Si ha ancora voglia di famiglia!

Mons. Paolo Mancini, incaricato della Pastorale Familiare del Vicariato di Roma, racconta i preparativi per il VII Incontro Mondiale di Milano

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di Salvatore Cernuzio

ROMA, giovedì, 26 aprile 2012 (ZENIT.org) – Manca poco di più di un mese al VII Incontro Mondiale delle Famiglia, che si svolgerà dal 30 maggio al 3 giugno a Milano.

Un grande evento organizzato dalla Diocesi ambrosiana, che coinvolge tutte le Diocesi del mondo, soprattutto quella di Roma, ansiosa di vivere l’incontro come occasione di riflessione e comunione. 

Lo conferma a ZENIT mons. Paolo Mancini, segretario generale del Vicariato di Roma e responsabile della Pastorale Familiare, nell’intervista che riportiamo di seguito.

Mons. Mancini, come si sta preparando la Diocesi di Roma all’importante appuntamento di Milano?

Mons. Mancini: Innanzitutto sensibilizzando tutte le Parrocchie a questo convegno internazionale, per cui, tra l’altro, c’è molta attesa. Poi con una nostra partecipazione diretta che ci farà tornare, sicuramente, arricchiti, anche perché al di là dell’incontro con il Pontefice, ci saranno tante possibilità di approfondimento dei temi fondamentali riguardanti la famiglia.

Questo crea, da parte nostra, una grande aspettativa, soprattutto di confronto e crescita con i rappresentanti della Pastorale Familiare di tutto il mondo. Avremo, infatti, occasione per ricevere spunti per impostare la nostra pastorale, che è da sempre un punto di riferimento, oltre che un grande desiderio del Santo Padre, il quale torna continuamente a parlare della famiglia come elemento essenziale della società e della Chiesa.

Più nello specifico, chi parteciperà della delegazione romana e come?

Mons. Mancini: Oltre a me, parteciperà un incaricato dell’Ufficio Pastorale, mons. Davide Maccarri, che insieme ad una coppia, i signori Galeri, seguiranno il delicato tema dei separati e dei divorziati, per cui sono stati fatti anche dei sussidi nel corso dell’anno. La Diocesi di Roma sarà rappresentata poi da alcuni membri dell’Associazione Famiglie Insieme che è un’espressione sul territorio, nata negli anni ’90, della Pastorale Familiare del Vicariato di Roma.

Oltre a questo, parteciperà, in rappresentanza della Regione, anche il Forum del Lazio delle Famiglie, che raccoglie tutte le associazioni riguardanti questa istituzione, di cui anche noi facciamo parte.

Nel frattempo, la Pastorale Familiare sta portando avanti qualche attività?

Mons. Mancini: Sì, in particolare vorrei segnalare la “Festa delle Famiglie”, che si terrà il 6 maggio al Santuario del Divino Amore. L’appuntamento è diviso in due parti: in un primo momento ci sarà il meeting sul tema La Famiglia al tempo di Internet, dove interverranno il cardinale vicario Agostino Vallini, il dott. Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione Psichiatrica Cattolici Italiani e il dottor Gaeta, giornalista di Famiglia Cristiana.

Soprattutto, interverrà don Giuseppe Ciucci, sacerdote milanese del Pontificio Consiglio per la Famiglia in Roma, che parlerà dell’incontro di Milano, incoraggiando le famiglie a partecipare.

Nel pomeriggio, ci sarà poi la Messa presieduta dal cardinal Vallini e l’apertura di numerosi stands che coinvolgeranno i bambini in attività come lo sport, il gioco, laboratori e via dicendo.

Lei prima ha accennato all’approfondimento di alcuni argomenti fondamentali riguardanti la famiglia. In particolare, però, vorrei che ci concentrassimo sui due scelti come slogan dell’incontro: il lavoro e la festa. Due temi che sembrano quasi una dicotomia…

Mons. Mancini: È vero, apparentemente il lavoro e la festa risultano essere una contraddizione. Questo è un problema della nostra cultura: prima si dedicava molto più tempo a stare insieme con la propria famiglia, a vivere, cioè, un tempo separato dal lavoro. Adesso, con questi orari flessibili non c’è più un vero distacco tra lavoro e “festa”, intesa come il riposo, come lo stare insieme ai propri familiari e questo provoca anche una perdita della propria identità personale. Si può dire che non riusciamo a vivere bene il lavoro, forse perché non sappiamo vivere la festa...

Quindi, secondo lei, qual è il messaggio che si vuole dare puntando l’attenzione su questi due argomenti?

Mons. Mancini: A mio avviso la scelta di questi temi vuole far in modo che la famiglia recuperi il “senso del tempo”. La famiglia oggi non sa più gestire il lavoro, perché non ha orari; né la festa, perché non riesce a trovare neanche il momento di gioire nello stare insieme.

Quindi come vivere il tempo? Innanzitutto garantendosi la possibilità di fermarsi per vivere e godersi la propria famiglia, valorizzando il momento dello stare insieme come occasione di gioia, senza naturalmente tralasciare o sottovalutare i diversi impegni.

E le persone hanno questo desiderio di vivere, insieme alla propria famiglia e con altre, un attimo di felicità, di comunione, di festa attraverso questo tipo di incontri: lo dimostrano le migliaia di persone che sono sempre accorse.

Il cardinale Scola, infatti, ha recentemente affermato che, nonostante la crisi e gli attacchi, “si ha ancora voglia di famiglia”…

Mons. Mancini: È assolutamente vero! Io questo l’ho vissuto molto quando, da parroco, preparavo le coppie al matrimonio e toccavo con mano il loro desiderio di stabilità, di amore, affetto. Erano coppie che venivano da cammini differenti alle spalle, alcuni anche di lontananza dalla Chiesa. Dentro al loro cuore, però, c’era la volontà di instaurare qualcosa che fosse un punto di riferimento e di stabilire relazioni durature. Purtroppo si parla molto di crisi della famiglia, di separazione, divorzio, mentre si mette a tacere la buona notizia di tante persone che vogliono fare sul serio la loro scelta di vita.

E il VII Incontro Mondiale può essere, quindi, una spinta in questa direzione?

Mons. Mancini: Certo, soprattutto perché vuole sottolineare come la Chiesa è attenta alla famiglia e a tutte le questioni che la riguardano, con particolare attenzione al ruolo che essa riveste nella società e nella Chiesa stessa.

Non dimentichiamo, infatti, che i primi catechisti sono i genitori. Fino a 50-60 anni fa, quando ancora non era stato organizzato un catechismo per i sacramenti, le nuove generazioni si formavano proprio attraverso la preghiera vissuta in famiglia.

È un fattore importante questo, che purtroppo ora si è un po’ perduto, perché sembra che le famiglie, proprio per le innumerevoli attività che vivono, demandino ad altri la formazione della fede, e questo non è possibile!

L'evento di Milano, allora, può aiutare a capire come sia necessario far crescere all’interno della famiglia stessa dei testimoni che possano comunicare, con la vita e le parole, la bellezza di essere cristiani.