Siria: «Ora tocca a noi soffrire e morire»

ACS invia nuovi aiuti a Damasco, che era stata risparmiata nei primi 16 mesi di violenze

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ROMA, venerdì, 27 luglio 2012 (ZENIT.org).- «La Siria è la culla del cristianesimo: San Paolo a Damasco, Antiochia, San Simeone Stilita, San Marone. Noi cristiani abbiamo contribuito alla civilizzazione del Paese con scuole e ospedali, introdotto le fabbriche e il commercio, salvaguardato la lingua araba durante l’occupazione ottomana. Non possiamo abbandonare la nostra terra».

Un membro dell’episcopato siriano invita i suoi fedeli a resistere nonostante le enormi difficoltà. E’ solo l’ultima di tante testimonianze - che preferiscono mantenere l’anonimato - giunte ad Aiuto alla Chiesa che Soffre dal martoriato Paese mediorientale. Voci che arrivano numerose anche da Damasco, dove la situazione si fa ogni giorno più drammatica.

L’arcivescovo maronita della città, monsignor Samir Nassar, ha chiesto alla Fondazione pontificia di aiutare la sua comunità. «Damasco è stata risparmiata nei primi 16 mesi di violenze – scrive il presule in una lettera - ora tocca a noi soffrire e morire». ACS ha già inviato 20mila euro come aiuto iniziale a dodici sacerdoti e 107 famiglie di rifugiati.

«Per la prima volta in vita mia – racconta un sacerdote della capitale – domenica ho celebrato la messa ascoltando il suono degli spari e delle esplosioni». I cristiani che «osano venire in Chiesa per trovare un po’ di coraggio nella Parola di Dio» sono ormai pochissimi.

«Il rumore delle bombe è incessante – continua la fonte – e la notte è impossibile dormire». Di giorno la temperatura sfiora i 55°C e le interruzioni di corrente sono molto frequenti. «Damasco è tagliata fuori dal resto del Paese. Siamo a corto di viveri, verdure, pane, gas e carburante».

La capitale non è l’unica a soffrire la miseria. Nella relativamente tranquilla regione di Wadi al-Nasara – in arabo «valle dei cristiani» - vicino al villaggio di Marmarita, i rifugiati aumentano di giorno in giorno. Provengono in maggioranza dalle regioni di Homs, Ksair e Hosn. Al momento sono più di 2400 famiglie, almeno 500 in grave difficoltà. «E’ in atto una guerra civile – dice ad ACS un sacerdote – ma malgrado tutto continuiamo il nostro apostolato, siamo vicini ai fedeli e, per quanto possiamo, li aiutiamo economicamente».

Fonti locali riferiscono che il costo della vita in Siria è aumentato del 200%. Moltissimi rifugiati hanno lasciato la loro casa durante gli attacchi, senza portare niente con loro. «Dobbiamo dare loro un tetto, viveri e vestiti. La Caritas fa ciò che può, ma le esigenze sono sempre più numerose».

Aiuto alla Chiesa che Soffre ha donato alla Chiesa siriana – sostenuta nel 2011 con 330mila euro - un contributo straordinario di 130mila euro devoluto a Caritas Siria e alle famiglie cristiane di Homs. Grazie agli 80mila euro ricevuti, 500 famiglie rifugiatesi nella «valle dei cristiani» avranno viveri per circa sei mesi. La Fondazione ha promesso ulteriori aiuti ed ha invitato i suoi 600mila benefattori in tutto il mondo a pregare per la pace in Siria.

«Per favore pregate per noi – chiede il sacerdote di Damasco - pregate per il nostro presente ed il nostro futuro. Pregate perché cessino le violenze e perché qualcuno salvi chi potrà ancora essere salvato».