Sesto anno della Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità dell'ONU

Il commento del presidente di "Cristiani per servire"

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di Franco Previte*

ROMA, giovedì, 6 dicembre 2012 (ZENIT.org).- Oggi ricorre il sesto anno dall’adozione avvenuta a New York da parte dell’ONU, della “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità” (Distr. General A/61/617 Sixty First Session), ratificata (e pubblicata dalla Gazzetta Uff. n. 61 del 14 marzo 2009) dal Parlamento Italiano il 20 febbraio 2009, (con un Preambolo e 50 articoli) compreso il Protocollo Opzionale (composto da 18 articoli), incarnata nella legge 3 marzo 2009 n° 18.

Le mie riflessioni, con l’obiettivo del bene comune, sono tese ad illustrare un provvedimento legislativo che nella ratifica, in una certa parte, è stato a danno del mondo cattolico, della disabilità, dell’etica.

Siamo stati e tutt’ora restiamo in perfetta sintonia:

1) con la Santa Sede, che ha richiesto al mondo nel 2007, compreso l’Italia, “precise riserve così da escludere ogni riferimento all’aborto, sia come diritto che come modalità e metodo della salute riproduttiva”  (Dichiarazione  S. Sede del 13 dicembre 2006, a New York nella fase di ratifica, dai Cardinali Migliori e Lozano Barragan);

2) con il mondo della disabilità a difesa dei diritti e della dignità umana, che ha subito una evidente discriminazione.

La “Convenzione” è stata elaborata anche con l’intento di sostituire politiche sociali difformi, come le leggi 180 e 833 del 1978 che hanno chiuso i manicomi in Italia, senza strutture alternative, “momento” nel quale dal 2007 e dopo si poteva applicare nella Legislatura Italiana norme migliorative ai sensi dell’art. 4 in conformità con la legge italiana 104/1992.

Infatti la n/s Petizione al Parlamento Italiano del 2 gennaio 2009, come consenso vincolante ai sensi dell’art. 42 della “Convenzione”, “suggeriva” al Parlamento ed al Governo di adottare “norme migliorative” ed inoltrare al Segretario Generale delle Nazioni Unite quelle “precise riserve” intese:

1) ad escludere l’aborto e quanto era contro l’etica, con un emendamento ai sensi dell’art. 47/1 della “Convenzione” stessa;

2) all’applicazione delle “norme migliorative” ( riforma delle leggi 180 e 833 sulla chiusura degli ex-ospedali psichiatrici ) previste dall’art 4 della “Convenzione”, attese dalle famiglie degli handicappati psichici e dall’opinione pubblica dal 1978.

http://digilander.libero.it/cristianiperservire/pdf/Petizione%2003012009.pdf

Il n/s Ricorso del 15/4/2010 ai sensi dell’art.1 comma  1° del Protocollo Opzionale allo “Ufficio per i Diritti Umani” dell’ ONU a Ginevra (Ch), è inteso a chiarificare la differenzazione tra disabile fisico e handicappato psichico.

La Dichiarazione Vaticana del 13 dicembre 2006 ha chiaramente espresso l’utilità della “Convenzione”, ribadendo, però, la posizione della Chiesa, ripeto, che ampiamente approviamo, ( posizioni poco valutate a fondo da certi “ambienti”), sui concetti della salute sessuale e riproduttiva (art. 23 e 25 ), ponendo in risalto la dimensione umana del concetto “persona” come effettuato “alacremente per farne un testo efficace e sottoscrivibile” e “con criteri diversi, comprensivi del divieto dell’accesso all’aborto” (dalla Dichiarazione del Cardinale Lozano Javier Barragan ex-Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari - Pastorale della Salute).

