Serio impegno della Chiesa nella lotta contro la fame nel mondo

Intervento del Cardinal Martino alla FAO

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ROMA, giovedì, 9 novembre 2006 (ZENIT.org).- Intervenendo allo “Special Event” sull’implementazione del diritto all’alimentazione, organizzato dalla FAO il 4 novembre, il Cardinale Renato Martino ha ricordato il serio impegno della Chiesa nella lotta contro la fame nel mondo.



“Un’iniziativa che sta avendo un impatto positivo sulle donne e sul loro ruolo nella sicurezza alimentare – ha spiegato – è la National Women Farmer’s Association (NAWFA)”, che ha come membri più di 30.000 donne coltivatrici di sesamo sostenute dal Catholic Relief Services’ Market-Led Sesame Program in Gambia.

Il programma mira a migliorare la sicurezza alimentare familiare per le famiglie rurali promuovendo il loro accesso a beni e servizi.

Il Dallol Maouri Villane Banking Program, sempre sostenuto dai Catholic Relief Services (CRS), fornisce servizi finanziari e non a più di 2.500 donne povere imprenditrici nelle zone rurali del sud del Niger.

In Niger, ha proseguito, esiste un programma di microfinanziamento di CRS che per la fine del 2006 fornirà risparmi e servizi di credito a 5.000 clienti. Un comitato composto dalla Chiesa cattolica e da partner locali sta attualmente lavorando con CRS per assicurare che il programma di microcredito venga trasformato in un’istituzione sostenibile.

Caritas Niger, dal canto suo, ha iniziato a distribuire più di 1.000 tonnellate di generi alimentari d’emergenza. Circa 43.000 persone nella regione hanno ricevuto finora razioni alimentari d’emergenza.

In Sudan la Food Security Initiative (FSI), sostenuta da CRS e da altre ONG cattoliche, mira ad aumentare la sicurezza alimentare in 120 villaggi nei distretti di Tanout e Dogondoutchi, insegnando nuove tecniche nel settore dell’agricoltura e del giardinaggio.

Operano invece in Sri Lanka i Jesuit Relief Services e la Caritas, che continuano a fornire aiuti d’emergenza alle centinaia di migliaia di persone che hanno dovuto lasciare la propria casa a causa dell’escalation di violenza nelle zone settentrionali e orientali del Paese.

“Questi non sono altro che alcuni dei molti esempi di come istituzioni e organizzazioni cattoliche nel mondo siano state e continuino a stare sul posto lavorando a programmi per migliorare la disponibilità di cibo aumentando gli alimenti di base e la produzione di scorte, promuovendo gli impianti di immagazzinamento e investendo nelle infrastrutture agricole”.

“Queste stesse organizzazioni hanno sviluppato programmi volti a migliorare l’accesso familiare al cibo aumentando il reddito e i risparmi non agricoli, inclusi i programmi di microcredito”, ha constatato.

“Si sono anche impegnate in progetti volti a migliorare l’abilità individuale ad utilizzare cibo, sostenendo programmi sanitari per la sopravvivenza dei bambini, per la salute delle madri e dei bambini e migliori infrastrutture sanitarie, così come l’educazione sull’HIV/AIDS”.

Su scala globale, ha affermato il porporato, “lo sviluppo agricolo sostenibile deve essere promosso incoraggiando lo studio e lo sviluppo di colture che diano una grande produzione”.

“E’ particolarmente importante che, dove sia possibile, i risultati di un tale sviluppo siano resi disponibili nelle parti del mondo in cui la produzione agricola è carente”, ha dichiarato.

Secondo il Cardinal Martino, se si vuole che nel mondo ci sia un’agricoltura sostenibile, “la comunità internazionale deve riconoscere che la pace è una condizione prioritaria e fondamentale”.

“Le guerre portano non solo povertà; provocano anche carestia causando massicci spostamenti di persone e rendono la terra insicura o inadatta per la produzione di cibo”, ha denunciato.

La critica situazione attuale, secondo lui, può essere superata solo “con un atteggiamento di solidarietà che tocchi ogni aspetto dello sviluppo: formazione e utilizzo del capitale, investimenti, surplus, sistemi di produzione e distribuzione. Ogni fase ha una sottostante dimensione morale ed etica. Le politiche economiche stesse non possono essere separate dalla considerazione etica”.

“Tutte le persone di buona volontà sono capaci di percepire le questioni etiche che sono in gioco e che sono collegate al futuro dell’economia mondiale: combattere la fame e la malnutrizione, contribuire alla sicurezza alimentare e allo sviluppo agricolo endogeno dei Paesi in via di sviluppo, sviluppare il potenziale di esportazioni di questi Paesi e preservare le risorse naturali di rilevanza mondiale”.

L’insegnamento sociale della Chiesa considera tutti questi aspetti come “componenti fondamentali del bene comune universale, che deve essere identificato e promosso dai Paesi sviluppati”.

“Il bene comune universale, una volta riconosciuto, dovrebbe essere l’ispirazione per rafforzare la struttura legale, istituzionale e politica che governa il commercio internazionale – ha osservato –. Ciò richiederà coraggio da parte dei leader delle istituzioni sociali, governative e commerciali, visto che oggi è molto difficile inserire gli interessi di ogni individuo in una consistente visione del bene comune”.

Per il porporato, di fronte alle crisi ricorrenti e alla ricerca del proprio specifico interesse, ci devono dunque essere cooperazione e solidarietà tra gli Stati, “ognuno dei quali dovrebbe essere attento ai bisogni dei suoi cittadini più deboli, che sono i primi a soffrire la povertà”.

“Senza questa solidarietà – ha concluso –, c’è il rischio di limitare o anche di ostacolare il mondo delle organizzazioni internazionali che cerca di combattere la fame e la malnutrizione”.