Si insegnerà nelle scuole l'inno di Mameli

Le origini e i contenuti cristiani dell'inno che fu scritto da padre Atanasio Canata

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di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 12 novembre 2012 (ZENIT.org) - L’8 di novembre il Senato italiano ha dato ia libera ad un decreto legge che prevede l'insegnamento dell'inno di Goffredo Mameli nelle scuole.

I voti favorevoli sono stati 208, quelli contrari 14, due gli astenuti. Il provvedimento prevede che il 17 marzo diverrà la 'Giornata dell'Unità della Costituzione dell'inno e della bandiera’, ma non sarà un giorno festivo.

Per una parte della pubblicistica cattolica l’Inno e la figura di Goffredo Mameli viene identificata come espressione di gruppi anticlericali e ostili al Pontificato romano. In realtà, è ormai certo che il testo dell’Inno fu scritto da padre padre Atanasio Canata dell’Ordine degli Scolopi già insegnante di Goffredo Mameli.

Il professor Aldo Alessandro Mola, Presidente del Comitato dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, ha raccontato nel volume “Storia della monarchia in Italia”, pubblicato da Bompiani, che il giovane Goffredo non aveva né la cultura né la capacità di scrivere quel testo e si limitò a sottrarlo al suo insegnante.

Ha scritto il prof. Mola che Mameli “non può aver scritto l'inno Fratelli d' Italia, il testo è troppo complesso, elaborato e pieno di riferimenti storici”.

Quando aveva 19 anni Goffredo Mameli venne mandato dai genitori nel collegio degli Scolopi a Savona dove già aveva studiato il fratello Giovanni Battista. Lì conobbe padre Atanasio che gli faceva da insegnante.

Padre Canata era un patriota, sostenitore dell' unità d’Italia, sostenitore del programma politico di Antonio Rosmini e del pontefice Pio IX.

In un articolo pubblicato dal Corriere della Sera (24 dicembre 2002) Ottavio Rossani ha scritto che Canata In una poesia anticipò ‘la patria chiamava severa’, come più tardi ’l'Italia chiamò’ del Canto degli italiani. 

L’origine fortemente cattolica dell’inno è manifesta nella terza strofa quando si canta: “Uniamoci, amiamoci, l'Unione, e l'amore, Rivelano ai Popoli, Le vie del Signore; Giuriamo far libero Il suolo natìo: Uniti per Dio Chi vincer ci può?”.

Secondo il prof. Mola  “Se autore è padre Canata, si comprende meglio come si formò lo spirito unitario italiano verso l' indipendenza. Al Risorgimento parteciparono tutte le forze, anche quelle cattoliche”.

E quando l'inno divenne famoso, padre Canata non protestò, per non sconfessare Goffredo Mameli. Prima di morire però rivendicò la paternità di quel testo che gli era stato "rubato".

Nel sito dell’Osservatorio Siciliano (http://www.osservatorio-sicilia.it/2011/02/19/il-canto-degli-italiani-alias-fratelli-d%E2%80%99italia-goffredo-mameli-scopiazzando-padre-canata/) in data 19 febbraio 2011 Giuseppe e Salvo Musumeci riportano alcuni passaggi di una intervista del prof. Mola, nel quale si precisa che l’Inno fu scritto da Canata “ed il Mameli – ha detto Mola - in qualche modo glielo rubò”.

“Atanasio Canata, nato a Lerici, nel Golfo dei Poeti, era un prolifico autore di poesie e tragedie. E tutte le sue opere sono infuse del cristianesimo liberale di ispirazione giobertiana. Era un papista, non un rivoluzionario mazziniano. E, sia pur parlando in terza persona, denunciò il furto in alcuni versi: “A destar quell’alme imbelli/ meditò (lui, Canata, nda) robusto un canto;/ ma venali menestrelli (Mameli? nda) si rapian dell’arpe il vanto:/ sulla sorte dei fratelli/ non profuse allor che pianto,/ e aspettando nel suo cuore/ si rinchiuse il pio cantore”». 

E nella Gazzetta letterata padre Canata aggiunse: "E scrittore sei tu? Ciò non ti quadra... / Una gazza sei tu garrula e ladra".

La scoperta che a scrivere l’Inno d’Italia fu un padre degli Scolopi potrebbe essere un ottima occasione per scoprire il contributo dei cattolici all’Unità d’Italia e guardare al Risorgimento con occhi nuovi.