Siamo tutti chiamati a un "tirocinio missionario"

Benedetto XVI esorta i fedeli della diocesi di Frascati a vivere intensamente l'Anno della Fede

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di Luca Marcolivio

FRASCATI, domenica, 15 luglio 2012 (ZENIT.org) – Una visita pastorale importante e “storica” per svariate ragioni. Dopo Roma, Frascati è infatti la città che ha dato i natali a più papi. Stamattina per la quarta volta nella storia, un pontefice ha celebrato messa nella diocesi suburbicaria tuscolana: il primo fu il beato Giovanni XXIII (19 maggio 1959), seguito dal servo di Dio, Paolo VI (1 settembre 1963) e dal beato Giovanni Paolo II (8 settembre 1982).

Giungendo dal Palazzo Apostolico di Castelgandolfo, papa Benedetto XVI è arrivato poco prima delle 9.30, in piazza San Pietro, dove si affaccia la cattedrale di Frascati. Sul sagrato il Santo Padre ha ricevuto il saluto del sindaco Stefano Di Tommaso e del vescovo Raffaello Martinelli.

Monsignor Martinelli vanta una lunga e intensa collaborazione con il cardinale Joseph Ratzinger: per quasi trent’anni, l’attuale vescovo di Frascati ha infatti lavorato alla Congregazione della Dottrina della Fede, ricevendo dal cardinal Ratzinger – allora Prefetto – l’incarico di coordinare la stesura del nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica e del relativo compendio.

Il legame tra Frascati e la Sede di Pietro è rafforzata anche dalla titolarità della chiesa suburbicaria di Frascati, del cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano.

All’inizio dell’omelia, durante la Santa Messa celebrata nella piazza principale di Frascati, Benedetto XVI ha in primo luogo ringraziato il card. Bertone, mons. Martinelli, il sindaco Di Tommaso e tutte le autorità presenti.

Commentando il Vangelo di oggi, riguardante l’invio in missione degli apostoli da parte di Gesù (cfr. Mc, 6,7-13), il Santo Padre ha definito quel passaggio come una sorta di “tirocinio” per i discepoli, “in vista della grande responsabilità che li attende”, dopo la Resurrezione del Maestro e la Pentecoste.

Gesù “non disdegna l’aiuto che altri uomini possono recare alla sua opera – ha commentato il Papa -; conosce i loro limiti, le loro debolezze, ma non li disprezza, anzi, conferisce loro la dignità di essere suoi inviati”.

Le istruzioni che Gesù dà ai suoi discepoli, mettono subito in chiaro la natura impegnativa del compito loro affidato: non dovranno essere “attaccati al denaro e alle comodità”, né aspettarsi “sempre un’accoglienza favorevole”, al punto che talora potranno essere “respinti”, quando non esplicitamente “perseguitati”.

Il gesto dello “scuotersi la polvere sotto i piedi”, ha spiegato il Papa, sta a significare due tipi di distacco: il “distacco morale” e il “distacco materiale” da parte dei discepoli, che, anche in caso di rifiuto, non cercano alcuna soddisfazione, né orgoglio personale per le loro eventuali “conquiste apostoliche”, né tantomeno un tornaconto economico.

Alla predicazione del Vangelo, precisa Gesù, dovranno sempre accompagnarsi “gesti di carità, di servizio e di dedizione”, segno della manifestazione della bontà di Dio: ad esempio, la cura dei malati.

Rivolto all’intera comunità diocesana di frascati, Benedetto XVI ha fatto accenno all’impegno pastorale che attualmente sta più a cuore a vescovo: “formare i formatori”; qualcosa di analogo al “tirocinio missionario” di Gesù con i primi discepoli.

“È bello ed entusiasmante vedere che, dopo duemila anni, portiamo avanti ancora questo impegno formativo di Cristo!”, ha commentato a tal proposito il Santo Padre, che ha ricordato come questo impegno riguardi davvero, tutti, dai genitori, ai sacerdoti fino a  catechisti laici e ai responsabili di movimenti ecclesiali. “Tutti siamo responsabili, tutti siamo corresponsabili”, ha sottolineato.

Il Signore può chiamare, al sacerdozio, alla vita consacrata, oppure matrimoniale; l’importante è che, ha detto il Papa, “la ricchezza dei doni trovi piena accoglienza, specialmente da parte dei giovani; che si senta la gioia di rispondere a Dio con tutto se stessi, donandola nella via del sacerdozio e della vita consacrata o nella via del matrimonio, due vie complementari che si illuminano a vicenda, si arricchiscono reciprocamente e insieme arricchiscono la comunità”.

Il Signore “semina con larghezza i suoi doni”, ha aggiunto papa Ratzinger, anche nella comunità diocesana di Frascati, dove – come ovunque – c’è necessità di una “nuova evangelizzazione”. A tal proposito il Santo Padre ha invitato i fedeli della diocesi suburbicaria a “vivere intensamente” l’Anno della Fede, che inizierà in ottobre, nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II.

Il Pontefice ha quindi raccomandato la lettura e la meditazione dei documenti conciliari, invitando a riscoprire “la bellezza di essere Chiesa, di vivere il grande «noi» che Gesù ha formato intorno a sé, per evangelizzare il mondo: il «noi» della Chiesa, mai chiuso, mai ripiegato su di sé, ma sempre aperto e proteso all’annuncio del Vangelo”.

Benedetto XVI ha chiuso poi la sua omelia, affidando la diocesi di Frascati ai due patroni San Filippo e San Giacomo, “due dei Dodici” Apostoli: “Alla loro intercessione affido il cammino della vostra Comunità, perché si rinnovi nella fede e ne dia chiara testimonianza con le opere della carità”.