"Senza il lavoro l'uomo non può realizzarsi"

Al congresso della CISL, il cardinale Bagnasco invita a riscoprire l'associazionismo e il suo "valore profetico"

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 376 hits

Occorre un “ripensamento” e una “analisi critica” del modello di sviluppo economico praticato finora. Inoltre la crisi economica, “se affrontata con capacità autocritica, coraggio e determinazione, può e deve diventare occasione di discernimento e di nuova progettualità”.

Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, durante il suo intervento in occasione del XVII Congresso della CISL, che si svolge a Roma dal 12 al 15 giugno sul tema L'Italia della responsabilità, un sindacato nuovo per un nuovo Paese.

Bagnasco ha ribadito che la Dottrina Sociale della Chiesa “non intende delineare un preciso modello di sviluppo”, né offrire “soluzioni tecniche e preconfezionate” ma piuttosto “principi capaci di orientare tali scelte”, a partire dalla “dignità dell’uomo”.

Nel lavoro “è in gioco l’umanità stessa dell’uomo, perché è espressione della sua persona, della sua intraprendenza e del suo ingegno”: per questo motivo “del lavoro l’uomo ha diritto”, altrimenti “non può realizzarsi come persona”, ha spiegato il porporato.

Nel contesto sociale attuale, tuttavia, molte persone sono condannate all’impoverimento: non si tratta soltanto di un “impoverimento economico” ma “ancor più culturale e antropologico”, in quanto non è in grado di far fruttare il “capitale umano”.

La dilagante disoccupazione, ha proseguito Bagnasco, rivela un “impatto psicologico talvolta devastante”, poiché trasmette, in particolare ai più giovani, “il triste messaggio che di loro la società non ha bisogno”.

La crescita economica, ha osservato il presidente della CEI, non sempre comporta una “reale redistribuzione e partecipazione dei benefici raggiunti, rimanendo estremamente selettiva” e dando luogo a una “polarizzazione nel possesso delle ricchezze e a un’inaccettabile forbice tra i salari”.

Nel concreto, ha proseguito il cardinale, sono necessarie politiche “di crescita e di lavoro per le generazioni che verranno” e un “consistente investimento finanziario a favore delle aziende, soprattutto di quelle medie e piccole, che più delle altre faticano a ricevere prestiti e a proseguire la loro attività”. Pur se “fondamentale” per la ripresa economica, la riduzione dell’imposizione fiscale da sola non è quindi sufficiente, ha sottolineato Bagnasco.

Secondo il presidente dei vescovi italiani, vanno inoltre combattuti “l’eccessiva burocratizzazione”, i “troppi sprechi”, le “eccessive e ingiustificabili disuguaglianze”, assieme alla “illusione del guadagno facile”.

È opportuno tornare a valorizzare le imprese, specie nell’ambito della “industria manifatturiera”, tuttavia sono anche necessari, “investimenti sui lavori di cura, sul versante assistenziale, educativo e sociale”. Altro fattore che, da solo, non basta a far ripartire l’economia sono i “consumi”.

Nella crisi economica, la questione centrale rimane “di tipo etico”, ha ricordato Bagnasco. “Senza un vero rinnovamento morale, gli sforzi per risanare l’economia e il tessuto sociale si dimostrerebbero sempre parziali e instabili”, ha detto.

C’è bisogno, quindi, di una rivalutazione del lavoro come “relazione sociale” e di un “nuovo patto sociale”, superando la “concezione individualistica” e la “esasperata competitività”.

Il sistema economico deve smettere di essere alla stregua di una partita di calcio dove “la vittoria dell’uno comporti la sconfitta dell’altro” ma va trasformato in modo che “tutte le parti possano vincere, perché non hanno lottato le une contro le altre, ma insieme contro i problemi che affliggono gli uomini e la società”.

Il presidente della CEI si è poi soffermato sul ruolo prezioso dell’associazionismo che “riveste un compito imprescindibile e di valore addirittura profetico” e sulla necessità di un “sindacato nuovo” che sia “luogo intelligente di dialogo, di condivisione dei valori, di rivendicazione dei diritti e lotta contro le ingiustizie”.

Tutti gli attori sociali ed economici devono quindi disporsi al dialogo, purché non scadano nella “accettazione acritica di ciò che non è negoziabile” ma siano capaci di “pensare e lavorare insieme, mettendo da parte interessi corporativi e particolarismi, nella consapevolezza che o ci si salva insieme o tutti si è destinati al declino”, ha quindi concluso il cardinale Bagnasco.