Senza Dio non c’è futuro, neanche per il liberalismo

Il Cardinale Ruini presenta il libro di Pera: “Perché dobbiamo dirci cristiani”

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di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 4 dicembre 2008 (ZENIT.org).- Intervenendo a Roma, questo giovedì, alla presentazione del libro del senatore Marcello Pera, “Perché dobbiamo dirci cristiani. Il liberalismo, l’Europa, l’etica” (Mondadori 2008), il Cardinale Camillo Ruini ha auspicato l’alleanza tra cattolici e laici per superare le sfide della modernità.

Il Cardinale Ruini ha espresso “personale gratitudine” al senatore Pera “per “la forte e fortemente argomentata affermazione dell’importanza di dirsi cristiani oggi”.

Il porporato ha constatato che il libro di Pera è “in buona misura contro corrente” perché  il punto di vista di partenza è quello “del laico e liberale che si rivolge al cristianesimo per chiedergli le ragioni della speranza”.

Il libro si colloca nell’ambito di un grande dibattito, tra “coloro che vorrebbero espungere il cristianesimo dalla nostra cultura pubblica, o almeno ridimensionare la sua presenza”, e quello di “coloro che cercano invece di mantenere e rimotivare questa presenza, ritenendola oggi particolarmente necessaria e benefica”.

Secondo Pera, per superare la crisi che sta attanagliando l’Occidente non basta trincerarsi nel solo ruolo di “cristiani per cultura”, al contrario è necessario superare un razionalismo chiuso e aprirsi all’ampiezza dell’esperienza umana, non amputandola della presenza nella nostra vita del senso del divino, del mistero, del sacro e dell’infinito.

Pera cita Kant quando, nella Critica della ragion pratica, sostiene che “è moralmente necessario ammettere l’esistenza di Dio” e che “la speranza comincia soltanto con la religione”.

E questo vale soprattutto per la vita politica, “le leggi non bastano, occorrono virtù adeguate e a tal fine la religione cristiana deve essere anche un sentimento, che si traduce in un costume civile”.

“In questo contesto il senatore spiega che relativismo è incompatibile con il liberalismo, e a maggior ragione con il cristianesimo”, rovesciando la tesi secondo cui “un atteggiamento relativistico sia indispensabile per la realizzazione di una società libera”.

Il Cardinale Ruini ha rilevato come nel libro di Pera si ricordi quanto la matrice teista e cristiana sia stata decisiva per la dottrina dei diritti fondamentali dell’uomo in quanto uomo.

A questo proposito, il saggio di Pera riporta la Dichiarazione di indipendenza americana dove è scritto che  “tutti gli uomini sono creati uguali,… dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili”.

Così, mentre da una parte si conferma l’incompatibilità del liberalismo con il relativismo, dall’altra emerge il suo “nesso non estrinseco”, storico e concettuale, con il cristianesimo.

Il Cardinale Ruini ha quindi notato con interesse le differenze tra il saggio di Benedetto Croce  “Perché non possiamo non dirci cristiani” e il libro di Pera.

Mentre Croce, pur riconoscendo i meriti della rivoluzione cristiana, “vuole identificare l’autentico liberalismo con il superamento della religione”, Pera sostiene che “l’essenza del liberalismo ha il suo radicamento nell’immagine cristiana di Dio” e, come ha sottolineato Benedetto XVI nella lettera al senatore “il liberalismo distrugge se stesso se abbandona questo suo fondamento”.

Di particolare attualità la parte del libro dove il senatore parla dell’unità dell’Europa e afferma senza esitazioni che “l’Europa deve dirsi cristiana” perché il “patriottismo costituzionale”, come sembra proporre Habermas, “lascia l’Europa senza una precisa identità e senza un principio realmente unificante, oltre a dividere l’Occidente allontanando l’Europa dall’America”.

A questo proposito il Cardinale Ruini ha affermato “o il liberalismo si sposa con una concreta dottrina del bene, in particolare quella cristiana che gli è congenere, e allora esso ha qualcosa da offrire alla crisi morale contemporanea, o invece il liberalismo si professa autosufficiente, ‘neutrale’ o ‘laico’, e allora diventa un moltiplicatore della crisi stessa”.

Dopo aver condiviso quanto scritto dal Pontefice sul libro di Pera, il porporato ha aggiunto che “delle cinque prese di posizione in cui essa si articola, soltanto quella riguardante il rapporto tra Europa e cristianesimo può considerarsi la riaffermazione di una linea ben nota della Chiesa e dei Pontefici, sebbene anche qui suoni nuovo il parlare, da parte di un Pontefice, del fondamento cristiano-liberale dell’Europa”.

“Le altre quattro prese di posizione, sul radicamento del liberalismo nell’immagine cristiana di Dio, sulla multiculturalità, sul dialogo interculturale piuttosto che interreligioso e infine sul rapporto tra il liberalismo e la dottrina cristiana del bene, - ha precisato il Cardinale Ruini - costituiscono degli sviluppi o chiarimenti assai significativi che contribuiranno non poco al dibattito in corso sui rapporti tra il cristianesimo e il mondo contemporaneo”.

Il porporato ha concluso rinnovando l’invito di Benedetto XVI ad “allargare i confini della ragione” ribadendo la “necessaria e urgente e crescente collaborazione tra cattolici e laici”.