Signoraggio bancario concausa della crisi? (Prima parte)

Gli effetti del clima da "Farwest" che ha dominato l'intermediazione finanziaria degli ultimi anni

Roma, (Zenit.org) Enea Franza | 442 hits

Fumata bianca all’Ecofin, il consesso fra i ministri delle Finanze dell’Ue. Dopo un estenuante negoziato è stato trovato un accordo sulle regole da applicare in caso di ristrutturazione o liquidazione di una banca in crisi. L’intesa, che dovrà essere approvata dal Parlamento Europeo per entrare in vigore entro il 2018, consente di evitare che a pagare per le banche in difficoltà siano esclusivamente gli Stati, “tutelando così i contribuenti”, ma penalizzando gli investitori attraverso un meccanismo di suddivisione delle perdite all’interno della banca stessa che coinvolge in parte anche gli azionisti, gli obbligazionisti e perfino i depositanti. “ 

Questa notizia ci deve invitare a riflettere sull’idea che il “signoraggio bancario” sia la causa dell’attuale crisi finanziaria. A rilanciare sui mass media un tema, quello del signoraggio bancario e della sua incidenza sulla crescita economica ma caro a molti amici, c’è stato sicuramente lo scalpore suscitato dall’Avv. Marra e le bellezze mostrate (senza particolare pudore) dalla Dottoressa Sara Tommasi, oltre che naturalmente la convinta battaglia di alcuni affezionati.   

Dirò subito, a scanso di equivoci con quello che seguirà, che a parere di chi scrive l’attuale crisi ha poco a che vedere con la questione del signoraggio in senso stretto, ma ha, invece, molto a che fare con lo scellerato comportamento del sistema bancario che ha approfittato del clima da Farwest che ha dominato l’intermediazione finanziaria degli ultimi anni. Forse con più efficacia la critica andrebbe mossa al comportamento delle banche piuttosto che a quello dell’Istituto di emissione. 

Ma andiamo con calma e vediamo di meglio chiarire le questioni in ballo. Quando parliamo di signoraggio bancario, comunemente intendiamo l'insieme dei redditi derivanti dall'emissione di moneta ed, in particolare, in rapporto all’euro, facciamo riferimento al reddito originato dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione che viene ricompreso nel calcolo del reddito monetario; ne fa menzione anche l’articolo 32.1 dello Statuto del SEBC, secondo cui il signoraggio è “Il reddito ottenuto dalle Banche Centrali Nazionali nell’esercizio delle funzioni di politica monetaria del Sistema Europeo delle Banche Centrali”. Come si vede, già da queste prime battute, il potere dalla Banca Centrale di “battere moneta” è garantito in sede di Statuto, e ad essa si riconosce il diritto al signoraggio che risulta essere il ricavo dell’attività delle funzioni di politica monetaria da questa svolta. Insomma, una precisa esplicitazione del ruolo attribuito all’Istituto di emissione e  del compenso riconosciutogli e, soprattutto, come emerge ad una attenta lettura dello stesso statuto e dei trattati, incardinata in un sistema di pesi e garanzie, che marcano la  distanza tuttavia al diritto riconosciuto al Principe di emettere moneta in funzione dei suoi bisogni.   

Sgombriamo subito il campo da una prima questione. Che l’istituito sia di proprietà privata, in quanto tra i soci ci sono gli istituti di emissione dei Paesi aderenti, non sarebbe, a dispetto delle apparenze e secondo il pensiero dominante un problema. A ben guardare anche il nostro Istituto di Emissione (la Banca d’Italia è di proprietà di soggetti privati) tuttavia occorre forse soffermarsi sulla questione dei soggetti che effettivamente decidono della politica monetaria invece che discutere sull’assetto della proprietà. Le decisioni, infatti, si osserva, vengono prese non dall’Assemblea ma dal direttorio ed, in particolare, dal Governatore, che è nominato dal Governo. Tuttavia, anche sul punto non può non sottacersi che la procedura prevede che sia Bankitalia stessa che ne indichi al Governo il nome, che, invero, può rifiutare il nominativo sottopostogli. E’ chiaro che sotto questo aspetto, i dubbi e le ambiguità non sono di poco conto, e le regole di governance in realtà sembrano poco stringenti. Ma passiamo oltre, concentrandoci sull’attività di emissione monetaria e  appuriamo se, con riferimento all’interpretazione che del signoraggio dà l’Avv. Marra, le dichiarazioni pubbliche rese costituiscono un errore (diciamo) di interpretazione storica sul signoraggio - a partire dal tempo in cui si coniavano monete in metallo prezioso recanti l'effigie del sovrano sino all’affermarsi della moneta cartacea, per passare poi alla soppressione del regime di convertibilità aurea e quindi all'introduzione della moneta unica europea – ovvero,  di un abbaglio connesso alla non consapevolezza delle modalità con cui operano le banche centrali. 

