Siamo alle porte di un nuovo Concilio? (Prima parte)

Secondo lo storico Franco Cardini, i segnali che arrivano dall'interno della Chiesa, rendono plausibile tale ipotesi

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 499 hits

Il pontificato di papa Francesco potrebbe essere il preludio di una nuova stagione conciliare. A sostenerlo è lo storico Franco Cardini che, sulla scorta dei suoi vasti studi, che spaziano dalla chiesa medioevale fino ai nostri giorni, ritiene che le divisioni e le tensioni all’interno della Chiesa siano tali da rendere plausibile la convocazione di un nuovo Concilio.

Tale tesi è condivisa anche da Onorato Bucci e Pierantonio Piatti, il cui ultimo saggio rilancia il dibattito sui concili ecumenici. Docente di storia medioevale all’Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze, Cardini si inserisce a pieno titolo in tale discussione che non è una disputa puramente accademica ma coinvolge la Chiesa tutta.

A colloquio con ZENIT, il professor Cardini ha illustrato la sua visione della questione conciliare, spiegando come le conseguenze storiche del Vaticano II siano ancora tutte da decifrare e potrebbero portare ad esiti sorprendenti.

Professor Cardini, la scorsa settimana lei ha presentato il volume Storia dei Concili ecumenici - Attori, canoni, eredità (Città Nuova, 2014) a cura di Onorato Bucci e Pierantonio Piatti. Qual è la tesi di questo saggio?

Franco Cardini: Il libro si presenta come un manuale per gli studenti desiderosi di affrontare un tema sul quale c’è una vastissima bibliografia che si accresce ogni giorno, visto anche il riaccendersi del dibattito sul Concilio Vaticano II. Questo dibattito, per la verità, non era mai finito ma, soprattutto dopo l’abdicazione di Benedetto XVI, c’è stato un ritorno d’interesse, poiché è noto che l’applicazione del Concilio ha creato tutta una serie di problemi anche al vertice della Chiesa. Quindi la discussione se il Concilio sia stato opportuno o meno nelle sue forme di applicazione, è una discussione che continua anche oggi e non solo nel mondo cattolico.

Come vanno inquadrate la rinuncia al pontificato di Benedetto XVI e l’elezione del suo successore Francesco, nello scenario della Chiesa post-conciliare?

Franco Cardini: Nessuno pensa che il Sacro Collegio abbia costretto il Papa alle dimissioni ma è indubbio che gli ultimi mesi del suo pontificato siano stati segnati da molti problemi e tensioni, dallo IOR a Vatileaks, fino a tutti i casi di pedofilia. Nella rapida successione di papa Francesco a Benedetto XVI molti hanno visto il segno di una discordia all’interno del Sacro Collegio. Divisioni così forti da richiedere una chiarificazione e la sollecita elezione di papa Francesco ha fatto pensare che egli abbia ricevuto dal Sacro Collegio proprio un mandato in questo senso: convocare un nuovo concilio. I tempi sono maturi: è passato mezzo secolo dal Vaticano II, la situazione della Chiesa si è evoluta, è diventata tanto interessante quanto problematica. Francesco sta facendo un lavoro di profondo rinnovamento che, proprio per questo, a detta di molti, potrebbe voler richiedere la legittimazione di una nuova assemblea conciliare: un’ipotesi tutta da verificare ma plausibile e da tener presente, perché il dilemma che attraversa tutto il mondo cattolico è l’alternativa tra una conduzione monarchica, tenuta nelle mani del pontefice, oppure una conduzione di tipo collegiale che potrebbe facilitare l’unione della Chiesa cattolica con alcune altre chiese protestanti o ortodosse.

In considerazione di questo scenario dove ritiene che potrà portare la riforma della Curia avviata da papa Francesco?

Franco Cardini: Credo che il movimento di riforma e ripensamento della Chiesa avviato da Papa Francesco possa genericamente sfociare in una discussione conciliare. Non credo che Francesco possa ritenere - sebbene abbia tutti i mezzi per farlo – di presentare le sue novità come il risultato di una svolta voluta da un uomo solo: non so se sia opportuno per lui. Il Papa è la voce più autorevole per segnare un mutamento che però è voluto da molti all’interno del vertice ecclesiastico. Questo non può non comportare dubbi e perplessità. Il modo migliore per sgombrare il campo da queste perplessità potrebbe essere un’ampia, franca e anche sollecita discussione conciliare. Anche alla luce di quello che avvenuto dopo il Concilio Vaticano II, è però evidente che una discussione conciliare potrebbe anche evidenziare elementi di discordia all’interno della chiesa, più profondi di quanto si immagini, quindi non è una soluzione da prendere a cuor leggero. La distanza temporale dal Vaticano II, invece di attutire le polemiche, le ha accese. Questo evidentemente significa che all’interno della Chiesa c’è una forte tensione che si può superare col principio dell’assoluta fedeltà alle decisioni papali su tutto il resto. Il solo fatto che papa Francesco abbia sottolineato, appena asceso al soglio pontificio, la sua natura episcopale, il suo essere Vescovo di Roma, ovvero uno come gli altri, sia pure primus inter pares, fa pensare che prima o poi espliciterà al corpo episcopale la sua convocazione di un concilio, altrimenti, un domani, le sue decisioni potrebbero essere cancellate, riviste o modificate dalla volontà, anch’essa sovrana, di un suo successore, qualora non la pensasse come lui. Quindi le sue decisioni da papa dovranno essere corroborate in modo più forte possibile. Siamo alla vigilia di un nuovo Concilio? Può darsi. I vari segnali che vengono dall’interno della Chiesa fanno pensare che ciò possa essere una situazione plausibile.

[La seconda parte sarà pubblicata domani, giovedì 17 aprile]