"Serata bavarese" in onore del Papa a Castel Gandolfo

L'Arcidiocesi di München und Freising in pellegrinaggio nella residenza estiva del Santo Padre

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CASTEL GANDOLFO, sabato, 4 agosto 2012 (ZENIT.org) - E' stato oggi l'ultimo giorno del pellegrinaggio a Roma dell’arcidiocesi di München und Freising, iniziato mercoledì 1° agosto. Nel cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, l'Arcidiocesi ha organizzato, ieri sera, alle ore 18, una "serata bavarese" in onore di Benedetto XVI, come regalo per il Suo 85° genetliaco, celebrato lo scorso 16 aprile.

Oltre mille fedeli, guidati dall’Arcivescovo Cardinale Reinhard Marx e dall’Arcivescovo emerito Card. Friedrich Wetter, hanno preso parte alla manifestazione nel corso della quale artisti di tutte le regioni dell’arcidiocesi hanno eseguito musiche, canti e danze della tradizione bavarese.

Particolarmente folta la rappresentanza degli alpini Bayerische Gebirgsschützen, che prima dell’ingresso al Cortile, in Piazza della Libertà a Castel Gandolfo, nei loro costumi folkloristici e con armi a salve hanno sparato in onore del Santo Padre. 

Al termine della serata, il Papa ha rivolto ai presenti le parole che riportiamo di seguito:

***

Signori Cardinali,
cari Confratelli,
cari amici!

Al termine di questa «serata bavarese» posso dirvi soltanto di vero cuore un «Vergelt’s Gott» [«Dio ve ne renda merito»]. È stato bello essere qui, al centro del Lazio, a Castel Gandolfo, e allo stesso tempo in Baviera. Sono stato proprio «dahoam» [a casa], e devo fare i complimenti al Cardinale Marx, perché già riesce a pronunciare così bene questa parola!

Abbiamo potuto percepire che la cultura bavarese è una cultura allegra: noi non siamo persone rudi, non si tratta di semplice divertimento, ma è una cultura allegra, imbevuta di gioia; nasce da un’interiore accettazione del mondo, da un sì interiore alla vita che è un sì alla gioia. Essa si fonda sul fatto che noi siamo in sintonia con la Creazione, in sintonia con lo stesso Creatore e che per questo sappiamo che è bene essere persona.

È vero, si deve dire che Dio, in Baviera, ci ha facilitato il compito: ci ha donato un mondo così bello, una terra così bella che diventa facile riconoscere che Dio è buono ed esserne felici. Allo stesso tempo, però, Egli ha anche fatto in modo che gli uomini che vivono in questa terra proprio a partire dal loro «sì» hanno saputo darle la sua piena bellezza; solo attraverso la cultura delle persone, attraverso la loro fede, la loro gioia, i canti, la musica e l’arte è diventata così bella come il Creatore, da solo, non voleva fare, ma solo con l’aiuto degli uomini.

Ora, qualcuno potrebbe dire: ma sarà lecito essere tanto felici, quando il mondo è così pieno di sofferenza, quando esiste tanta oscurità e tanto male? È lecito essere così spavaldi e gioiosi? La risposta può essere soltanto: «sì»! Perché dicendo «no» alla gioia non rendiamo servizio ad alcuno, rendiamo il mondo solamente più oscuro. E chi non ama se stesso non può dare nulla al prossimo, non può aiutarlo, non può essere messaggero di pace.

Noi questo lo sappiamo dalla fede, e lo vediamo ogni giorno: il mondo è bello e Dio è buono. E per il fatto che Egli si è fatto uomo ed è venuto in mezzo a noi, che Egli soffre e vive con noi, noi lo sappiamo definitivamente e concretamente: sì, Dio è buono ed è bene essere persona. Noi viviamo di questa gioia, e partendo da questa gioia cerchiamo anche di portare gioia agli altri, di respingere il male e di essere servitori della pace e della riconciliazione.

Ora, certo, dovrei ringraziare tutti, uno per uno, ma la memoria di un anziano non è affidabile. Quindi, preferisco evitarlo. Vorrei comunque ringraziare il caro Cardinale Marx per avere lanciato l’idea di questa «serata», per avere trasportato la Baviera a Roma e per averci reso in questo modo tangibile l’unità interiore della cultura cristiana; vorrei ringraziarlo per avere radunato Bavaresi della nostra arcidiocesi, dalla Bassa Baviera fino all’«Oberland», dalla Regione del «Rupertigau» fino al «Werdenfelser Land»; vorrei ringraziare la presentatrice, che ci ha regalato un bavarese così bello: non credo di essere capace di parlare il bavarese, ed essere, allo stesso tempo, così «elevato», ma lei lo sa fare.

Ringrazio tutti i gruppi, i fiati…, ma, ecco, non voglio iniziare. Voi lo sapete: tutto mi ha toccato profondamente e di tutto questo sono riconoscente e felice. Certo, i «Gebirgsschützen», che ho potuto sentire solo da lontano, meritano un ringraziamento particolare, perché io sono un «Schütze» onorario, anche se, a suo tempo, sono stato un schütze mediocre. Poi, ringrazio particolarmente te, caro Cardinale Wetter, per essere venuto: tu sei il mio diretto successore nella sede di San Corbiniano; hai guidato per un quarto di secolo l’arcidiocesi da buon Pastore: grazie per essere presente!

(in italiano)
Cardinale Bertello, grazie per la sua presenza. Spero che anche lei abbia sentito che la Baviera è bella e la cultura della Baviera è bella.

(in tedesco)
Ora, come mio ringraziamento, posso darvi soltanto la mia Benedizione, ma prima cantiamo insieme l’Angelus e, nella misura in cui lo conosciamo, l’«Andachtsjodler» [canto religioso in forma di jodler]. Di cuore, «Vergelt’s Gott» [Dio ve ne renda merito]!

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