Argomento molto contestato per le decisioni assunte di un impegno costante nella difesa delle dignità e diritti delle persone disabili, a cominciare dal diritto alla vita, perché pur considerando la “Convenzione” ottima ed importante per il miglioramento della qualità della vita dei 650 milioni di persone con disabilità del mondo (l’80% dei quali vivono in Paesi in via di sviluppo), quegli articoli (23 e 25) autorizzando l’accesso ai servizi riproduttivi, potevano favorire l’aborto, l’eutanasia, la limitazione delle nascite, lo stesso concetto non responsabile dei rapporti sessuali, l’espandersi dell’epidemia dell’HIV/AIDS disattendendo la procreazione responsabile, metodologie di sterilizzazioni, sufficienti ad offendere la dignità della  persona, specie per quelle popolazioni più povere e più vulnerabili.

Bisogna considerare che la natura giuridica della Santa Sede è speciale, in quanto comprende la Città del Vaticano, che è anche Governo Centrale della Chiesa e la sua approvazione, “equivarrebbe ad offrire una cauzione morale nell’insieme del testo giuridico” (Card. Lozano Javier Barragan ), un sostegno morale ad un provvedimento in contrasto con la morale specifica dei Documenti Dottrinali  e del Magistero della Chiesa Cattolica.

A nostro modesto avviso la riproduzione e la pianificazione familiare, così come “presentati”, sono in netto contrasto con l’art. 10 della “Convenzione” dove “viene garantito il diritto inalienabile alla vita; con l’art. 15 “dove nessuno dovrà essere sottoposto ad esperimenti medici scientifici”; e con l’art. 16 dove si protegge “ogni forma di sfruttamento, violenza od abuso”.

Debbo sottolineare che la “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità” segna un distacco molto chiaro da un approccio medico-assistenziale ad un approccio legato ai diritti umani, ma con l’obiettivo precipuo di affermare con notevole incisione che tutti i cittadini, deboli ed indifesi, disabili fisici o handicappati psichici, devono godere degli stessi diritti!

La nostra cultura deve dare una civile, soprattutto cristiana solidarietà, una chiara risposta etica ed un impegno sollecito per garantire la sicurezza e la dignità di ogni cittadino disabile ed il “peso” di questa “ situazione” é svolto in parte, soprattutto, da Opere Cattoliche tipo don Orione, don Guanella, Comunità S.Egidio, Opera don Gnocchi, Fatebenefratelli ecc.).

Queste nostre “riflessioni” non hanno la pretesa di far “ripensare” il Parlamento a rivedere quanto di non positivo ha la “Convenzione”, ma di consolidare e dire a quanti non hanno valutato il rispetto della persona umana, soprattutto sofferente, che è un principio inscindibile ed irrinunciabile dell’uomo, come giustamente avvertiva il Santo Padre Paolo VI° ed affermava che “il popolo di Dio” (compreso i cattolici) e la nostra società, non è quella dell’avere, ma dell’essere. Il resto non conta!”.

Avvertiamo preoccupazione nelle famiglie in cui insiste un disabile una grande preoccupazione per le prospettive future, cioè la carenza del DOPODINOI (che sosteniamo con le n/s Petizioni ) in quanto non hanno la sicurezza sull’assistenza quotidiana che il proprio familiare dovrà affrontare quando resterà solo, ma ci conforta i tanti “segnali” di attenzione ed adesione al n/s agire, nell’aiutare le persone fragili e vulnerabili, anche se con una dissertazione un po’ lunga, ma necessaria per la verità!

In questo “Anno della Fede” il Santo Padre Benedetto XVI° consegna a tutti noi un messaggio verso i più deboli, emarginati, disabili, i quali non sono da considerare come un carico di pietà e di dolore, ma come dono di Gesù da abbracciare con una seria meditazione che viene dalla fiaccola della carità , perché il “Signore conceda a ciascuno di noi di vivere la bellezza e la gioia di essere cristiani” (Lettera Apostolica “Porta Fidei – Città del Vaticano 11 ottobre 2011).

Che il Signore ci aiuti, ci illumini, ci benedica tutti!

E con le parole del Beato Giovanni Paolo II°: “Andiamo avanti con speranza”.

*http://digilander.libero.it/cristianiperservire