Simposio di docenti universitari: in Europa non c'è una politica familiare unitaria

Quattrocento professori analizzano la situazione della famiglia nel vecchio continente

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CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 28 giugno 2004 (ZENIT.org).- Un simposio di docenti universitari europei, che ha analizzato la situazione della famiglia in Europa, ha espresso la sua preoccupazione per la bassa natalità, le difficoltà di conciliare famiglia e lavoro e la disgregazione della famiglia tradizionale.



Il congresso, organizzato dal dipartimento di Pastorale Universitaria della diocesi di Roma in collaborazione con vari Ministeri italiani e con il Consiglio Nazionale Italiano delle Ricerche, ha constatato la mancanza di una politica familiare unitaria nell'Unione Europea.

L'introduzione ai lavori, che hanno avuto luogo presso la Pontificia Università del Laterano, è spettata al cardinale vicario di Roma, Camillo Ruini, mentre il cardinale colombiano Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia, ha presieduto la celebrazione eucaristica conclusiva.

Al termine delle sessioni, il moderatore Pierpaolo Donati, dell'Università di Bologna, ha affermato che l’ “Europa si deve chiedere seriamente che cosa vuole fare con la famiglia”. Secondo il professore, si tratta di compiere una “scelta antropologica di civiltà che richiede coerenza nelle decisioni politiche, norme e mezzi adeguati, oppure lasciare la famiglia ai giochi del mercato”.

Secondo i relatori, nell'Unione Europea, composta ora da venticinque membri, non è chiaro nemmeno cosa si intenda per famiglia.

Pierpaolo Donati ha concluso auspicando che: “L'Europa riconosca anche a livello della sua futura Costituzione la necessità di promuovere la famiglia in apporto alle sue funzioni, diritti e responsabilità sociali, evitando di confonderla e mescolarla con altre forme di vita, alle quali l'Ue può accordare il riconoscimento di significative relazioni di 'care' senza con ciò minare le basi antropologiche di una intera civiltà".

"Il concetto di cittadinanza della famiglia - ha aggiunto Donati - intesa come complesso di diritti e di responsabilità della famiglia ( e non solo degli individui della famiglia) , è la migliore garanzia di un futuro più umano".

Uno dei relatori, Rafael Navarro-Valls, professore presso l'Università Complutense di Madrid, ha affermato che in Spagna c'è un "offuscamento delle basi del matrimonio" ed ha constatato la "tendenza della legislazione a considerare sempre l'ipotesi della coppia in crisi, instabile e incompleta".

Nonostante i problemi, ha sottolineato anche gli aspetti positivi della legislazione spagnola più recente relativamente alla coppia e alla famiglia: "l'uguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna all'interno della coppia e della famiglia", ad esempio. Ha incoraggiato anche le leggi che regolano i rapporti dei nipoti con i nonni e la necessità di leggi che regolino la protezione delle vittime della violenza domestica.

Il professor J.M.A.M. Janssens, dell'Università Cattolica di Nimega, nei Paesi Bassi, ha constatato che nel suo Paese la famiglia non viene più definita solo come "una coppia sposata eterosessuale con uno o più figli che vivono in un'unica casa", ma come "una comunità di almeno un adulto che si occupa di almeno un figlio".

La professoressa Alicia Grzekowiak, docente presso l'Università Cattolica di Lublino, in Polonia, ha ricordato che "la famiglia nei Paesi dell'Europa centrale e dell'Est è stata distrutta durante il comunismo e che lo Stato si appropriava delle sue funzioni". Dopo il crollo del comunismo, "le condizioni di vita sempre peggiori hanno contribuito a disgregare la famiglia".

"In Polonia nascono sempre meno figli", ha constatato la professoressa Grzekowiak, ed ha rivelato che nel suo Paese "il numero di aborti non è alto, perché l'aborto non è permesso per motivi personali o sociali".

Facendo un bilancio della situazione globale della famiglia in Europa, la professoressa Janne Haalan Matlary, dell'Università di Oslo, in Norvegia, ha riconosciuto che "esistono molte politiche familiari a livello nazionale, ma manca una vera e propria politica europea".

"Risulta difficile unificare le diverse linee programmatiche, perché tra i vari Paesi dell'Unione c'è un disaccordo su molti punti, primo fra tutti la questione dell'eterosessualità", ha spiegato facendo un'analisi della questione ai microfoni di "Radio Vaticana".

"Questo costituisce un problema serio, quindi è necessario stabilire innanzitutto cosa si intende per famiglia", ha concluso la professoressa.