Sinodo dei Vescovi: cambia la pastorale, ma non la dottrina

I cardinali Baldisseri, Erdő e Vingt-Trois e mons. Bruno Forte presentano in Sala Stampa vaticana l'Instrumentum laboris per l'assise di ottobre dedicata alla famiglia e alle sue sfide

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio, Luca Marcolivio | 780 hits

Prima di andare stand-by per la pausa estiva, la Chiesa universale si proietta all’evento fondamentale del prossimo autunno: il Sinodo dei Vescovi, in programma dal 5 al 19 ottobre, sul tema “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione". Oggi, nella Sala Stampa vaticana, la conferenza stampa di presentazione dell’Instrumentum laboris, presentato dai cardinali Lorenzo Baldisseri, Segretario generale del Sinodo; Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, Relatore Generale del Sinodo; André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, uno dei tre presidenti Delegati, e dall'arcivescovo Bruno Forte, segretario speciale dell’assemblea. Al tavolo, presenti anche due laici: i coniugi Franco Miano, ex presidente dell’Azione Cattolica italiana, e sua moglie Pina De Simone, che hanno offerto una testimonianza sulla loro esperienza di coppia e di famiglia alla luce della fede.

L’Instrumentum è frutto dell’inchiesta promossa dal Documento Preparatorio, che includeva un questionario costituito da 39 domande inviato lo scorso novembre alle Conferenze Episcopali. Il questionario ha suscitato “grande interesse” da parte della gente sui temi del Sinodo, ha evidenziato Baldisseri, insieme al notevole impegno che ha coinvolto la Segreteria Generale, il Consiglio di Segreteria e numerosi esperti e consultori, in diverse riunioni ed eventi. Tra questi, la diffusione della Preghiera del Papa per il Sinodo avvenuta contemporaneamente nelle tre Basiliche dedicate alla Sacra Famiglia (Nazaret, Loreto e Barcellona) e gli interventi del Segretario Generale in occasioni come celebrazioni, conferenze e simposi.

Il porporato ha poi illustrato le tre parti che compongono il testo: la prima dedicata al Vangelo della famiglia, la seconda che raccoglie i ‘temi caldi’, ovvero le sfide pastorali e le situazioni difficili in cui versano i nuclei familairi dovute a fattori economici, sociali e culturali; infine la terza parte incentrata sulle tematiche relative all’apertura alla vita e alla trasmissione ed educazione dei figli alla vita e alla fede.

I temi non compresi nel documento – ha informato Baldisseri - saranno invece trattati nell’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo del 2015 del 4-25 ottobre, che sarà “la terza tappa” del cammino di riflessione sulla famiglia, iniziato con il Concistoro del 20 febbraio, dedicata al tema "Gesù Cristo rivela il mistero e la vocazione della famiglia".

Pubblicato oggi, l’Instrumentum laboris è già stato distribuito ai membri dell’Assemblea affinché – ha sottolineato il cardinale -, durante il tempo che separa dall’assise, “possa essere studiato e valutato dalle rispettive Conferenze Episcopali”. Un tempo di riflessione “necessario”, questo, durante il quale i vescovi possono formulare le proprie riflessioni da presentare poi nel Sinodo, alla luce della “panoramica generale” offerta dall’Instrumentum, da confrontare poi con le realtà del proprio Paese.

Proprio dall’esperienza delle Chiese locali nell’ambito della pastorale familiare, si è snodato l’intervento del cardinale Erdő, che ha osservato come dalle risposte emerga una famiglia “soggetto attivo dell’evangelizzazione”. In particolare, sono due le prospettive che l’Instrumentum laboris offre sulla situazione della pastorale delle famiglie, secondo il porporato. La prima – ha affermato - si muove dalla “consapevolezza circa l’insegnamento di Cristo e della Chiesa sul matrimonio, e sulla vera realtà della famiglia secondo il disegno di Dio”. Laddove, infatti, “sembra incoraggiante” notare come "l’insegnamento della Bibbia soprattutto dei vangeli e le lettere paoline è oggi più conosciuto", appare “meno dettagliata” invece la conoscenza dei documenti del Magistero.

Oltre a tale dimensione conoscitiva, ha ricordato il cardinale, il documento preparatorio indagava poi l’accoglienza e l’accettazione "dell’ideale famigliare" da parte dei credenti. Tra questi, infatti, “esiste un’accettazione convinta”; tuttavia non sono pochi quelli che “rimangono critici o resistenti riguardo a certi aspetti del magistero ecclesiale”. Proprio il comportamento reale della gente è la seconda prospettiva valutata dal presidente della CCEE, da cui scaturisce dunque la riflessione sull’aspetto del lavoro pastorale. “In questa parte sono presentate le cosiddette situazioni critiche”, ha detto il cardinale, “in base alle risposte pervenute, l’elemento marcante a livello sociologico sembra essere il rifiuto più o meno generale delle istituzioni”.

