Siria, la preoccupazione dei vescovi europei

"I cristiani moltiplichino il loro impegno di preghiera per la pace in quella regione"

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SAN GALLO, giovedì, 19 luglio 2012 (ZENIT.org) - “Da mesi la Chiesa e tuttala comunità internazionale guardano con grande apprensione e profonda tristezza l'escalation di violenza in Siria, dove le armi sembrano aver sostituito il dialogo”.

Con queste parole il presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa, il cardinale Peter Erdo, ha commentato il precipitare degli eventi nel paese mediorientale, in una nota co-firmata con i due vice-presidenti del CCEE, il cardinale Angelo Bagnasco e l’arcivescovo mons. Jozef Michalik.

“Speriamo – aggiungono i presuli - che le autorità del Paese, la popolazione e tutti i credenti, di qualunque religione essi siano, guardino a Dio e trovino il cammino che faccia cessare tutte le ostilità, deporre le armi e intraprendere la via del dialogo, della riconciliazione e della pace”.

Per i cardinali Erdo e Bangasco e per monsignor Michalik “questo conflitto non può che portare con sé inevitabilmente lutti, distruzioni e gravi conseguenze per il nobile popolo siriano. La guerra è una via senza uscita. La felicità non può che essere raggiunta insieme, mai nella prevaricazione degli uni contro gli altri”.

“I prossimi giorni - prosegue la nota - possono essere decisivi per gli esiti di questa crisi”, pertanto i cristiani d’Europa dovranno “moltiplicare il loro impegno di preghiera per la pace in quella regione”, perché si arrivi ad una “possibile una soluzione alla crisi, leale e costruttiva, rispettosa degli interessi di ognuno”.

Perché ciò avvenga, “è necessario trovare di nuovo lo spazio per un dialogo di pace; non è mai troppo tardi per comprendersi, per negoziare e costruire insieme un futuro comune”.

“Siamo certi che – conclude la nota del CCEE - con l’aiuto di Dio, il buon senso può prevalere e recare una convivenza pacifica nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà e nel rispetto di tutte le minoranze, in particolare dei cristiani del Paese".