Bene, dopo aver messo tutta questa carne al fuoco vediamo di fare chiarezza. Cominciamo, quindi, col rispondere ad una semplice domanda: come avviene attualmente l’emissione della moneta circolante, ovvero, della c.d. M0, secondo la terminologica tecnica seguita dalle autorità monetarie?   

In primo luogo, in premessa, chiariamo a tutti che alla Banca Centrale Europea ed alle Banche nazionali aderenti al trattato monetario è proibito acquistare titoli di stato sul mercato primario, ma che le stesse possano acquistare titoli di Stato dagli investitori che li abbiano in portafoglio; corollario di quanto affermato è che alla BCE ed alle banche nazionali è negato partecipare alle aste pubbliche. Essendo l’acquisto dei titoli pubblici, effettuato sui mercati secondari determina che il costo del debito pubblico si scarica sul mercato, ed ha come contro partita la stampa di banconote. L’emissione delle (banconote) stesse viene iscritto al passivo del bilancio dell’Istituto di emissione, proprio per evitare che la banca abbia un attivo da spendere. Se, infatti, le banconote fossero iscritte all'attivo la banca stessa potrebbe spendere quel valore, viceversa, mettendole al passivo, l’emissione stessa va pareggiata con l'attivo dei titoli di Stato. Ne segue che la ricchezza della BCE e delle Banche Centrali Nazionali (BCN) è dato da quello che è scritto sui bilanci e non dalle banconote possedute fisicamente ed elettronicamente.  Infatti esse possono stamparsi tutto il denaro che vogliono, ma non possono spenderlo se non dietro l’acquisto di titoli.

Tale fatto, ai fini del discorso che facciamo, ha un’importante conseguenza: la maggior parte dei titoli di Stato dei Paesi europei è in mano agli investitori di mercato (banche private, investitori privati, cittadini, ecc.) e solo in minima parte alla BCE ed alle banche centrali nazionali, per cui il debito e la spesa per interessi pagati sul tale debito non grava sulle banche nazionali ma sugli investitori, specialmente quelli che comprano sul mercato primario che incassano gli interessi decisi al momento dell'asta pubblica (ovvero i più alti). 
Approfondiamo adesso la questione, ed ipotizziamo una operazione nella quale sia una banca che chieda denaro alla Banca centrale europea. In sostanza, ciò che accade è (supponendo un’operazione annuale per semplificare i conti) che una banca che ha bisogno di riserve monetarie per un totale di 1,000€ deposita titoli di Stato (o anche titoli di debito privato) presso la banca centrale, e riceve riserve (diciamo banconote) per un valore di 1,000€.  Dopo un anno, supponendo l’interesse pari al 5%, i titoli di Stato hanno maturato, su un capitale di 1,000€, interessi per 50€: la banca restituisce la banconota di 1,000€ e si riprende il titolo che aveva depositato, ma lascia alla banca centrale quei 50€, e questi 50€ sono i profitti da signoraggio della banca centrale. La Banca Centrale Europea, nell’ipotesi in cui l’operazione come nell’ipotesi fatta genera profitti sugli interessi maturati sulla base monetaria monetizzata, ovvero sui titoli in portafoglio, deve ridistribuire gli utili di bilancio alle banche nazionali. In sostanza, posto un guadagno pari ad esempio a l 2-3% del valore delle banconote (e di tutte le riserve bancarie, per essere precisi) che emette questo va ripartito. Questi profitti vanno successivamente allo Stato che provvedono a colpire il reddito tramite il prelievo fiscale.   

(La seconda parte segue domani, lunedì 8 luglio)