Senza giustizia non ci sarà pace in Colombia (Seconda parte)

Intervista con il vescovo di Girardota, mons. Guillermo Orozco Montoya

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ROMA, sabato, 19 maggio 2012 (ZENIT.org).- La prima parte dell’intervista a mons. Guillermo Orozco Montoya è stata pubblicata ieri, venerdì 18 maggio.

Qual è la risposta della Chiesa? Come cerca di trasmettere una cultura della vita, per tutti?

Mons. Guillermo Orozco Montoya: Penso che la cosa fondamentale è la questione dei valori, perché c'è crisi laddove non ci sono valori. Ma ecco il problema: dove si genera una cultura di valori, se non nella famiglia? E se ci sono già problemi nella famiglia, noi dobbiamo iniziare a lavorare dalla famiglia. Come vescovo mi sono dedicato e ho iniziato nel Guaviare, un lavoro con le coppie - non solo quelle sposate, anche quelle di fatto – trattando argomenti come imparare a vivere insieme, come riconciliarsi, per salvare i valori della vita di coppia e formare i figli secondo virtù.

In Colombia esiste la cosiddetta “Commissione di Conciliazione Nazionale”. Che cos'è questa iniziativa? Da chi parte? La Chiesa cattolica ne fa parte?

Mons. Guillermo Orozco Montoya: Non solo ne fa parte, ma l'iniziativa è partita proprio dalla Chiesa cattolica. In concreto la Commissione Episcopale Colombiana ha creato la Commissione di Conciliazione Nazionale, la quale cerca di cercare un incontro tra il governo e i gruppi armati.

La Commissione ha presentato una proposta di Accordo Nazionale di Pace e di Conciliazione. Quali i requisiti e i punti salienti?

Mons. Guillermo Orozco Montoya: La commissione ha propiziato questo accordo. C'è stata la partecipazione di tutto il Paese, di tutte le classi sociali, di tutti i gruppi, di tutte le fedi... Ci sono state più di 300 sessioni di lavoro con oltre 7500 dirigenti del Paese. Questo ha portato ad un accordo condiviso per poter ottenere la pace in Colombia. L’accoro è fondato su otto requisiti, tra cui una politica di riconciliazione e di pace che guiderà i negoziati.

A che cosa si riferisce?

Mons. Guillermo Orozco Montoya: Beh, ad esempio, il governo sta discutendo una legge sulla proprietà delle terre ed una sulla difesa delle vittime. La Legge sulle Terre consiste nell’impegno del governo a restituire le terre a coloro che le hanno perse, recuperandole da chi le ha prese. Si prevede anche un assegnazione delle terre acquistate dal governo stesso. Ed ecco il problema... Dove sono i soldi per questo? Ci vogliono miliardi, perché stiamo parlando di gente colpita sin dal 1980. 

E la Legge sulla difesa delle Vittime?

Mons. Guillermo Orozco Montoya: La Legge sulla difesa delle Vittime prevede che queste possano accedere a tutto quello a cui non hanno potuto accedere a causa della violenza. Cioè si intende garantire loro una casa per vivere, assistenza sanitaria e sicurezza sociale, opportunità per studiare. Se il governo ci riesce sarà un grande passo avanti verso la riconciliazione.

E questo quello che La Chiesa indica come il “minimo necessario”?

Mons. Guillermo Orozco Montoya: Esattamente. Noi chiediamo anche l'equità nell'accesso alle opportunità per una vita dignitosa. Nel nostro Paese si parla di due Colombie. Una di coloro che vivono nelle periferie e un'altra di quelli che vivono nella città. Quelli che vivono in zone emarginate e gli altri che vivono nelle zone ricche. Si tratta dunque di realizzare l'equità nei diritti, nelle opportunità, nell’educazione. Il raggiungimento di questi obiettivi toglie spazio alla violenza e facilita la riconciliazione.

Il beato Giovanni Paolo II ha visitato la Colombia 25 anni fa e il suo messaggio era di pace e di riconciliazione. Anche Paolo VI è stato in Colombia…

Mons. Guillermo Orozco Montoya: Sì, Paolo VI è stato in Colombia nel 1968 e ha pronunciato una frase che non abbiamo mai dimenticato: “Finchè ci sarà ingiustizia non ci sarà pace in Colombia”. Se ne è parlato molto perché l’ingiustizia è presente anche in altri Paesi ma non c’è violenza come in Colombia. Indubbiamente, molti dei problemi sono generati dalla corruzione, perché il problema numero uno in Colombia è senza dubbio la corruzione.

Cercare la giustizia e rivalutare il dono della vita sarebbero la base di questo nuovo ordine per creare una società pacifica?

Mons. Guillermo Orozco Montoya: In una parola direi ‘salvare e tornare ai valori del Vangelo’, garantire il rispetto per la vita, la dignità e il rispetto per l'altro. Abbiamo bisogno di evangelizzazione per promuovere una cultura che porta alla tolleranza e alla fede in Dio... La fede in Dio è precisamente uno dei motivi per il quale, nonostante le circostanze, il Paese rimane un Paese vitale. Ci fu un tempo in cui si diceva che era diventato invivibile e nonostante i problemi la Colombia è oggi il quarto Paese al mondo con la gente che manifesta più entusiasmo per la vita...

E uno dei Paesi con più vocazioni nella Chiesa cattolica... Abbiamo parlato molto delle ombre, ma poco delle luci della Colombia. Si tratta di uno dei Paesi che genera più vocazioni al mondo, ci sono molti sacerdoti e religiose colombiane sparsi per tutto il pianeta.

Mons. Guillermo Orozco Montoya: E' così. Tra noi vescovi c'è un gran desiderio di Dio, e lo stiamo seminando nei seminaristi, nella speranza che le vocazioni servano non solo per soddisfare le nostre necessità, ma per andare ed evangelizzare il mondo. Un esempio concreto: la mia diocesi conta 400 sacerdoti e la metà di loro sono missionari in Africa, in Europa e in altri Paesi dell'America Latina.

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Questa intervista è stata condotta da María Lozano per Where God Weeps, un programma televisivo e radiofonico settimanale realizzato in collaborazione con l’organizzazione internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre.

Aiuto alla Chiesa che soffre: www.acn-intl.org
Aiuto alla Chiesa che soffre Italia: www.acs-italia.glauco.it
Where God Wheeps: www.wheregodweeps.org

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Paul De Maeyer]