Numerose regioni del mondo hanno inviato infatti attestazioni che la gente si sposa sempre di meno, anche solo civilmente. Un fenomeno riconducibile all’attuale diffuso contesto di individualismo e soggettivismo, ha osservato Erdő, per cui “le convivenze non istituzionalizzate” assumono il carattere di “preparazione al matrimonio o prova del matrimonio” e rappresentano “una forma di vita durevole”.

Ci sono poi le situazioni difficili su cui sembra si concentri tutta l’attenzione dell’opinione pubblica per questo Sinodo. Non solo le “numerose pressioni esterne a cui devono far fronte le famiglie come il lavoro dipendente dei due genitori (o il lavoro precario), il fenomeno migratorio, la povertà, il consumismo, le guerre…”, ma anche soprattutto il fatto che, in alcuni paesi, si parla di una "sofferenza causata dal non ricevere i sacramenti" da parte di divorziati risposati civilmente.

"Che cosa chiedono i divorziati risposati alla Chiesa?" pare essere la domanda cruciale dell’assise di ottobre. “La risposta più frequente – ha evidenziato l’arcivescovo di Budapest - è che essi non chiedono nulla, perché o non sanno che non possono partecipare ai sacramenti o si sono mostrati indifferenti sia prima che dopo il matrimonio civile invalido dal punto di vista ecclesiale”. “Esiste un’esperienza speciale – ha aggiunto - che riguarda persone, che pur essendo state cattoliche battezzate, non si erano mai occupate realmente della loro fede e che soltanto dopo un matrimonio canonico, un successivo divorzio e un altro matrimonio civile cominciano ad arrivare alla fede personale, grazie alla testimonianza di amici, di famiglie cattoliche credenti ecc”.

Queste persone, ora, “scoprono alla luce della loro fede ‘ritrovata’ che la loro attuale condizione matrimoniale presenta dei problemi nella loro vita ecclesiale”. “Il loro approccio non è rivendicativo – ha precisato Erdő - ma somiglia molto a quello di quanti procedono sul cammino della conversione”. Un cammino “pieno di gioie e dolori”, che però “può e deve essere aiutato dalla comunità dei fedeli”.

Lo stesso auspicio lo ha espresso il cardinale Vingt-Trois che, nel suo intervento, ha invocato un aiuto da parte di gruppi e movimenti nell’azione pastorale, specie nella preparazione al matrimonio, proponendo anche che le realtà ecclesiali collaborino non solo nella parrocchie, ma anche nei comuni o dove le persone non chiedono una preparazione cristiana al sacramento.

Obiettivo del Sinodo, ha rimarcato l’arcivescovo di Parigi, è di far emergere l’esperienza vissuta nella fede dalle famiglie di fronte alle difficoltà; quindi non solo “il lavoro di un clero celibatario, ma di persone concrete”. Il porporato francese ha poi rimarcato l’importanza di un accompagnamento “positivo, stimolante e curativo” per chi soffre per “gli incidenti” del matrimonio. Le madri singole, anzitutto, categorie dal “grande coraggio”, di cui però ci si occupa poco, come pure le persone abbandonate e divorziate che "rimangono nell’ombra", dal momento che i riflettori si concentrano sui divorziati risposati, mentre ci sono persone che sono volute rimanere fedeli al primo impegno”. Allora, “non bisogna che certe problematiche vissute da chiese occidentali prendano tutta l’attenzione - ha chiosato Ving-Trois - Questo è un Sinodo universale”.

Secondo monsignor Bruno Forte, vescovo di Chieti-Vasto e segretario speciale del prossimo Sinodo, ciò che caratterizza in maniera rilevante l’Instrumentum laboris, è “l’aderenza alla realtà in tutta la sua varietà e complessità e, di conseguenza, il rigore e l’onestà nel non chiudere gli occhi di fronte ad alcun problema, per quanto inquietante o scomodo esso possa sembrare”.

Per l'arcivescovo di Chieti-Vasto, l’immagine di Chiesa che risulta dal documento e che il Sinodo sulla famiglia è chiamato a mostrare “nel vivo delle scelte pastorali da compiere”, è quella della “Madre impegnata a generare, accompagnare e sostenere tutti i figli di Dio, nessuno escluso”. Abbiamo così di fronte una Chiesa “non auto-referenziale”, ma ‘in uscita’, al servizio di tutto l’uomo in ogni uomo, per la salvezza di ogni creatura e proprio così protesa a celebrare la gloria di Dio”, ha quindi concluso il presule.