Sono due, ma una sola carne

Speciale Life Day [3/5]

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ROMA, domenica, 20 maggio 2012 (ZENIT.org).- Pubblichiamo l'intervento al Life Day del rappresentante del Cammino Neocatecumenale, Giovanni Stirati, il quale propone di ripristinare il linguaggio del corpo nella reciproca donazione.

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Insieme a mia moglie Annamaria, come rappresentanti del Cammino Neocatecumenale, portiamo il saluto e la solidarietà di Kiko Arguelo, Carmen Hernandez e padre Mario Pezzi, equipe responsabile del Cammino Neocatecumenale a livello mondiale.

Sosteniamo pienamente il Life Day, iniziativa del Movimento per la Vita.

Nostro compito è sempre stato quello di difendere la vita attraverso l’evangelizzazione e la formazione di piccole comunità cristiane nelle parrocchie dei cinque continenti.

L’evangelizzazione si è sempre svolta educando all’apertura alla vita, alla luce delle encicliche Humanae Vitae, Veritatis Splendor, Evangelium Vitae e dell’esortazione apostolica Familiaris Consortio.

Abbiamo sempre ritenuto che la vita andasse difesa dal suo inizio, il momento del concepimento, sino alla sua fine naturale. In particolare, abbiamo sempre difeso la vita nascente, anche se non prevista o desiderata, e tutte le forme di vita più povere e sofferenti (gravidanze a rischio, malattie fetali).

Ora perché la famiglia possa ritornare ad essere formatrice di valori umani e cristiani, è indispensabile che essa sia nuovamente evangelizzata. Dopo il primo annuncio del Kerigma, cioè l’annuncio di Gesù cristo morto e risorto, che risana esistenzialmente, è infatti necessario un cammino che favorisca un risanamento della vita morale.

Aiutare la coppia in difficoltà nel matrimonio significa soprattutto annunciare di nuovo ai coniugi la verità e la forza del sacramento, perché siano aiutati a celebrare in sincerità l’atto sessuale.

Ha detto a questo proposito Govanni Paolo II in un memorabile discorso “A quale uomo parliamo? All’uomo che sta ancora sotto il potere del peccato o all’uomo redento di Gesù Cristo?”.

Recuperare la pienezza del sacramento significa recuperare Cristo che si dona alla sua Chiesa e la Chiesa che si dona a Cristo.

Sono due, ma una sola carne. Ricongiungendo l’atto unitivo con quello procreativo, viene ripristinato il linguaggio del corpo nella reciproca donazione.

I coniugi sono di nuovo collaboratori di Dio per la possibilità della nuova vita.

In tal modo ricevono la pienezza della grazia sacramentale, insieme alla forza per sostenere le difficoltà della vita coniugale e dell’educazione dei figli.

Il neocatecumenato, vissuto in piccole comunità, rappresenta quindi un itinerario catecumenale post-battesimale che permette di riscoprire e vivere ciò che significa essere cristiani con fede adulta.

Rinnoviamo il nostro augurio e il nostro approccio per la felice riuscita di questa importante iniziativa del Movimento per la Vita.