Si può amare nella disabilità?

I film "Life Feels Good" e "Barfi" affrontano il delicato rapporto tra handicap e sentimenti

Fiuggi, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 231 hits

Il tema dell’handicap si conferma motivo conduttore di molte pellicole in proiezione al Fiuggi Family Festival. È il caso di Life Feels Good, diretto da Maciej Pieprzyca, film polacco fuori concorso proiettato ieri sera, in anteprima nazionale, con sottotitoli in italiano.

Quella di Mateusz (David Ogrodnik) è la storia vera di un ragazzo affetto da un handicap gravissimo che gli impedisce sia la parola che la deambulazione. Sin dai primi anni di vita, i medici non gli lasciano speranze. “È un vegetale”. “Lei userà le dita per comunicare con lui – dicono alla madre attonita – ma la gente punterà il dito contro di lui”.

Tutta la famiglia di Mateusz – la mamma, il papà, il fratello e la sorella maggiori – dovranno quindi combattere tutta la vita per far accettare il ragazzo al mondo esterno e per insegnargli a comunicare.

Mateusz, infatti, è disabile ma non è affatto stupido. Soltanto molti anni dopo, il giovane, ospite in una struttura specializzata, riuscirà a trovare una dottoressa in grado di insegnargli una sorta di alfabeto dei sordomuti.

Nel corso dei venticinque anni di vita raccontati nella pellicola, lo sfortunato giovane dovrà affrontare l’ostilità della maggior parte della gente che incontra, a partire dai vicini di casa, tutte persone convinte che un disabile grave sia soltanto un peso per la società.

Eppure Mateusz incontrerà anche pochi ma significativi amici: tra questi alcuni volontari del centro d’accoglienza dove viene accolto quando è ormai adulto.

In due occasioni, il ragazzo si innamorerà e in una di queste sarà perfino corrisposto. La sua breve relazione con Magda (Katarzyna Zawadzka) porterà lo scompiglio nella famiglia di lei, con risvolti tragicomici.

Life Feels Good è un film senza tabù e non trascura nemmeno gli aspetti legati all’attrazione erotica del protagonista per l’altro sesso.

Mateusz è anche l’io narrante della storia che segna la scissione tra un uomo isolato da una fatale ed alienante condizione corporea rispetto al mondo esterno, di cui però ha un’acuta comprensione, filtrata dall’assoluta eccezionalità del suo stato.

Una costante del film è la ricorrente attenzione del protagonista verso il cielo stellato, stimolatagli dal padre, appassionato di astronomia: sarà lo sguardo verso le realtà che ci superano, che ci lanciano lo sguardo verso l’infinito, che gli darà la forza di andare avanti.

Stamattina è stata la volta del terzo film in concorso, anch’esso sul tema della disabilità e dei sentimenti. Barfi, diretto da Anurag Basu, è una produzione indiana, incentrata sulle vicende dell’omonimo protagonista (Ranbir Kapoor), un giovane sordomuto che si innamora di Shruti (Ileana D’Cruz), bella e di buona famiglia, promessa ad un uomo altrettanto ricco.

Toccante sarà il dialogo tra la ragazza e la madre, l’una mossa da un amore impossibile, l’altra motivata dal realismo e dal buon senso, che le fa presente l’obiettiva difficoltà a comunicare con un sordomuto.

Seguiranno una serie di peripezie e disavventure, in cui all’amore di Barfi per Shruti, si intreccerà l’amicizia tra il ragazzo e Jhimil (Priyanka Chopra), affetta da autismo.

Il tema della diversità viene affrontato con leggerezza e con ironia, a tratti con ingenuità, ma mai con superficialità. I toni della commedia sentimentale si alternano a quelli della comicità pura.

Barfi è quindi una vera e propria maschera comica, con i suoi volti buffi ed iperespressivi, probabilmente ispirata a Charlot e al cinema muto: anche la colonna sonora è molto vintage ed ispirata agli albori del celluloide.