Siria: crisi idrica ad Aleppo

A causa della guerra sono stati sospesi i rifornimenti d'acqua e di cibo verso la città

Roma, (Zenit.org) Anita Bourdin | 293 hits

Nella città di Aleppo, a 300 km a Nord di Damasco, da più di una settimana, è stata tagliata la fornitura dell’acqua. La centrale è stata occupata e gli abitanti si stanno avvelenando, bevendo acqua inquinata. Una fonte che preferisce mantenere l’anonimato, ha lanciato l’allarme a ZENIT.

Gli abitanti iniziano a “disperarsi”: nulla con cui potersi lavare e, soprattutto, nulla da bere. Il prezzo delle bottiglie d’acqua confezionate è schizzato alle stelle.

Il governo ha chiesto alle moschee e alle chiese che abbiano a disposizione dei pozzi, di effettuare distribuzione d’acqua gratuita. Le code non finiscono mai, con magri risultati.

Gli ospedali sono sovraccarichi di persone ammalatesi per l’acqua inquinata: la situazione è “drammatica”.

Coloro che beneficiano di pozzi artesiani hanno ridotto il loro consumo al minimo, per solidarietà, perché i pozzi, dopo più di un anno di siccità, anch’essa drammatica, non sono inesauribili, e perché i motori che pompano l’acqua devono essere ricalibrati.

A Pasqua la situazione è ancora peggiorata, con violenti scontri in particolare nel quartiere universitario. Le strade sono state interrotte all’ingresso della città, impedendo anche l’arrivo delle derrate alimentari. I prezzi sono lievitati, lasciando i poveri “sempre più sconvolti”. Le interruzioni delle forniture di elettricità sono riprese, talora per più giorni, come al momento del Triduo Pasquale.

La medesima fonte ha tuttavia anche descritto la solidarietà degli abitanti nell’accoglienza delle famiglie di rifugiati e riporta di “testimonianze di fede, di perdono, in modo discreto ma efficace, che dimostrano la carità che anima infiniti cuori”.

Il Giovedì Santo è stato “assai violento nei quartieri cristiani di Aleppo e delle celebrazioni sono state soppresse” ma gli altri giorni sono stati “assai calmi e le folle sono state confinate dentro le chiese”.

Quello di Franz van der Lugt, il gesuita di origine olandese, assassinato a Homs lo scorso 7 aprile, “resta per tutti un bell’esempio”, ha dichiarato la medesima fonte: “fino all’ultimo, padre Franz ha voluto essere un testimone di pace e di riconciliazione: possa il suo sacrificio, assieme a quello di innumerevoli persone, conosciute o sconosciute, che offrono la vita per il loro paese, donare infine, unito al Sacrificio Redentore di Cristo, frutti di pace e di vita per la cara Siria”.

[Traduzione dal francese a cura di Luca Marcolivio]