Si può avere fiducia in Dio? Sì se rispondiamo con coraggio alla Sua chiamata

L'augurio dell'Arcivescovo di Canterbury che l'incontro dei giovani di Taizé porti ad appoggiarsi sulla fiducia di Dio nella sua creazione, manifestata con il dono della vita di Gesù

Roma, (Zenit.org) | 1090 hits

Dio ha avuto realmente fiducia nelle sue creature, tanto da mandare nel mondo il Suo unico Figlio, Gesù di Nazareth, fino a farlo morire in Croce, credendo fermamente nella nostra capacità a rispondere al continuo invito dell’amore. Il nostro personale atto di fiducia, pertanto, deve riflettere la fiducia di Dio verso il mondo. Così l’Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams_ ai pellegrini del 35° pellegrinaggio di fiducia della Comunità di Taizé nel messaggio che riportiamo di seguito:

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Il mese scorso, ho trascorso qualche giorno nella città di Christchurch in Nuova Zelanda, una città devastata da due forti terremoti in un breve spazio di tempo. Il centro della città presentava ancora un lugubre spettacolo – torri distrutte o in via di sgretolamento, strade con grandi crepe, montagne di macerie e di lamiere contorte. Ma alcuni degli sforzi più efficaci di pulizia e di urgenza erano stati compiuti da una folla di giovani, la “Student
Volunteer Army”, che era stata miracolosamente riunita in tempo record attraverso tweets e SMS.

L’intero processo prendeva spunto dall’idea di uno studente, Sam Johnson, che aveva compreso la forza dei sistemi elettronici per fare muovere le cose rapidamente e in modo efficace. Si dice che qualcuno dei grandi recenti rovesciamenti politici in Medio Oriente sia stato reso possibile proprio per questo genere di contatti. Ma qui si trattava di un semplice gesto di servizio pratico messo in opera senza mezzi e con il minimo di strutture istituzionali: una lezione che mostra ciò che possiamo realizzare con le nostre risorse tecnologiche quando abbiamo le idee chiare.

Sam ha agito con fiducia. Credeva che se si lancia un appello, le persone va avrebbero risposto, era convinto che, quando si chiede in modo semplice alle persone se vogliono o no rendere il mondo più umano e compassionevole, la maggior parte avrebbero detto sì. Di fronte ad una catastrofe terribile, con circa duecento morti e molti senzatetto, tutta una città paralizzata, la richiesta era molto semplice.

Di fronte ad una terribile catastrofe naturale, molti si domandano se si può avere fiducia in Dio. Forse ci sono risposte teoriche, ma la risposta pratica è che possiamo avere fiducia in Lui se noi rispondiamo con coraggio e generosità alla chiamata che Lui ci invia attraverso chi è nel bisogno. E noi costruiamo la nostra personale fiducia in Dio pensando a coloro che rispondono in questa maniera, a coloro che mostrano che una generosa compassione, pronta ed efficace è possibile.

Se possiamo rafforzare le nostre convinzioni riflettendo su modi di vita e azioni di questo genere, diventiamo molto più sensibili nell’assumerci noi stessi dei rischi invitando altri ad unirsi in un servizio – mandare una parola di invito, forse attraverso i mezzi elettronici, per dire: “Vieni a lavorare con noi, il mondo ha bisogno che noi diamo un segno di speranza.”

Nel primo Natale, Dio ha mandato un invito sotto la forma di una vita umana, Gesù di Nazareth. Dio ha avuto fiducia che la sua creazione avrebbe risposto. Ed anche quando la reazione è stata timorosa o astiosa, e ha condotto Gesù sulla croce, Dio ha continuato ad aver fiducia nella nostra capacità a rispondere all’invito dell’amore, e non ha mai cessato di chiamarci e sostenerci con il suo Spirito.

Il nostro personale atto di fiducia deve riflettere la fiducia di Dio verso il mondo, ed essa fluirà dalla libertà che avremo di continuare, sostenuti dallo Spirito di Dio, ad invitare altri, uomini e donne, ad entrare nell’amore.

La storia di Christchurch è un invito a ricordare che i piccoli gesti di fiducia possono fare la differenza. Mi auguro che il vostro incontro, le vostre preghiere e meditazioni vi consentano di appoggiarvi sulla fiducia di Dio nella sua creazione, manifestata attraverso il dono della vita di Gesù, della sua morte e della sua resurrezione. Che vi aiutino ad assumervi il rischio di credere che altri vi raggiungeranno nel lavoro del Regno di Dio.