegna che la gloria umana, cresciuta più volte all’ombra di un utilitarismo o di un materialismo, magari ben confezionati, si presenta grande solo in un momento temporale ben definito, per poi cadere inesorabilmente nella polvere. Si può vivere da cristiani e non conoscere veramente l’Autore della nostra fede? Si può pensare a Dio come un fantasma che appare e scompare nei nostri complicati pensieri? L’uomo può dimenticare che Dio è carne viva; è storia vissuta e modello di vita immortale anche sulla terra?

Penso proprio di no! La vera conoscenza non è altro che la comunione di natura tra l’uomo e Dio, che ci porta ad intendere la meraviglia dell’eternità nella nostra quotidiana esistenza. Ogni uomo può conoscere questa dimensione solo per grazia divina, non è dato ad ognuno cercarla a proprio gradimento. Senza lo Spirito Santo nessuno di noi può proiettarsi verso la conoscenza della verità in Cristo, che realizza nell’animo la nostra vera natura e ci permette di guardare all’altro, con gli occhi del fratello che ama il prossimo e lo aiuta a realizzarsi nella fede. Se un credente non conosce Cristo che tipo di cristiano rappresenta? Il vangelo perciò non può essere un libro come tanti altri, da consultare alla bisogna, perché si rischia, come succede oggi, di utilizzarlo strumentalmente solo alla luce  di quanto conviene sostenere per sé. Ma che conoscenza si ha del vangelo? Lo conosciamo nella sua Lettera? Lo comprendiamo dallo Spirito santo? Lo rendiamo Carne Viva, intanto che il mondo giustifica le scorciatoie, anche più pericolose, per superare un qualsiasi conflitto? Riusciamo a testimoniare la sua Parola anche dinnanzi all’incomprensione altrui? Siamo capaci di leggere nei drammi, che sconvolgono la nostra vita, la mano del Signore che ci mette alla prova? Confidiamo serenamente in Lui quando la casa sta per crollare, senza dubitare della sua misericordia? Cristo c’è, se c’è il nostro si a questi interrogativi! L’uomo, che disconosce la sua natura divina, rallenta di fatto il vero cammino della storia. Le tentazioni diventano così “diritti” e il crocefisso viene nascosto in cantina! Il mio Arcivescovo, Mons Vincenzo Bertolone, in un’intervista su “l’Ora della Calabria”, richiamava infatti l’uomo, a qualsiasi livello impegnato, alla coerenza nel vangelo, con Cristo al centro. Condizione questa indispensabile per superare una crisi spirituale e sociale sempre più acuta, aprendo ad un mondo più giusto e nella pace. Senza Cristo il vuoto. In Lui un Tempo Nuovo!

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