"Senza un rapporto costante con Dio, la missione diventa un mestiere"

Durante la messa con i seminaristi e i novizi, papa Francesco mette in guardia sia da una "visione mondana e trionfalistica" dell'evangelizzazione, sia dallo scoraggiamento

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 994 hits

Per il secondo giorno consecutivo, papa Francesco ha incontrato i seminaristi e i novizi, nell’ambito delle giornate dell’Anno della Fede dedicate alle vocazioni.

Dopo l’udienza di ieri, stamattina il Santo Padre ha celebrato messa in loro presenza nella Basilica di San Pietro, sottolineando: “Oggi la nostra festa è ancora più grande perché ci ritroviamo per l’Eucaristia, nel giorno del Signore”.

I futuri sacerdoti e religiosi, ha detto il Pontefice, rivolto ai seminaristi e novizi presenti, rappresentano “la giovinezza della Chiesa”: la loro fase vocazionale attuale, ha spiegato, è una sorta di “momento del fidanzamento”, di “stagione della scoperta, della verifica, della formazione”, in cui “si gettano le basi per il futuro”.

Partendo dalla Liturgia della Parola odierna, papa Francesco si è quindi soffermato su tre “punti di riferimento della missione cristiana” di cui anche i seminaristi e i sacerdoti sono investiti.

Il primo elemento è “la gioia della consolazione” che richiama alla lieta esortazione che il profeta Isaia (cfr. Is 66,10) rivolge al popolo d’Israele reduce dal “periodo oscuro dell’esilio”. Il profeta invita il suo popolo alla gioia perché “il Signore effonderà sulla Città santa e sui suoi abitanti una ‘cascata’ di consolazione, di tenerezza materna”, ha detto il Papa.

Ogni cristiano, quindi, ha aggiunto, è chiamato a trasmettere “questo messaggio di speranza che dona serenità e gioia: la consolazione di Dio, la sua tenerezza verso tutti”. Venendo “consolati da Lui”, i cristiani devono, a loro, volta trasmettere questa consolazione.

Al giorno d’oggi, ha proseguito Francesco, la gente ha bisogno in primo luogo di parole e gesti che testimonino “la misericordia, la tenerezza del Signore, che scalda il cuore, che risveglia la speranza, che attira verso il bene”.

Il secondo punto di riferimento della missione è “la croce di Cristo”. Come spiega San Paolo nella Seconda Lettura di oggi (cfr. Gal 6,14), un cristiano non ha altro vanto che la Croce: confermandosi nella morte di Gesù, l’Apostolo delle genti si è fatto partecipe della sua resurrezione e della sua vittoria.

“Nell’ora del buio e della prova è già presente e operante l’alba della luce e della salvezza. Il mistero pasquale è il cuore palpitante della missione della Chiesa!”, ha affermato il Santo Padre, mettendo anche in guardia sia dalla trappola di “una visione mondana e trionfalistica della missione”, sia dallo “scoraggiamento” che può nascere dai fallimenti.

La “fecondità dell’annuncio del Vangelo” non si misura con le categorie umane del “successo” o dell’“insuccesso” ma soltanto dal “conformarsi alla logica della Croce di Gesù”, ovvero “dell’uscire da se stessi e donarsi, la logica dell’amore”.

Terzo elemento fondamentale della missione è “la preghiera”. Gli operai per la messe, di cui parla il Vangelo di oggi (cfr. Lc 10,2), “non sono scelti attraverso campagne pubblicitarie o appelli al servizio e alla generosità, ma sono «scelti» e «mandati» da Dio. Per questo è importante la preghiera”, ha spiegato papa Francesco.

Ricordando le parole del papa emerito Benedetto XVI, Francesco ha sottolineato che la Chiesa “non è nostra ma è di Dio” e che “il campo da coltivare è suo”. La missione, quindi, “è soprattutto grazia” e non è concepibile un apostolato che non sia sostenuto dalla preghiera.

“Siate uomini e donne di preghiera!”, è stata poi l’esortazione del Papa ai seminaristi e novizi, uno dei quali - ha raccontato Francesco – ha confidato ieri al Pontefice che “l’evangelizzazione si fa in ginocchio”.

Se manca un rapporto costante con Dio, “la missione diventa un mestiere” ed è sempre in agguato il rischio dell’“attivismo” e dell’eccessiva confidenza nelle “strutture”, ha osservato il Santo Padre. Del resto Gesù, prima di ogni evento o decisione importante “si raccoglieva in preghiera intensa e prolungata”. Anche “nel vortice degli impegni più urgenti e pressanti” va coltivata una “dimensione contemplativa”, ha aggiunto.

Più la missione richiama verso le “periferie esistenziali”, più il cuore del missionario deve battere all’unisono con “quello di Cristo, pieno di amore e misericordia”.

Concludendo l’omelia, papa Francesco ha ricordato che la diffusione del Vangelo non dipende né “dal numero di persone” coinvolte, né “dal prestigio dell’istituzione” e nemmeno “dalla quantità di risorse disponibili” ma soltanto “dall’amore di Cristo”.