“Solo chi possiede un’identità è in grado di dialogare correttamente”

Intervista al giornalista Aldo Maria Valli sul libro “Gli occhi dell’altro”

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ROMA, martedì, 7 novembre 2006 (ZENIT.org).- Il dialogo interreligioso è un “dovere”. Lo spiega il giornalista della RAI Aldo Maria Valli nel libro “Gli occhi dell’altro. Il dovere del dialogo ricordando Giovanni Paolo II”.


 
Il libro, edito dalle Paoline (www.paoline.it), ha la prefazione di Giulio Albanese, giornalista e missionario.
 
Aldo Maria Valli, 48 anni, è giornalista professionista dal 1986. Ha lavorato per il quotidiano Avvenire e ha seguito Giovanni Paolo II in più di trenta viaggi internazionali. Dal 1995 lavoro alla RAI dove ricopre gli incarichi di vaticanista e capo della redazione Esteri.
 
ZENIT l’ha intervistato a proposito del suo nuovo libro.
 
La religione non è un pretesto per i conflitti. Lo diceva Giovanni Paolo II e ora lo ripete Benedetto XVI. Ma se guardiamo il mondo potremmo pensare diversamente…
 
Valli: Purtroppo la realtà attuale è proprio il contrario di quella chiesta da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, il che però non fa che rendere ancora più importanti le loro parole.
 
Una volta a Gerusalemme il Cardinale Carlo Maria Martini mi ha detto: quando una religione, qualunque sia, incita all’intolleranza, all’odio e alla violenza, lì non c’è un Dio che parla ma ci sono uomini che utilizzano un messaggio religioso per i loro fini perversi.
 
Tocca a tutti i credenti - ebrei, cristiani, musulmani - denunciare queste strumentalizzazioni e dire qual è il vero messaggio della fede. Ogni silenzio equivale ad un atto di complicità con i fomentatori dell’odio.
 
Lei scrive che “con gli occhi dell’altro si può vedere di più e meglio”. Che cosa si vede?
 
Valli: Intanto si vede che non siamo soli, che nessuno di noi può mettersi al centro del mondo pensando di dettar legge.
 
Il nostro è un mondo di relazioni, e la relazione insegna il senso del limite e il rispetto dell’altro. E’ soprattutto un lavoro educativo, che andrebbe fatto sui bambini fin da molto piccoli.
 
In campo culturale e religioso non vuol dire rinunciare alla propria identità, anzi. E’ molto significativo che un grande paladino del dialogo come Giovanni Paolo II sia stato anche un deciso difensore dell’identità cristiana.
 
Come dico nel libro, solo chi possiede un’identità è in grado di dialogare correttamente e di apprezzare il valore della differenza. Al contrario, il violento spesso è tale proprio perché non possiede un’identità e pensa di poter riempire il proprio vuoto interiore attaccando gli altri.
 
ìIl dialogo non è un’utopia ma l’unica soluzione per vivere in pace. Ma non sembra che l’umanità l’abbia capito…
 
Valli: Noi cristiani siamo abituati a vivere in un mondo che sembra procedere su strade completamente diverse da quelle indicate da Gesù. Lui stesso fece questa esperienza di solitudine e di incomprensione. Ma non c’è scelta. Il dialogo è l’unica via disponibile se non vogliamo cadere nello scontro di civiltà. Nelle nostre società ormai il problema è concreto, non solo teorico. Sempre più spesso ci troviamo fisicamente accanto all’altro, al diverso da me, all’uomo o alla donna che appartiene a un’altra cultura e a un’altra religione. Dobbiamo imparare la bellezza e la ricchezza della differenza, ovviamente all’interno di alcune regole comuni.
 
Nel libro lei parla di “idee cattive” propagate da alcuni cristiani sulle altre religioni…
 
Valli: Non lo fanno solo i cristiani. In tutte le religioni ci sono persone, animate dalla volontà non di conoscenza e dialogo ma di sopraffazione, che diffondono falsità circa le religioni degli altri. Ma quando parlo di idee cattive penso anche a quelle che noi occidentali abbiamo diffuso e continuiamo a diffondere in tutto il mondo. Nel libro cito gli studiosi Buruma e Margalit, secondo i quali il fanatismo religioso orientale e il razionalismo europeo sono due estremi pericolosamente intrecciati. Il tiranno asiatico che stermina milioni di persone spesso applica principi e metodi nati qui da noi, in Europa. Non si può giudicare la storia in termini manichei, mettendo tutto il buono da una parte e tutto il male dall’altra. Le contaminazioni ci sono sempre state. Allora cerchiamo di contaminarci nel bene!
 
La Chiesa cattolica ha un impegno forte e deciso nel dialogo interculturale e interreligioso. Come lo si avverte?
 
Valli: Lo si avverte su un duplice piano: nelle grandi iniziative ma anche nella vita di tutti i giorni. Sul primo fronte basta ricordare l’impegno diplomatico della Santa Sede (che è sempre per la pace fondata sulla giustizia) e gli incontri (penso per esempio a quelli promossi ogni anno dalla Comunità di Sant’Egidio) in cui i rappresentanti delle diverse religioni hanno l’opportunità di conoscersi e di parlarsi facendo nascere vere e proprie amicizie. Quanto alla vita di tutti i giorni, basta ricordare l’impegno della Chiesa per i più poveri, che sono spesso immigrati appartenenti a culture e religioni diverse. E’ un discorso che riguarda anche l’ecumenismo. Conosco un sacerdote romano che ha messo a disposizione la sua parrocchia per la comunità ortodossa del quartiere, molto cresciuta in seguito all’arrivo di numerosi rumeni. Oggi l’ecumenismo si fa soprattutto sul terreno della solidarietà.