"Siamo stati capaci di intrecciare una rete di amicizia con le varie chiese e comunità" (Seconda parte)

A colloquio con il cardinale Kurt Koch, responsabile per l'ecumenismo della Santa Sede, alla vigilia della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) José Antonio Varela Vidal | 757 hits

La prima parte dell’intervista al cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, è stata pubblicata martedì 15 gennaio.

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C’è ancora preoccupazione per alcune decisioni della Chiesa Anglicana che, di fatto, la allontanano da Roma?

Cardinale Koch: Nostro scopo per l’unità è l’unità nella fede, nei sacramenti e nei ministeri; e se gli anglicani cambiano tutto nel ministero, questo diventa una grande sfida anche per noi. Poiché questo sviluppo nella comunità mondiale degli anglicani provoca molta tensione nella comunità anglicana, questa è anche per noi una grande sfida. Noi vogliamo e dobbiamo aiutare a ritrovare l’unità anglicana ma solo se gli anglicani vogliono nostro aiuto.

Un altro tema che preoccupa tutti è la secolarizzazione in Europa e in altri luoghi. Come possono rispondere le chiese cristiane a queste correnti, che annullano e cancellano a Dio della vita pubblica?

Cardinale Koch: In primo luogo, i cristiani in Europa devono considerare la loro responsabilità su questo sviluppo, perché dopo la Riforma abbiamo lo scisma, la divisione, e dopo la divisione abbiamo avuto molte guerre confessionali. E direi che queste guerre e divisioni hanno fatto sì che in Europa la religione non sia più il fondamento dell’unità nella società, ma la radice ie tutti i conflitti. In questo senso la società moderna ha dovuto trovare un nuovo fondamento per l’unità nella società indipendente dalla religione.

Quello che Lei dice spiega oggi tante cose…

Cardinale Koch: In questo senso, la rovescio della medaglia sarebbe che se il cristianesimo vuole aiutare a ritrovare la dimensione religiosa e trascendente nella società europea, deve ritrovare l’unità. L’ecumenismo è adesso una grande sfida per la situazione molto secolarizzata in Europa, perché soltanto una voce comune di tutti cristiani - con i valori cristiani- aiuterà a ritrovare i valori cristiani fondamentali nella storia di Europa.

E la scelta della Chiesa cattolica per la Nuova evangelizzazione, che risposta ha ricevuto delle altre chiese cristiane?

Cardinale Koch: La Nuova evangelizzazione deve possedere una dimensione ecumenica, perche é evidente che nella preghiera sacerdotale di Gesù, Lui prega che tutti siano una cosa sola, perché il mondo creda. La credibilità dell’annunzio del vangelo dipende della unità della chiesa. Ho molti partner ecumenici che sono contenti con questa iniziativa; dall’altra parte ci sono ancora alcuni che non lo sono. È molto importante incoraggiare tutti i partner ecumenici, per approfondire questa sfida della Nuova evangelizzazione.

Quali sono le chiese più entusiaste?

Cardinale Koch: Devo dire che abbiamo oggi una grande divisione nell’ecumenismo che attraversa le chiese. Abbiamo da una parte un ecumenismo liberale tra cattolici e riformati. E dall’altra parte abbiamo la visione di approfondire il fondamento della fede tra le comunità evangeliche e cattoliche. Nel secondo gruppo la Nuova evangelizzazione è una grande sfida.

Adesso quali sono i progetti del suo Dicastero?

Cardinale Koch: In primo luogo, in questo Anno della Fede, la sfida sarà approfondire il fondamento della fede nell’ecumenismo, perché l’ecumenismo non é una questione diplomatica o politica, ma è una questione della fede. Dobbiamo ritrovare la fede comune e la confessione della fede apostolica e approfondire sull’obiettivo comune dell’ecumenismo. La seconda questione è l’approfondimento dello spirituale, e il ritrovamento delle radici spirituali dell’ecumenismo e dell’impegno per l’unità.

In fine dei conti, come dovrebbe essere la disposizione del cattolico di fronte agli altri cristiani?

Cardinale Koch: Mi sembra molto importante il detto del beato Giovanni Paolo II, secondo il quale l’ecumenismo non é solo uno scambio d’idee ma “uno scambio di doni”. Ognuna delle chiese ha dei tesori particolari nella propria tradizione di fede. Quindi non dobbiamo avere paura dell’ecumenismo, perche é un arricchimento. La mia esperienza personale è che, con l’ecumenismo, io sono diventato molto più cattolico. Perché vedo anche le grandi cose, i vantaggi della nostra Chiesa, soprattutto il gran regalo che abbiamo ricevuto con il papato, con il primato del vescovo di Roma come centro dell’unità della nostra chiesa; e questo é un grande vantaggio.

Una grande visione, insomma…

Cardinale Koch: Papa Pio XII ha detto che l’ecumenismo è un’idea dello Spirito Santo. Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, sono tutti convinti che l’ecumenismo è un regalo dello Spirito Santo e dobbiamo avere un cuore aperto a questo regalo; e ascoltare bene che vuol dirci lo Spirito Santo nell’attuale situazione dell’ecumenismo.

Per partecipare nella Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani 2013 (varie lingue):

www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/sub-index/index_weeks-prayer_it.htm