"Signore, difendi suore e preti dalla idolatria della vanità, della superbia e del denaro"

A Santa Marta, Francesco chiede aiuto e preghiere per i giovani che sentono la vocazione, ma che sono frenati da un cuore pieno di "altro" che non hanno il coraggio di svuotare

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 542 hits

A volte capita che sia proprio il cuore il freno alla vocazione: colmo di superbia, invidie, idolatrie, pesa come una zavorra e impedisce il cammino verso Dio. Per questo il Papa, nella Messa di oggi a Santa Marta, ha esortato a pregare per le vocazioni, affinché il Signore mandi preti e suore liberi dall’idolatria della vanità, del potere e del denaro.

Oggi, ha osservato il Pontefice, sono tanti i giovani che “sentono nel loro cuore questa ‘chiamata’ ad avvicinarsi a Gesù”: “sono entusiasti”, “non hanno vergogna di inginocchiarsi” e di “dare dimostrazione pubblica della loro fede in Gesù Cristo”. A volte, però - ha affermato il Santo Padre - c’è qualcosa “che li ferma". È “quando hanno il cuore pieno di un’altra cosa e non sono tanto coraggiosi per svuotarlo, tornano indietro, e quella gioia diviene tristezza”.

È la stessa situazione che capitò al giovane del Vangelo di oggi: questo “uomo ricco” che si getta in ginocchio davanti a Gesù per chiedergli cosa debba fare per avere in eredità la vita eterna. È un uomo che “aveva tanta voglia di sentire le parole di Gesù”, ha commentato Francesco, “era un uomo buono, perché fin dalla sua giovinezza aveva osservato i comandamenti”. Questo, però, “non era sufficiente per lui”, perché “voleva di più”, “lo Spirito Santo lo spingeva”.

Allora, Gesù gli fa una proposta, una proposta “d’amore”: “Vendi tutto e vieni con me a predicare il Vangelo”. Sembra facile per una persona sempre ligia ai doveri morali e ai precetti. Invece succede che il giovane, sentendo queste parole, “si fece scuro in volto e se ne andò rattristato perché possedeva molti beni”.

“Il suo cuore inquieto, proprio per lo Spirito Santo che lo spingeva ad avvicinarsi a Gesù e a seguirlo, era un cuore pieno – ha sottolineato Bergoglio - e lui non ha avuto il coraggio di svuotarlo”. Una scelta, quindi, questo ragazzo l’ha fatta: “i soldi”.

Aveva “il cuore pieno di soldi…”, ha ribadito. Questo, però, non faceva di lui “un ladro, un reo”: “No, no, no! Era un uomo buono: mai aveva rubato, mai! Mai truffato: erano soldi onesti”, ha rimarcato il Santo Padre. Il suo cuore, però, “era imprigionato lì, era legato ai soldi e non aveva la libertà di scegliere. I soldi hanno scelto per lui”.

Sono tanti giovani di oggi che vivono il dualismo di quest’uomo del Vangelo “prima tanto buono e poi tanto infelice”, ha poi affermato il Papa. Compito di noi cristiani, allora, – ha esortato - è “pregare perché il cuore di questi giovani possa svuotarsi, svuotarsi di altri interessi, di altri amori, perché il cuore divenga libero”. Anzi, Francesco ha suggerito una vera e propria “preghiera per le vocazioni” da rivolgere a Dio per “preparare questi cuori” a seguire “da vicino” Gesù: “Signore, mandaci suore, mandaci preti, difendili dall’idolatria, dall’idolatria della vanità, dall’idolatria della superbia, dall’idolatria del potere, dall’idolatria del denaro”. 

È una preghiera da svolgere con “intensità”, ha insistito il Pontefice: “Aiuta, Signore, questi giovani, perché siano liberi e non siano schiavi, perché abbiano il cuore soltanto per te”. “Così - ha assicurato - la chiamata del Signore può venire, può dare frutto”. Attenzione però - ha precisato infine Francesco – questa preghiera non è per far nascere le vocazioni: esse “ci sono”. Il problema è aiutarle “affinché crescano, affinché il Signore possa entrare in quei cuori e dare questa gioia indicibile e gloriosa che ha ogni persona che segue da vicino Gesù”.