Solo dalla verità storica può nascere il pentimento della Chiesa, afferma il Papa

Nella Lettera per la presentazione degli Atti del Simposio Internazionale "L’inquisizione"

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 15 giugno 2004 (ZENIT.org).- Giovanni Paolo II ha ribadito questo martedì l’importanza della ricerca storica affinchè la Chiesa possa purificare la memoria dei peccati dei suoi figli, in particolare, per quanto riguarda l’Inquisizione e le sue conseguenze.



Questo è quanto ha spiegato il Santo Padre in una Lettera inviata al Card. Roger Etchegaray, già Presidente del Comitato per il Grande Giubileo dell’Anno 2000, in occasione della pubblicazione degli Atti del Simposio Internazionale "L’inquisizione".

E’ giusto, che “la Chiesa si faccia carico con più viva consapevolezza del peccato dei suoi figli nel ricordo di tutte quelle circostanze in cui, nell’arco della storia, essi si sono allontanati dallo spirito di Cristo e del suo Vangelo”, afferma la missiva papale letta dal cardinale francese, nella Sala Stampa vaticana, all’inizio della conferenza di presentazione del volume.

Giovanni Paolo II aveva chiesto alla Commissione Storico-Teologica del Comitato per il Grande Giubileo dell’Anno 2000 la celebrazione di un congresso incentrato sull’Inquisizione con l’obiettivo di preparare la Giornata del Perdono dell’anno santo (12 marzo 2000), nella quale il Pontefice ha chiesto perdono per gli errori commessi dalla Chiesa nel suo “servizio alla verità” attraverso il ricorso a vere “forme di antitestimonianza e di scandalo".

Ma "la verità non si impone che in forza della stessa verità, la quale penetra nelle menti soavemente e insieme con vigore", ha affermato il Pontefice citando una frase emblematica contenuta nella dichiarazione del Concilio Vaticano II sulla libertà religiosa Dignitatis humanae (n.1).

Ed è per questo che “prima di chiedere perdono, è necessario avere una conoscenza esatta dei fatti e collocare le mancanze rispetto alle esigenze evangeliche là dove esse effettivamente si trovano”, ha tenuto a precisare il Pontefice.

“Una distinzione guiderà la riflessione critica dei teologi” e sarà la distinzione tra “l’autentico sensus fidei” e “la mentalità dominante in una determinata epoca, che può aver pesato sulla loro opinione”.

“E’ al sensus fidei che occorre domandare i criteri di un giudizio equo sul passato della vita della Chiesa”, è questa coscienza di fede, dono di sapiente veggenza proprio del “Popolo di Dio”, così come di tutti i credenti “che partecipano dell’ “ufficio profetico di Cristo” (cfr. Lumen Gentium, § 12) e godono dell'infallibilità della Chiesa, a dover guidare nelle scelte concrete.

E “proprio perché col progresso del tempo la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, percepisce con una coscienza sempre più viva quali siano le esigenze della sua conformità allo Sposo, un tale discernimento è possibile”, ha poi concluso Giovanni Paolo II.

Il libro, di 783 pagine, raccoglie gli interventi nelle differenti lingue in cui furono pronunciati nel corso del congresso a cui presero parte numerosi storici, di diverse confessioni religiose, “la cui competenza scientifica è universalmente riconosciuta”.